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Riflessioni e idee per il futuro. "UN’URBANISTICA OBSOLETA", non più al passo con i tempi che viviamo.

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Riflessioni e idee per il futuro. "UN’URBANISTICA OBSOLETA", non più al passo con i tempi che viviamo.

Attraverso il P.I.T. (Piano Indirizzo Territoriale) la Regione detta le linee generali, le Province su queste linee redigono il P.T.C. (Piano Territoriale di Coordinamento) fissando dei paletti, i comuni riprendono il P.T.C. e lo trasformano in P.S. (Piano Strutturale). Quindi approvato il P.S. che non è che una copia del P.T.C. della Provincia, i comuni redigono e approvano il così detto R.U. (Regolamento Urbanistico) che non è altro che una copia ingrandita in scala, del P.S. e infine adeguano il R.E. (Regolamento Edilizio) al R.U.

Per la pianificazione del territorio, gli strumenti normativi di riferimento, sono la legge nazionale del 1942  n. 1152 e la legge regionale 01/2005, per la regione Toscana.

La legge 01/2005, scritta dai vari burocrati regionali, ha provocato più danni al territorio che benefici. I comuni più piccoli e anche quelli più grandi, hanno dovuto e stanno impiegando, risorse economiche importanti, per dotarsi degli strumenti richiesti. Distogliendo così risorse ad altri settori della comunità.

Con gli strumenti che abbiamo oggi a disposizione per arrivare a pianificare lo sviluppo di una città, occorrono in media dieci anni, prima che tali strumenti possano essere messi a disposizione delle varie categorie sociali e professionali. Con i tempi che oggi abbiamo, in evoluzione continua questo non è più pensabile. Quindi occorre dotarsi di strumenti più flessibili che riescano in tempi rapidi a dare risposte giuste e non più solamente accademiche.

In questi ultimi mesi, la Regione Toscana, sta pensando di modificare la  legge 01/2005 e speriamo che su questo rifletta.

Oggi la regione, attraverso il P.I.T. (Piano Indirizzo Territoriale) detta le linee generali, le Province su queste linee redigono il P.T.C. (Piano Territoriale di Coordinamento) fissando dei paletti, i comuni riprendono il P.T.C. e lo trasformano in P.S. (Piano Strutturale). Quindi approvato il P.S. che non è che una copia del P.T.C. della Provincia, i comuni redigono e approvano il così detto R.U. (Regolamento Urbanistico) che non è altro che una copia ingrandita in scala, del P.S. e infine adeguano il R.E. (Regolamento Edilizio) al R.U.

I nostri politici parlano di Sviluppo e Semplificazione, mentre ancora la macchina burocratica parla un’altra lingua. Il territorio deve dotarsi di uno strumento più flessibile e semplice, al fine di potersi dare risposte in tempo quasi reale. Uno strumento flessibile, potrebbe essere l’uso delle così dette Varianti al Piano Regolatore Generale.

Mantenere il P.I.T. come indirizzo generale e se le province non dovessero essere abolite, mantenere il P.T.C. o viceversa il P.S. e quindi usare le varianti con le sue Norme Tecniche di Attuazione al posto del R.U. Forse questa è utopia Urbanistica ma sicuramente il territorio avrebbe immediatamente le risposte che cerca.

Spero che tutto questo faccia riflettere a chi ha il potere di legiferare. E che anche le varie categorie sia economiche che professionali diano il loro contributo.

Queste poche righe, sono state scritte affinché stimolino un dibattito fra i colleghi anche se non condivise.

Non voglio ancora una volta ritrovarmi una copia della Legge Regionale 01/2005 da sfogliare nuovamente.

 

Azelio Crulli – Architetto -

 

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