Prima Pagina | Politica società diritti | La scelta elettorale dei riformisti aretini

La scelta elettorale dei riformisti aretini

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
La scelta elettorale dei riformisti aretini

Si avvicinano le elezioni politiche e anche i Riformisti aretini hanno compiuto la loro scelta di campo. I Riformisti aretini hanno deciso di lasciare libertà di coscienza ai propri iscritti, tuttavia auspicano che i voti si concentrino verso chi è affidabile, si richiama a un cambiamento profondo e a riforme autenticamente innovative.

 

Proviamo a spiegare questa decisione con alcune puntualizzazioni. Arezzo è passata da essere ai primi posti per la creazione di opportunità lavorative, soprattutto per i più giovani, alle ultime posizioni in Toscana. Le motivazioni sono, senz’altro, quelle di una crisi generale ma non è difficile ravvisare una carenza di strutture a livello locale, soprattutto a livello istituzionale. Ad esempio: il Comune, oltre che a pagare le imprese in forte ritardo, non riesce a creare progetti finalizzati a supportare  un processo di rilancio economico e culturale della città.Sappiamo tutti quanto questo sia un grave danno per Arezzo. Non esiste una politica “offensiva” nei confronti della crisi ma permane la miopia, la scarsa dinamicità mentre impera il principio del’auto protezione. C’è la crisi, d’accordo, ma il modo di uscirne si trova nella diversificazione della produzione, nella ricerca, nell’innovazione, la riqualificazione e formazione. Forse ci siamo distratti ma qualcuno ha visto qualcosa del genere? Arezzo era all’avanguardia in ambito creativo, adesso manca totalmente la capacità di intrapresa. Da parte della politica e da parte delle associazioni di categoria. Su queste ultime poi, si potrebbe parlare all’infinito. Sarebbe interessante sapere che uso fanno dei finanziamenti pubblici che ricevono e che, a quanto ci risulta, vengono usati solo come strumento assistenzialistico. Pensare che procedano alla riqualificazione di qualcosa è pura utopia, si guardi alla vicenda del centro affari, una gestione fallimentare, rispetto alla quale sarebbe stato lecito attendersi le dimissioni di tutti i vertici. Ma è inutile cercare l’impossibile.

I riformisti da anni avevano ammonito che, in assenza di un rinnovamento, un nuovo modo di fare politica dei partiti,  un nuovo progetto di rilancio economico, la città sarebbe caduta nell’oblio. Profezia inascoltata. Uno strumento di rilancio poteva essere il Piuss, di cui i riformisti rivendicano di essere stati il laboratorio. Ma adesso anche rispetto a questo strumento si è perso il filo, politica e associazioni di categoria non ci hanno capito molto e si rischia di perdere la grande possibilità che il Piuss poteva rappresentare.

Chi ne fa le spese? I giovani. Recentemente un quotidiano ha pubblicato delle statistiche allarmanti sui giovani e il lavoro ma le statistiche non sono complete: non comprendono, infatti, quelli che per sfiducia non cercano più occupazione e quindi non sono neanche iscritti nelle liste del centro per l’impiego. E non sono conteggiati neanche i ragazzi che sono andati via, appunto per la mancanza di prospettive. Una fuga di massa,che depaupera, ulteriormente il patrimonio umano e culturale di Arezzo.  Alla fine di questo, sia pur breve, ragionamento pensiamo che sarebbe una fortuna per l’Italia e per Arezzo non vedere più le solite  facce e inadeguatezze, quelle sì davvero espressione dell’anti politica, cioè di tutto ciò che la politica non dovrebbe essere.

Auspichiamo, quindi, che dopo le elezioni vi siano forze più corrette e disponibili al dialogo nell'interesse dei cittadini.

 

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0