Prima Pagina | L'opinione | Gli investimenti della Cciaa Arezzo. Quando non è più possibile tacere...

Gli investimenti della Cciaa Arezzo. Quando non è più possibile tacere...

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
Gli investimenti della Cciaa Arezzo. Quando non è più possibile tacere...

Qualche spunto quanti-qualitativo ed altre riflessioni sulla governance economica in provincia.

 

 

Ho ricordato in precedenti articoli, che i tagli alle attività di sostegno della Ciaa previsti riguardo numerosi settori economici non soddisfano le aziende che pagano il diritto camerale, un obbligo di legge. 

Se il piano previsionale venisse confermato dalla futura dirigenza, oltre ai tagli per minori risorse, è prevista una riduzione dei costi propri della Cciaa: opera pregevole, ma non lineare e soggettiva.

Dovrebbe (spero) proseguire l'accorpamento delle aziende speciali FoAr e SaGor, che comunque pesano per 500.000 euro sul bilancio camerale: l'intervento dovrebbe essere assai più incisivo per sottrarle alle brame delle associazioni che comandano ora tramite FoAr, con la presidente Fei (vicedirettore Ascom, presidente EstraEnergie, membro di una pletora di commissioni, influente membro del PD provinciale: neanche Berlusconi) ed il vice Peruzzi (zar di Koinè, re del terzo settore aretino, principe di convenzioni ed accordi con la politica locale).

Il vertice di SaGor è perdente, distribuisce solo perdite da capogiro e figuracce.

La previsione di ridurre le somme destinate alle attività di sostegno alle imprese per tenere a galla Arezzo Fiere e Congressi -destinando a questo oltre 1.000.000 di euro- potrebbe non essere sostenuta dai nuovi vertici. Anche se il diritto camerale non verrà aumentato neanche nel 2013, potrebbe essere spiacevole per le imprese aretine sostenere quel baraccone, i suoi costi, i chiodi coi fornitori. La presa di posizione di Sereni colle sue dimissioni da presidente è stata una segnale molto forte che qualcuno continua ad ignorare.

I risultati di AFC sono orribili, un 2011 con oltre 500.000 euro di perdita operativa smacchiati con pari vendite immobiliari alla Cciaa; le chiacchere autoincensanti del direttore sono spesso fuori luogo, la tanta decantata fiera del vino toscano a tutt'oggi non è neanche in calendario.

Gli orafi sbuffano e soffrono, sbandierare le “grandi” iniziative o che il 75% dei partecipanti alla sagra dell'oro ha confermato il posto li fa soltanto imbufalire: la pubblicità deve essere fatta fuori Arezzo, il confronto con la fiera di Vicenza resta deludente.

Poi c'è la questione della causa contro AFC per concorrenza sleale, intentata dall'organizzatore di ArezzoSposi che si è visto buttare fuori per essere scippato della manifestazione da lui organizzata per anni: una sentenza che avrebbe esiti pesanti sia sul profilo delle penali che per la credibilità del polo fieristico costruito dagli aretini.

È cambiato CdA, con scadenza al 30 giugno 2013, non sono presenti rappresentanti delle categorie  e sono adesso rappresentati i soli soci, compreso quel comune di Arezzo il cui comportamento è incomprensibile, non avendo cacciato i soldi: ora tutti chiedono un piano industriale credibile e riduzione dei costi. Per farlo ci vuole una persona credibile: c'è?

Basta pensare che si remunera con quasi 200.000 euro il responsabile di un flop economico che ricade su tutta la città.

Se i soci vogliono, posso presentagli una persona, con esperienza, che farebbe il direttore a provvigione.

Per chi ama i numeri un raffronto fra enti fiera con capitale paragonabile, i numeri sono eloquenti, anzi gridano vendetta.

Ho aggiunto Vicenza, realtà nota a molti aretini,  “minore” per capitale e “maggiore” per ricavi.

I numeri non parlano dell'indotto congressuale; considerate che Cortona, col modesto chiostro di San Agostino, sviluppa 25.000 presenze: magari fosse così ad Arezzo in proporzione!

