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Caro sindaco, la giunta è ormai più che dimagrita: è anoressica!

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Caro sindaco, la giunta è ormai più che dimagrita: è anoressica!

Dopo il distacco della sinistra dalla maggioranza, che ci ha privato di due assessori su tre, tra un po’ ci sarà la dipartita per le sponde del Tevere di Marco Donati: la mancanza di un assessorato alle attività produttive si è già fatta sentire anche troppo (soprattutto in momenti come questi), ma adesso se ne parte l’assessore al bilancio e allo sport. Occorre porre rimedio… e alla svelta!

 

 

 

Se mi è concessa una breve parentesi, premetto che i rapporti tra PD e SEL in comune di Arezzo, mi appaiono ormai imbarazzanti.

Legata SEL da un patto di sangue con Bersani, con il quale si prepara a governare l’Italia, si sta facendo il possibile per spiegarci che Vendola non sarà il Bertinotti di turno. Che la sua presenza non significherà ingovernabilità, ma al contrario stabilità. Che eventuali attriti verranno risolti senza piazzate, o voti di sfiducia, ma attraverso il dialogo: oggi stesso Niki ha ribadito che l’unica sua preoccupazione è la giustizia sociale (e per chi non lo è?). Governare con Fanfani o con questo PD è troppo difficile? Cosa fa pensare che governare con Bersani sarà più facile? Questo dualismo, locale/nazionale, sta trascinando SEL provinciale ai suoi minimi storici di preferenze, ma rende ancor più palese la contraddizione di un PD che si apre alle primarie di coalizione con un partito con cui è all’opposizione in consiglio comunale e in maggioranza in quello provinciale. 

Non è giunto il momento che coloro che guidano SEL ad Arezzo, si preoccupino degli interessi generali del loro movimento in ambito locale? Se è facile comprendere la posizione di quello che fu l’IDV e RC confluite nel movimento di Ingroia, la posizione scelta da SEL è ben diversa. E’ una posizione di grande responsabilità nei confronti del paese: tra poco più di una settimana Niki Vendola sarà al governo, forse con Monti. Ne traggano i dirigenti di SEL le debite conclusioni. Al contempo è anche il momento che i dirigenti del PD tirino fuori la testa dalla sabbia. E se nel caso, abbiano quel coraggio che i politici per il momento riconoscono solo a Bendetto XVI…

Tornando a parlare di giunta, non è difficile immaginare che in queste ore le meningi del primo cittadino si stiano spremendo alla ricerca di una soluzione. Accettare le indicazioni dei partiti (partito unico al momento), o scegliere da solo?  Seguire le indicazioni della partitocrazia, o affidarsi al merito? Scegliere persone con cui esiste un rapporto fiduciario o sottomettersi alla volontà delle correnti? Certo, il sindaco non detiene il potere in forma esclusiva: il consiglio comunale è espressione di una precisa volontà popolare. Ma la giunta è espressione diretta del potere che la legge riconosce al sindaco. Non vi è alcun dubbio che in queste ore ci sia più di un gatto in attesa di acchiappare la preda, che la partenza di Marco Donati per Roma, ha lasciato libera di svolazzare.

Ciò che mi stupisce nel PD provinciale, è l’ostinazione con cui si perseguono politiche vecchie. Le stesse politiche che stanno per radere al suolo una intera classe dirigente, magari facendo finta che non sia così.

Il segnale che tanti cittadini si aspettano dal PD, è dunque un nuovo modo di intendere la politica. Un nuovo modo che tenga conto dei meriti, dei titoli, delle qualità e delle capacità. E se poi c’entra anche del genere.  Se vogliamo combattere un’ antipolitica nichilista e distruttiva, dobbiamo reagire con la medicina della antipartitocrazia. Perché i partiti politici sono importanti, anzi essenziali alla vita dialettica del paese, ma bisogna evitare di consegnare loro poteri che la costituzione assegna agli organi dello stato che soli godono del mandato popolare per esercitarli.  La spartizione all’italiana mette il torbido in ogni scelta, ma quel che è peggio, rischia di avvelenare l’acqua dei pozzi a cui si abbevera l’essenza stessa della democrazia. Il clima spartitorio, profuso a piene mani (le vicende di Siena ne sono rilevante rappresentazione) dimostra spesso una miopia assoluta. Ed è proprio la miopia ciò che oggi spaventa di più nella nostra classe dirigente. Abituati a vivere alla giornata, al tirare a campare fino a sera, nessuno ha la voglia o il coraggio di guardare dietro l'angolo.

Fino a che da dietro l'angolo non arriva la sorpresa... 

 

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