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Aneddoti, ricordi e cinema al Giardino delle IDEE con PUPI AVATI

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Aneddoti, ricordi e cinema al Giardino delle IDEE con PUPI AVATI

Pupi Avati, 74 anni e 45 film alle spalle, si racconta in un’autobiografia piena di aneddoti, amici, autocritica.

Un vero e proprio fiume in piena.

Di aneddoti, di ricordi, di allegra tenerezza.

Che parte da Bologna – cantata e evocata in tantissime delle sue pellicole – per arrivare agli attori come Nik Novecento, Gianni Cavina e Carlo Delle Piane, fino a tratteggiare il profilo di Federico Fellini, maestro e amico.

Regista tra i più celebri del cinema italiano, Pupi Avati racconta e si racconta, lasciandosi andare alle parole e alla memoria.

Domenica 24 marzo 2013 alle ore 17.00 con ingresso libero e gratuito PUPI AVATI sarà ospite del Giardino delle IDEE per la presentazione del libro “La grande invenzione” (Rizzoli editore) all’interno della splendida Sala delle Muse del Museo Nazionale d’Arte Medioevale e Moderna di Arezzo in via San Lorentino, 8 (INFO: 0575 409050).

A condurre e moderare l’incontro Barbara Bianconi accompagnata da Andrea Bucciantini 

Nel libro Pupi Avati cita spesso la circolarità del tempo.

Ricorda infatti che alla sua età, succede che si è maturata una esperienza tale che gli eventi della giovinezza si richiudono come in un cerchio di momenti vissuti, tanti bellissimi e alcuni orrende.

“Non so se devo essere più riconoscente a quelle bellissime o a quelle orrende – scrive - forse a quelle orrende che formano e rafforzano”.

E in una carrellata di ricordi e immagini, dalla figura di Paolo Villaggio a quella di Ugo Tognazzi, da quella di Laura Betti, bolognese che gli ha aperto uno dei salotti intellettuali più importanti della Roma che fu, sino a pellicole come Salò o Le 120 giornate di Sodoma di Pasolini, Avati trova lo spazio per raccontare il perché abbia scelto di fare cinema. 

“La risposta – scrive – è Rita Donzelli, una delle ragazze più carine di Bologna: eravamo tutti innamorati di lei. Riuscii a portarla a un concerto del Modern Jazz Quartet al Teatro Comunale. Al ritorno a casa provai a baciarla e lei non si fece baciare. In un mio film ho poi girato quella scena: io la bacio e lei si fa baciare, ecco perché ho fatto il cinema”.

Cinema in cui Avati ha esaltato attori come Nik Novecento, Gianni Cavina e Carlo delle Piane, divenuti quasi irrinunciabili nelle sue pellicole. 

Nik, conosciuto quando stava girando Una gita scolastica, gli è piaciuto subito tantissimo ed è diventato una specie di jolly, una persona straordinaria e ingenua in un modo fantastico: non era finto mai e stare con lui era una forma di igiene mentale.

Quanto a Cavina, ricorda Avati, “ha sofferto tantissimo e ha imparato a recitare attraverso la vita. È un attore straordinario, diventato straordinario grazie alla sofferenza, così come Delle Piane. Una persona che sta pagando una penalizzazione da parte dell'ambiente. Una volta chiesi a Fellini perché non usasse Delle Piane?’ È troppo tuo, mi rispose Federico”.

E proprio al maestro riminese Avati dedica l'ultimo pensiero. 

“Ho avuto il privilegio di vedere il suo ultimo film La voce della luna in una proiezione privata in casa sua – ricorda - eravamo una decina di persone. Per tre volte, Fellini chiamò Giulietta Masini per farsi dire quale fosse la nostra reazione: avrebbe potuto farci vedere anche un pezzo girato tutto nero, noi gli avremmo detto che era un capolavoro”.

 

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