A me i risultati non paiono adeguati all'investimento, staremo a vedere; fra l'altro AFC è in ritardo con la pre rendicontazione 2012 mentre da mesi Rimini Fiere ha comunicato un aumento dei ricavi ed il ritorno all'utile per l'anno trascorso.

La latitanza dei maggiori soci non promette bene: il Comune di Arezzo, che non ha assessore specifico alle attività produttive, è rappresentato da un medico; la Provincia non conosce il suo futuro, il più attivo dei suoi assessori mira in alto e non si interessa di imprese per fortuna, ma solo di comparire; la Regione ha dimostrato il suo ondivagare, prevedendo 3 poli espositivi in Toscana e lasciandone sviluppare il doppio.

Le associazioni sono alle prese con i propri assetti interni, ma ben cinque di esse, significative, sono su una piattaforma unica sui temi per il prossimo quinquennio, compresa l'impiego dei denari per il credito alle aziende; il credito, forse la situazione più critica per aziende, pur con tutti i denari immessi dalla BCE che adesso sta elaborando una nuova strategia di rilancio.

E proprio parlando di credito, in tutto questo bailamme resta avvolto dalle nubi lo stato di BancaEtruria, che esprime un consigliere camerale.

La congiuntura aretina la coinvolge e condiziona, in un periodo complesso per il casino scoppiato a MontePaschi che fa luce su cosa accade in una banca; tuttavia per avere notizie sullo stato di B.Etruria occorre leggere quotidiani non toscani, a Milano certe notizie appaiono.

Il 2012 si è chiuso per la banca aretina con l'ispezione della Banca Italia, un valore di borsa penoso, esuberi a go-go, l'allontanamento (dorato) del vice DG Schiatti.

Mi ricorda la 1AR di qualche anno fa: tanto più danno facevano i dirigenti, tanto maggiore la buonuscita che buscavano.

Vicepresidenti che tentano la carriera politica, membri esperti del CdA che si dimettono di corsa, mentre restano consiglieri iperindebitati con la banca (con quale autonomia?), voci di obbligo ad accasarsi (cioè a vendere ad un altro istituto) per cavarsi dalle nasse.

Hanno bruciato decine di milioni prestando soldi senza cautela (tanto ci rimettono i soci con gli accantonamenti), ma alla piccola impresa continuano a dare calci in bocca. Però tutti zitti.

Tanto zitti che Arezzo affonda. Allegria! avrebbe detto Mike.

 

P.S. il sindaco Fanfani rimpiange l'occasione persa di aver un outlet nella area ex Lebole; l'allora sindaco Lucherini ricorda la opposizione, determinante, di Ascom con una parte del PD. Gli allora boss di Ascom, Marinoni e Scortecci, sono entusiasti di aver allora negato questa opportunità, anzi annunciano ulteriori barricate davanti a iniziative che possano modificare gli assetti commerciali di Arezzo. Faccio un po' di fatica a vedere in queste posizioni lo sviluppo di Arezzo; gli alberghi piangono per l'Imu, i negozi chiudono comunque: ma questi signori ed i loro sodali di Piazza Sant'Agostino fanno il bene della città?

Per me, no! Arezzo non cresce anagraficamente ed economicamente, se non si invogliano clienti da fuori città, Arezzo continuerà a morire. E l'outlet avrebbe portato gente, ma qualcuno non vuole che questo accada: non sia mai che si sviluppi concorrenza e che arrivino altri investitori.

Un certo PD è alleato di Ascom: come dimenticare che la vicedirettore di Ascom Fei, già Pds, ha avuto  la presidenza di Estra Energie (e non la voleva! devono avergli puntato una pistola alla tempia per costringerla ad accettare 35.000 euro all'anno mentre svolge altre attività), come trascurare che  Coingas (baraccone vuoto presieduto da Polli, influente membro PD) ha sponsorizzato coi nostri soldi l'ultimo show di Ascom?

Il cerchio si chiude, con noi dentro come topi.

 

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Image gallery

Vota questo articolo

0