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Il Polo Universitario aretino: un possibile (necessario?) volano per lo sviluppo del territorio

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Il Polo Universitario aretino: un possibile (necessario?) volano per lo sviluppo del territorio

 

 

Il Presidente Tricca ha indicato tra le priorità dell’azione della Camera di Commercio lo sviluppo delle attività del Polo Universitario Aretino. La cosa non può che farmi piacere, visto che da quasi un anno sono il presidente del Consiglio di amministrazione di questa Società consortile,  e quindi desidero far conoscere ai lettori, almeno in sintesi, gli obiettivi che si potrebbero raggiungere tutti assieme se questi sono condivisi e se siamo coesi. Una cosa, infatti, che ho constatato in questi anni di mio impegno per Arezzo, e che è confermata da quanto ha detto Tricca, è che si discute molto anche per piccole differenze di visioni o opinioni, e questo è positivo, ma poi - mi si permetta di dirlo - non si trovano la sintesi e la coesione necessarie per decidere rapidamente e sviluppare le azioni.

Dal 2011 si discute della necessità di rivitalizzare l’attività del Polo Universitario Aretino, dopo che l’Università di Siena ha dovuto sospendere l’attivazione delle  lauree triennali in Economia e gestione delle PMI e in Ingegneria dell’automazione, certamente molto valide ed utili per il territorio.

Sono emerse subito due linee di azioni da perseguire, in relazione agli interessi di formazione degli studenti e alle esigenze delle istituzioni e imprese del territorio.

In primo luogo, in una città e provincia (e suoi sistemi economici locali) dove non ci sono sedi universitarie con offerta formativa sufficientemente diversificata, e dove le infrastrutture di trasporto non consentono spostamenti rapidi, è necessario sviluppare i servizi di orientamento e di stage ed inserimento nel lavoro per tutti i maturi delle scuole secondarie superiori (circa 2.600 all’anno) e per tutti gli studenti universitari (circa 8.500), indipendentemente dall’università che hanno intenzione di frequentare o frequentano.

Questo è un passaggio indispensabile, poiché, come è noto e come è emerso dal Rapporto dell’Istat di questi giorni, i giovani che non studiano e non lavorano sono un grande problema del nostro Paese, ora acuito anche dal periodo di crisi, ed è ancor più grande per il nostro territorio, dove la percentuale di maturi che si iscrivono all’università è di quasi il 10% inferiore alla media nazionale.

E’ invece possibile, con la collaborazione delle Scuole e con azioni mirate sul territorio (anche nelle vallate), “aiutare” i giovani e le loro famiglie a fare scelte universitarie adeguate, in modo da sviluppare il capitale umano secondo i loro desideri, ma anche nell’interesse del territorio. Inoltre, con la collaborazione delle Istituzioni, delle Associazioni di categoria e delle singole Imprese, è possibile offrire agli studenti universitari e ai laureandi - che sono interessati ad ottenere un lavoro a livello locale e a contribuire allo sviluppo del proprio territorio - stage e tirocini curricolari diciamo “in casa”. Si aiutano così anche  le imprese, le istituzioni e gli ordini professionali ad avere la possibilità di trovare più facilmente i maturi e i laureati adeguati ai loro fabbisogni.

L’evento “Suola-Università-Lavoro” svoltosi il 22 marzo scorso, organizzato dal Polo assieme dalla Camera di Commercio che l’ha finanziato, ha visto la partecipazione di oltre  900 studenti e 40 imprese e organizzazioni e ha dimostrato ampiamente come questi problemi siano sentiti, ma anche come si possano affrontare.

In secondo luogo, è chiaro che, in relazione agli elevati costi e alle norme vigenti, è impraticabile qualsiasi nuova attivazione di Corsi di laurea di tipo tradizionale ad Arezzo. L’unica iniziativa è quella, come vado dicendo da tempo, di attivare corsi triennali in modalità telematica e/o teledidattica, iniziativa che si può implementare in tempi brevi e soddisfare le richieste di immatricolazione già da settembre-ottobre di quest’anno. Ciò può essere certamente fatto per le lauree in Economia e gestione delle imprese (anche con eventuali indirizzi: per esempio nel campo turistico) e in Ingegneria. Questi tipi di offerta formativa - se si assicura la loro qualità e si innova la loro fruizione (ad esempio creando ad Arezzo o sul territorio un polo tecnologico dove si organizzano classi di studenti che seguono le lezioni e sono seguiti da docenti-tutors) possono dare risultati molto positivi per la preparazione di medi e buoni laureati, con costi abbastanza contenuti anche per le famiglie. Senza dimenticare che tale tipo di formazione è molto sviluppata in altri paesi (Usa, Inghilterra, Spagna, ecc.) anche perché consente di arrivare nelle case degli studenti, avvantaggiandoli nella loro preparazione, ed è flessibile, cioè consente di aggiornare il contenuto del’offerta formativa in relazione alle nuove esigenze.

Per implementare le azioni suddette occorre investire, non grandi cifre, ma investire e le Istituzioni, le Organizzazioni di categoria e le Imprese devono se condividono il progetto attribuire i fondi necessari al Polo Universitario Aretino.

E’ dal novembre dello scorso anno che cerchiamo di concretizzare la firma di un protocollo di intesa per iniziare tutte le attività previste, con il sostegno pieno della Camera di Commercio che è d’accordo sul progetto e che, ovviamente, desidero ringraziare sinceramente.

Tutti, comunque, dichiarano di condividere il progetto, ma ancora non siamo riusciti a firmare il protocollo e a garantire i fondi per lo sviluppo delle attività del Polo. Sono fiducioso, ma non vorrei che la mancanza di coesione tra i vari attori impedisse di sviluppare idee e attività indispensabili per lo sviluppo economico e sociale del nostro territorio.

 

Arezzo, 24.5.2013

 

Luigi Biggeri

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