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I PUBBLICI SERVIZI BENE COMUNE DELLA CITTA'.

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I PUBBLICI SERVIZI BENE COMUNE DELLA CITTA'.

PER UNA STABILE ALLEANZA TRA TUTTI I SETTORI DELLA PUBBBLICA AMMINISTRAZIONE, DEL MONDO DEL LAVORO PRIVATO, DELLA SOCIETA' CIVILE, E DEI CITTADINI FRUITORI DEI SERVIZI PUBBLICI. UN PATTO PER CAMBIARE LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

 

 

Il lavoro pubblico aiuta il paese, Lo fa crescere lo rende più giusto. 

Oggi 20 febbraio 2013 si è riunita l'assemblea generale dei dipendenti del Comune di Arezzo per discutere di due precise questioni:

- il taglio di 450.000 mila euro dal salario accessorio (dimezzato il fondo dei lavoratori del Comune)  circa 800 euro all'anno in  meno per ciascun lavoratore del Comune.

- la proposta di realizzare l' unità tra tutti i pubblici dipendenti aretini per  far fronte al pesante attacco contro il lavoro pubblico e contro il welfare operato dagli ultimi governi  (blocco dei contratti, tagli del salario, tagli degli organici,  caos organizzativo, tagli dei servizi ai cittadini, ecc...).

All'assemblea hanno partecipato i rappresentanti delle RSU della Provincia di Arezzo, della USL8, del Progetto 5, di altri settori del privato sociale, dell'Inps   che hanno rappresentato le loro esperienze sindacali  che sono analoghe a quelle del Comune. Hanno portato la loro solidarietà alla lunga lotta (15 mesi) dei lavoratori del Comune.

L'assemblea al termine del ricco dibattito ha approvato, all'unanimità, le proposte della RSU per realizzare nuove e più importanti iniziative pubbliche, Ha inoltre approvato, all'unanimità, il Manifesto del lavoro Pubblico che alleghiamo al presente comunicato stampa,

La RSU del Comune di Arezzo è molto soddisfatta della grande partecipazione dei dipendenti all'assemblea, della loro volontà di continuare la battaglia sindacale su tutte le questioni all'ordine del giorno.

Ringraziamo tutti i lavoratori e le lavoratrici che, con la loro presenza, e malgrado le avversità climatiche, hanno dimostrato la loro volontà di riconquistare i loro diritti, il loro salario, la loro dignità di lavoratori e di cittadini.

Gli uomini e le donne che lavorano nel settore privato e pubblico sono sottoposti ad un violento attacco che non ha precedenti. Ogni cosa è rimessa in discussione. Ogni conquista viene inesorabilmente annullata. Oggi 4/5 dei lavoratori privati e pubblici sono a rischio di regressione sociale.

L’attacco durissimo ai diritti del lavoro, allo stato sociale e la privatizzazione dei servizi fondamentali sembra richiedere, in maniera crescente, l’umiliazione della democrazia, persino nelle sue forme rappresentative. La tenaglia fra la proprietà privata, che legittima i comportamenti più brutali della moderna economia finanziaria, e la sovranità statuale che instancabilmente collabora con la prima per creare sempre nuove occasioni di mercificazione e privatizzazione dei beni comuni impongono una azione di tipo nuovo dei lavoratori e delle loro organizzazioni sindacali.

Di fronte a tutto questo noi, lavoratori dei pubblici servizi, lanciamo un appello per l'unità di tutti i lavoratori che sono impegnati nella scuola, nella sanità, nei comuni, nelle province, nello stato, nel parastato e tra i lavoratori delle cooperative e del privato sociale che svolgono il loro lavoro nei servizi pubblici, ma ci rivolgiamo anche ai movimenti sociali, alle forze culturali, politiche e sindacali, e in modo speciale, ai singoli cittadini, ai giovani, agli studenti, ai lavoratori e alle lavoratrici, al mondo dell'associazionismo, che si riconoscano nella richiesta di una svolta radicale nelle attuali politiche economiche e dei servizi pubblici.

Per fare questo e uscire dallo stato di rassegnazione e impotenza che ci pervade, dobbiamo cominciare a lavorare su tre precise direzioni: pensare e analizzare ciò che sta accadendo, unire le forze del mondo del lavoro pubblico e privato per costruire una massa critica consistente e capace di influenzare le élite politiche locali, agire con convinzione e mettere in campo tutte le iniziative necessarie a ricostruire la nostra forza, la nostra identità, il nostro progetto.

