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Il “mistero buffo” della politica italiana

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Il “mistero buffo” della politica italiana

 

Dopo le violente contestazioni popolari di Grecia e di Spagna dello scorso anno e quelle precedenti, ma non meno gravi, nella banlieue parigina, poteva essere quella italiana l’ultima “primavera” euromediterranea, invece Beppe Grillo ha salvato il sistema riportando la contestazione popolare alla casta nel sistema politico costituzionale. Ed ha dimostrato a quale punto d’incertezza possa portare un sistema tripolare. Sì, perché il suo obiettivo primario, dichiarato in ogni sua uscita, non era quello di governare, ma di destabilizzare il sistema, la corruzione dilagante, il carrierismo clientelare e parentale, il sistema del lavoro precario con tutte le proprie deformazioni umilianti in cambio di uno stipendio di fame, fino alla mostruosità del lavoro precario negli appalti dei servizi da parte della pubblica amministrazione, scandalo clientelare senza precedenti storici.

Oggi per lui si pone un problema di governo. E non può essere una semplice partecipazione ad una coalizione com’è apparso nel messaggio post-elettorale di Bersani, ottenendone uno sberleffo ed una richiesta di dimissioni. Bersani è morto e Massimo D’Alema l’ha capito, superando d’un balzo il segretario del PD che si era avventurato a proporre ai grillini la presidenza della Camera. Proponendogliene due, Camera e Senato, D’Alema ha di fatto suggerito a Grillo di star fuori dal governo maturando esperienza parlamentare dei suoi eletti, dirigendo il traffico legislativo per costringere destra e sinistra a rispettare gl’impegni elettorali. Di fatto alzando il tono del vecchio confronto parlamentare ed aprendo la strada alle necessarie modifiche costituzionali per la stabilità politica e lo sviluppo economico, indipendentemente ed autonomamente rispetto ai consigli ed agli interessi europei.

Bersani andrà da Napolitano, ma ne uscirà a capo basso raccogliendo al massimo un incarico esplorativo ad Enrico Letta. Berlusconi, grande imprenditore ed intelligentissimo affabulatore, invece si è posto su un piano diverso. Attendista da una parte, si è reso disponibile a garantire la stabilità ponendo solo il problema di mantenere i propri impegni in campagna elettorale. In questo modo ha messo lo stesso Grillo con le spalle al muro. Da una parte governare con la sinistra e dall’altra fare le riforme condivise. Ovvero stare alla greppia o cambiare la Repubblica per poi tornare al voto dopo aver realizzato la repubblica presidenziale e la riforma elettorale.

Alla faccia di Peer Steinbrück, candidato socialdemocratico alla cancelleria tedesca, che si è detto “inorridito dalla vittoria di due clown”, Grillo e Berlusconi, per ragioni diverse, hanno l’opportunità di cambiare la Repubblica. In fondo i veri vincitori delle elezioni sono loro due. Il PD ha la maggioranza alla Camera solo in virtù del “porcellum”. Beppe Grillo, in tutta risposta ai tedeschi, è pronto ad eleggere alla presidenza della Repubblica il terzo e più famoso giullare del mondo, il premio Nobel Dario Fo. Ripensando ai suoi monologhi di “Mistero buffo”, integralmente basati sui vangeli apocrifi e sulla vita di Gesù, in questo momento di rinuncia al soglio pontificio del “papa tedesco”, meglio tre “comici” invece di due. D’altronde è l’Italia vera, quella descritta da Totò e da De Filippo, in forma diversa. Nulla di cui vergognarsi.

 

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