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50 MOTIVI PER CONCLUDERE IL NOSTRO VIAGGIO

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50 MOTIVI PER CONCLUDERE IL NOSTRO VIAGGIO

Attoniti pubblichiamo. Ma poco convinti della scelta, che tuttavia rimane una scelta. Speriamo solo che non sia una scelta definitiva. Se così sarà, Arezzo perderà qualcosa di importante. Molto importante.

 

 

 

 

I twitter al cubo del Giardino delle IDEE

ovvero 140 carattere di twitter ci stanno un stretti e allora ce ne prendiamo 420 - spazi inclusi - per spiegare perché Il Giardino delle IDEE finisce qui

@ilgiardinodelleidee on twitter

Andiamo via perché così può bastare, perché vogliamo dimenticare tutto quello che non abbiamo visto ma anche ricordare tutto quello che abbiamo visto. Andiamo via perché non vogliamo chiederci più che cosa c’è sotto perché sicuramente c’è qualcosa sotto. Andiamo via perché nei giardini fioriscono le rose e perché, se non li curi, nei giardini potrebbero anche non fiorire le rose. Andiamo via perché non se ne può più.

@ilgiardinodelleidee on twitter

Andiamo via perché 131 ospiti possono bastare e perché il volontariato culturale si può fare ma non per sempre. Andiamo via perché preferiamo i weekend dove ci si può annoiare e perché deve essere bellissimo tornare da spettatori. Andiamo via perché dobbiamo lasciare la sala libera. Andiamo via perché non ci piace voltarci dall’altra parte e vogliamo scoprire chi è stato. Andiamo via perché forse non ci ricapita più.

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Andiamo via perché questa è la città che ha inventato il me ne frego. Andiamo via perché vogliamo ammazzarci di carboidrati. Andiamo via perché stanno chiudendo tanti negozi del centro ma vogliamo guardare con ottimismo al futuro uno qualsiasi. Andiamo via perché spesso non basta avere una buona idea per essere ascoltati. Andiamo via perché a un certo punto dobbiamo prendere una decisione. Andiamo via perché fa caldo.

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Andiamo via perché Massimo Cirri di Caterpillar, Claudio Sabelli Fioretti di Un Giorno da Pecora e Marco Presta del Ruggito del Coniglio sono già venuti. Andiamo via perché abbiamo trascorso un weekend bellissimo con Margherita Hack. Andiamo via perché Raffaele Cantone, Pier Luigi Vigna e Pietro Grasso ci hanno insegnato molto. Andiamo via perché abbiamo trascorso due giorni in agosto meravigliosi con Stefano Rodotà.

@ilgiardinodelleidee on twitter

Andiamo via perché in casa non abbiamo ancora il decoder per il digitale terrestre. Andiamo via perché vogliamo iniziare a utilizzare i verbi al futuro, non al passato. Andiamo via perché stanno tornando i moderati. Andiamo via perché non vogliamo sapere più niente di destra e di sinistra. Andiamo via perché tanto votiamo sempre i soliti delinquenti e ladri. Andiamo via perché la notizia del giorno non è una notizia.

@ilgiardinodelleidee on twitter

Andiamo via perché non possiamo più sentire non c’è mai posto e io l’ho ascoltata senza interromperla adesso lasci parlare me. Andiamo via perché qualcuno ha bisogno di essere accompagnato fuori. Andiamo via perché è vergognoso che dobbiamo arrivare mezz’ora prima per trovare un posto a sedere. Andiamo via perché non entrate mai in profondità delle tematiche, i vostri incontri sembrano la trasmissione di Fabio Fazio 

@ilgiardinodelleidee on twitter

Andiamo via perché a noi piacerebbe essere davvero come la trasmissione di Fabio Fazio. Andiamo via perché quello che vorremmo fare, qui non è possibile farlo. Andiamo via perché al Giardino non si fa cultura solo costume. Andiamo via perché ad Arezzo non c’è il mare. Andiamo via perché abbiamo un biglietto del treno che vorremmo finalmente utilizzare. Andiamo via perché fa freddo, e perché ci piace tanto Radio Wave.

@ilgiardinodelleidee on twitter

Andiamo via perché non siamo un Festival. Andiamo via per ripensare i nostri progetti, che sono ancora tanti. Andiamo via perché stiamo ancora cercando un motivo per non andare via. Andiamo via perché ci piacerebbe restare, ma poi se restiamo. Andiamo via perché nessuno si accorgerà che siamo andati via. Andiamo via perché sia felici così. Andiamo via perché non ce l’abbiamo con nessuno. Andiamo via per dirvi grazie.

@gabriele on twitter

Tutta la nostra vita, anche se facciamo del nostro peggio per dimenticarlo, è un’occasione senza possibilità di replica, che sovente sprechiamo. Ma almeno, questo alcuni di noi possono dirlo, abbiamo vissuto e sprecato. A un certo punto abbiamo smesso di credere e ci siamo accomodati in platea ad assistere alla vita. O peggio non abbiamo continuato a giocare e rischiare e non siamo stati chiamati folli. Non ci sono altri modi di guardare alle cose: la vita è una sentenza. Quel che non siamo stati non potevamo essere. Ogni altra considerazione è un alibi, uno sfregio alla logica e soprattutto una perdita di tempo. Le soluzioni non si trovano mai nel passato ma nel futuro.

 

 

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