Una ideologia, insidiosa e potente, pone in contrasto giovani e anziani, donne e uomini, italiani e stranieri, immigrati regolari e immigrati clandestini, precari e lavoratori stabili, lavoratori privati e lavoratori pubblici. Ci dividono, provocando una guerra tra poveri, utilizzando i più potenti mezzi mediatici a disposizione.

I lavoratori e le lavoratrici, i precari, i giovani studenti, gli anziani, una massa enorme di persone è continuamente privata di risorse e servizi indispensabili per vivere con dignità in una comunità solidale. Da ormai due decenni il lavoro viene privato dei suoi diritti fondamentali, lo stato sociale e i suoi servizi vengono costantemente ridotti e impoveriti, sospesi i contratti nazionali, azzerata la contrattazione decentrata. Malgrado ciò questi i lavoratori  e queste lavoratrici non riescono a trovare le forme e i modi per mettere in campo tutta la loro forza che è enorme.

La crisi viene presentata come un fenomeno naturale ineluttabile, al pari di un terremoto o di una alluvione. Spariscono così i responsabili della crisi, le sue cause, e non vengono sottoposti all'attenzione dei cittadini i possibili rimedi che pure vi sono. Il lavoro e la sua rappresentanza sindacale si indebolisce durante le crisi, proprio perché le crisi rimettono in discussione la stessa esistenza dei posti di lavoro. Noi pensiamo che i fattori sui quali agire in queste circostanze siano almeno quattro:

1.Agire immediatamente e costantemente per costituire alleanze, patti, unioni, su temi generali e su temi particolare, con tutti i soggetti della società civile (associazioni, movimenti, istituzioni, partiti, mondo della cultura, della ricerca, dello studio, ecc.). Questo va attuato con incontri con i vari soggetti della società civile e pratiche di azione concrete e ben strutturate.

2.Oggi quello della rappresentanza del lavoro è il tema cruciale. Oggi il lavoro ha bisogno di di essere rappresentato in modo più forte e più largo. Attualmente il peso del mondo del lavoro è inversamente proporzionale alla sua reale consistenza. Nessuno osservatore attento può negare questa realtà. Lavorare per riconquistare una rappresentanza politica degna di questo nome a livello locale,  nazionale, europeo, è indispensabile.

3.Aprire nuovi orizzonti, costruire una nuova cultura, elaborare una strategia, studiare e analizzare la realtà, agire localmente e pensare globalmente, come ci hanno insegnato i grandi movimenti ecologisti d'Europa. Con questo “Manifesto del lavoro” abbiamo cominciato a pensare,  abbiamo cominciato a riflettere in modo più approfondito su cosa sta accadendo.

4.Ripensare il ruolo e la funzione del sindacato non compete solo ai vertici della nostra organizzazione che, peraltro, hanno già iniziato a farlo - vedi, ad esempio, il nuovo Piano del Lavoro della CGIL in corso di elaborazione nei confronti del quale questo scritto è largamente debitore - compete anche a noi. La crisi è tale che “nessun dorma”, che tutti comincino a studiare ed elaborare insieme strategie e azioni di tipo nuovo. Ecco perché è importante indicare la strada di un possibile superamento della logica Privato/Pubblico.

La strategia di fondo dell'attacco ai servizi pubblici dei cittadini si basa dal punto di vista teorico e della propaganda, nella contrapposizione tra pubblico e privato e questo con lo scopo di ridurre drasticamente il peso dell’intervento dello Stato nell’economia e nei servizi.

Per uscire da questa logora logica pubblico/privato, occorre pensare in modo nuovo e a nuove prospettive mostrando, insieme, le conseguenze di questo attacco virulento sui servizi alle persone e le possibili soluzioni.

Il rinascimento dell’Italia è legato alla valorizzazione del lavoro manuale e intellettuale in tutte le sue forme, fino alle più alte applicazioni della scienza. Il lavoro, come fondamento della Repubblica, e dunque della moderna cittadinanza, asse della democrazia, dell’uguaglianza e della libertà. Il lavoro riferimento di un sindacato moderno, che assuma la Costituzione come progetto per superare il degrado del presente e trasformare la società.

