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Il racconto intimo di Pupi Avati conquista il pubblico del Giardino delle IDEE

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Il racconto intimo di Pupi Avati conquista il pubblico del Giardino delle IDEE

 

Sala delle Muse gremita in ogni angolo, molte persone sedute per terra e in piedi, domenica 24 marzo al Giardino delle IDEE in occasione dell’incontro con il regista PUPI AVATI per la presentazione del libro “La grande invenzione”.

Giuseppe Avati in arte Pupi è uno dei più amati registi del cinema italiano.

Quarant'anni al servizio del cinema, anni che hanno trasformato Pupi Avati in un vero e proprio.

E il pubblico del Giardino delle IDEE si è presentato fin dalle prime ore del pomeriggio per avere una chance di trovare un posto a sedere.

“Ho passato la vita intera a girare film che mi restituissero pezzetti del mio passato – ha esordito Pupi Avati leggendo dal libro - il cinema serviva per rivivere le cose una seconda volta. Quelle belle per poterle gustare di nuovo. Quelle brutte, per cambiar loro il finale”. 

“Il mio sogno era diventare un grande clarinettista jazz – ha continuato sorridendo - ma un giorno nella nostra orchestra arrivò Lucio Dalla. All'inizio non mi preoccupai più di tanto, perché mi pareva un musicista modestissimo. E invece poi ha manifestato una duttilità, una predisposizione, una genialità del tutto impreviste: mi ha tacitato, zittito, messo all'angolo. Io a un certo punto ho anche pensato di ucciderlo, buttandolo giù dalla Sagrada Familia di Barcellona, perché si era messo in mezzo tra me e il mio sogno”.

Il viaggio di Pupi Avati è stato un viaggio solitario, l'avventura di un dissidente ostinato.

“Mi sono volutamente messo nella condizione di vivere ai margini – ha continuato -  ho remato contro. Ho manifestato senza timori il mio essere alternativo. Sono andato sempre a lavorare sul set con la cravatta, come Fellini e Mario Monicelli”.

Il pubblico applaude a più riprese, ascoltando in silenzio il racconto di un abile narratore.

“Voglio dire che più che il futuro sono stato attratto dalla tradizione – ha ribadito Avati - un curioso osservatore. Come mi diceva Furio Scarpelli ero innovativo, proprio perché antiquato. Aveva ragione. Non ho mai rincorso le mode. E tutto sommato è andata bene. Ho lavorato tanto. Ma alla mia famiglia ho fatto pagare un prezzo altissimo. Il mio egocentrismo, la mia somma presunzione li hanno dovuti scontare mia moglie e i miei figli. Un mio insuccesso è stato un loro insuccesso”.

Pupi Avati racconta con gentilezza, con quella dose di ironia che soltanto i bolognesi hanno.

"Ripenso a quando iniziai la mia carriera con grande malinconia – ricorda - io e i miei amici volevamo fare cinema a tutti i costi, spedimmo centinaia di lettere e proposte a registi, sceneggiatori, produttori. Solo uno ci rispose, era Ennio Flaiano: Non scrivetemi più scrisse”.

Pupi Avati è la combinazione della cassaforte che custodisce/separa i racconti da coloro che li attendono.

Il passo più bello di questo tango nei ricordi, è che molte di queste storie, l’avatiano doc le conosce già, e che ogni volta, ascoltandole, risultano nuove.

“Chiedimi perché faccio cinema” chiede rivolgendosi a Barbara Bianconi.

“La risposta, ha un nome e cognome. C’è una tale Rita Donzelli in sala?”  domanda Avati prima di raccontare la storia di un giovane impaurito che invita la più bella ragazza della sua città ad un concerto jazz molto importante.

Compra due biglietti di seconda file per lei, si lava per una settimana perché non sai mai da quale parte del corpo..

Le siede al fianco per tutto il concerto, con il cuore in gola.

Le prende la mano, la riaccompagna a casa e tenta di baciarla.

Lei si scansa e lui bacia il lembo di un colletto.

Vent’anni dopo, nel mondo del cinema dove tutti i conti vengono regolati, in una sequenza Rita Donzelli cambia idea e bacia quel ragazzo.

“Questo è il motivo per il quale io faccio cinema” allarga le braccia Pupi Avati, mentre l’applauso del pubblico sembra un grazie anche alla signora Rita che, precisa Avati, “era stupenda, ma aveva una voce orribile”.  

Al termine dell’incontro consueto momento dedicato al firma libro.

Tutti in fila per una foto assieme a un regista davvero molto amato.

E libri…come sempre…esauriti.

 

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