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Il punto di Daniele Farsetti

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Il punto di Daniele Farsetti

Daniele è consigliere comunale per il Movimento 5 Stelle

 

Lo scenario politico che si prefigura dopo le ultime elezioni, nelle quali il M5S si è imposto come prima forza politica nel paese, vedono un sempre più disperato sistema dei partiti aggrapparsi a qualsiasi cosa che galleggi pur di non affogare negli abissi profondi dell’oblio. Bersani, Berlusconi ed i loro sodali, condannati prima dalla storia che dal responso delle urne, cercano di succhiare gli ultimi aneliti di vita politica prima di essere cancellati dalla scena. Tutto si basa su un equivoco: il Partito Democratico ritiene di essere diverso, migliore dei suoi omologhi Berlusconiani. Invita a non fare di tutta un’erba un fascio ma porre dei distinguo. La verità è molto semplice, e a qualcuno in questi giorni sta facendo male.

Per il MoVimento 5 stelle questo assunto è falso! Il PD è colpevole quanto se non di più dei “berluscones”. Anzi ha l’aggravante di presentarsi ai cittadini spacciandosi come i “buoni” che lottano per noi, salvo tradire questo intento ad ogni occasione utile. I bersanini o penatini, seguendo la moda del vezzeggiativo che a loro tanto piace, si sono auto impalmati di questa superiorità morale che da questo lato dell’emisfero non gli è riconosciuta. Difficile capirlo? Bastava leggere la nostra carta d’intenti, il “non statuto”, il M5S è una forza antagonista a questo sistema di potere, lo vuole sostituire per via democratica e all’interno delle istituzioni, possibilità che ci è garantita dalla nostra carta costituzionale.

La coerenza è una virtù che in politica è addirittura denigrata, ci si offende fino alla morte il giorno prima, salvo poi allegramente dimenticare tutto il giorno dopo e spartirsi insieme i soldi e le poltrone. Non essendo a caccia, nè delle une nè delle altre, capisco il senso di smarrimento che può aver colpito i vari D’Alema, Veltroni e tutti gli altri “inciucisti de noaltri”.

L’esempio di governo “piddino” che quotidianamente viviamo nella nostra “Toscana felix” fatto di gestione privatistica del potere (MPS docet), cementificazione selvaggia e inceneritori, non può non rafforzare questa visione delle cose.
Il meccanismo retorico con il quale il centro sinistra sta cercando di scaricare sui neoeletti deputati del M5S almeno venti anni, gli ultimi, della sua assoluta inadeguatezza come forza di opposizione ma soprattutto di governo di questo paese, usando termini edulcorati, verte su due parole d’ordine: responsabilità e fiducia.

Le parole sono importanti. Le parole per troppi anni ci hanno tradito.
Cominciamo a chiederci cosa significhi essere responsabili, vi cito un passaggio tratto da wikipedia:
“Una persona si può dire responsabile di uno stato di cose, se sussistono congiuntamente le seguenti condizioni:
• lo stato di cose è una conseguenza del suo comportamento;
• la persona avrebbe potuto prevedere questa conseguenza certa o anche solo probabile del suo comportamento;
• la persona, volendo, avrebbe potuto comportarsi diversamente, evitando così tale conseguenza.
In un senso diverso, si dice che una persona è responsabile se, quando agisce, cerca di prevedere le conseguenze delle sue azioni e correggerle di conseguenza.”

Credo che qualsiasi dirigente, attivista, elettore del Partito Democratico, dovrebbe meditare su questi tre punti e soprattutto sulla riflessione finale. Di “responsabilità” i presunti “democratici” ne hanno dilapidata senza ritegno. Solo a titolo di cronaca, il M5S era ritenuto fascista, inaffidabile, addirittura pericoloso, fino al responso delle urne. Oggi strumentalmente si blandisce i suoi deputati, invitandoli ad unirsi a coloro i quali hanno ridotto il paese in questo miserabile stato. Di più, si continua a voler ignorare la costituzione che prevede in Italia una forma di governo parlamentare e non presidenziale, come i sopracitati deturpatori della democrazia ci vogliono far credere. Che significa questo in soldoni? Che non è il presidente del consiglio che detta l’agenda di governo con iniziative prese in consiglio dei ministri e attuate a suon di decreti legge e conseguenti voti di fiducia, il cuore della nostra democrazia nasce dal dibattito e dal confronto in aula sulle proposte e sui temi, non dalle scelte calate dall’alto dal governo e semplicemente ratificate in aula. 

 La seconda parola è fiducia, il significato intimo, più che etimologico, credo che sia comprensibile a tutti. Di norma la fiducia è associata alla speranza, ma in realtà chi ripone la propria fiducia in qualcuno o qualcosa non spera che questo rispetti le sue aspettative, ne è certo. E’ questa certezza attribuibile ai partiti politici, come quello democratico, ma soprattutto alla sua attuale leadership? Come possono i nostri deputati consegnare un bene tanto prezioso, che non posseggono, la nascita stessa del MoVimento ne è l’epilogo, nella mani di certi squali? Il meccanismo strumentale con il quale Bersani vuole ricostruirsi una verginità ormai perduta, penso sia evidente anche al più ingenuo degli osservatori politici.

Quindi cosa fare? I mercati ci guardano, la disoccupazione i problemi economici e compagnia cantante incombono. Ma non eravamo impreparati ed inadatti, oggi miracolosamente siamo la panacea di ogni male? Nessuno è felice di vedere il proprio paese senza un governo e con la possibilità di dovere spendere altri 400 milioni di euro per nuove elezioni. Un primo atto, questo si, responsabile, un ravvedimento operoso definiamolo così, potrebbe consistere da parte della vecchia politica nell’ammettere le proprie colpe, cosa che sarebbe rivoluzionaria in Italia. Nella terra del bengodi nessuno è mai responsabile di nulla. Dopo di che gli attuali protagonisti non dovrebbero sentenziare su cosa andrebbe fatto, noto da tempo e non fatto per venti anni, ma più semplicemente sparire con un atto di dignità che, la storia insegna, non gli è proprio. Prima di lasciare la scena pubblica non il PD, oberato di debiti, ma la fondazione o meglio le 57 in cui è stato diviso il bottino, che custodisce il patrimonio degli ex DS, valutato in almeno mezzo miliardi di euro, restituisse il maltolto dei rimborsi elettorali, non sarebbe tutto ma potrebbe essere un inizio.
A quel punto due, a mio giudizio, gli scenari possibili, oltre al ritorno alle urne.

Il primo potrebbe consistere in un governo affidato al MoVimento, visto che sono i programmi ed i temi, il bene supremo della nazione, perché temere di affidare il controllo delle regole a noi grillini? Un programma fatto di pochi punti chiari e dichiarati con cui confrontarsi con tutti. Se falliamo spariremo dalla circolazione dimostrando quanto demagogici erano i nostri propositi.

Secondo scenario un “Comitato di sanità pubblica”, non tecnico, perché sappiamo tutti come è finita l’ultima volta, ma un direttivo che riceva la fiducia delle camere come arbitro imparziale del dibattito parlamentare. Questa forma di governo fu introdotta durante la rivoluzione francese, con un mandato molto breve e con una composizione trasversale tra i membri dell’assemblea. 

Un ultima domanda, mi si permetta, chi ha paura della democrazia?

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