Dobbiamo rileggere dunque, in un contesto così mutato, la stessa Costituzione, quando stabilisce che la proprietà dev’essere resa “accessibile a tutti” e quando, nell’articolo 43, indica una sorta di terza via tra proprietà pubblica (Stato) e privata (profitto). Qui è l’ineludibile agenda civile e politica di tutti coloro che vogliono affrontare con consapevolezza e cultura adeguate le questioni concrete che ci circondano. L'onnipotenza del mercato produce la distruzione di tutti i beni pubblici. La prevalenza di un individualismo cieco e distruttivo riempie il mondo di merci, ma lo rende sempre più ingiusto, disperato, diseguale.

In un mondo siffatto la cura e la tutela dei beni che appartengono a tutti sembra una follia: eppure essa costituisce l'unica ragionevole risposta al processo di privatizzazione del mondo, l'unico rimedio per evitare che esso divenga il bottino esclusivo dei più forti. In un mondo in cui sembra che si possa essere solo sudditi o clienti, l'esercizio delle virtù civili e la scommessa della cittadinanza attiva sono l'unico modo per conciliare la difesa della libertà e la cura del bene comune, per sottrarsi alla tirannia degli Stati e a quella del mercato.

Noi, lavoratori del settore pubblico identifichiamo i beni comuni come quelle risorse:

a) strettamente correlate alla comunità di riferimento e, in un certo senso, costitutive delle comunità stessa e dei legami sociali al suo interno, gestite – o da gestirsi – collettivamente, o quanto meno in modo partecipato, a prescindere dal titolo di appartenenza formale (proprietà pubblica o privata), volendo quindi tratteggiare una classificazione, proponiamo di ordinare la diversità dei diritti comuni (o dei beni comuni) in quattro classi:

1) le risorse materiali come l’acqua e l’ambiente, il patrimonio culturale ed artistico del Paese;

2) le risorse immateriali – la conoscenza e le sue applicazioni, le creazioni artistiche, i saperi tradizionali e le culture popolari, le informazioni genetiche, ecc. – oggi interessate da un imponente fenomeno di ‘recinzione’ attraverso le varie forme di proprietà intellettuale (diritto d’autore, brevetto, ecc.) che ne consentono l’appropriazione esclusiva, e di converso rivendicate come risultato della produzione collettiva. (La ricchezza proviene solo dalla natura che è di tutti, il lavoro si basa sull'esperienza pratica e intellettuale di intere generazioni di persone che hanno lavorato e che ci hanno lasciato il loro patrimonio di conoscenza che appartiene a tutta l'umanità.);

3) lo spazio urbano, bene comune per eccellenza in quanto “cosa umana per eccellenza”, prodotto della cooperazione sociale, spazio nel quale l’andamento delle nostre vite si definisce, oggetto di uno spossessamento che è frutto della partnership fra pubblico e privati e fonte di disgregazione sociale, di costruzione di identità svantaggiate, di distruzione di spazi di democrazia;

4) infine le istituzioni erogatrici di servizi pubblici finalizzati alla realizzazione di diritti fondamentali come l’istruzione, la salute, la previdenza, i servizi sociali: dunque università, scuola, sanità, inps, comuni, ecc. Nella ricostruzione giuridica corrente, ad esse fanno capo i diritti sociali riconosciuti dalla costituzione e tipici del welfare state: la sfida del definirle beni comuni sta nel reclamare per esse una gestione diversa, partecipata, soppiantando il modello tradizionale che vede l’ente pubblico erogatore del pubblico servizio e il cittadino/suddito portatore della pretesa alla prestazione.

Per questo formuliamo la proposta di aprire un grande “forum del lavoro e dei diritti e dei beni comuni inalienabili” che veda mobilitati tutti settori del lavoro pubblico e di quello privato, per chiamare a pensare e ad agire insieme ad esso tutte le forze vive della società civile. 

Proponiamo di allargare i nostri confine a tutta la società civile chiamando a confrontarsi con noi tutte le forze vive che la compongono: semplici cittadine e cittadini, giovani studenti, lavoratori precari, disoccupati, lavoratori, associazioni, volontariato, cultura, istituzioni, insomma tutte le quelle forze disposte al confronto per aprire la strada ad una nuova prospettiva ad una nuova idea di comunità e di socialità, di diritti e di beni comuni inalienabili.

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