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Il Giardino delle IDEE incontra l'Archivio Diaristico Nazionale di Pieve

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Il Giardino delle IDEE incontra l'Archivio Diaristico Nazionale di Pieve

Il Giardino delle IDEE incontra l'Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano.

 

Sabato 16 febbraio 2013 alle ore 17.00 nella consueta cornice della Sala delle Muse del Museo Nazionale d’Arte Medioevale e Moderna di Arezzo in via San Lorentino, 8 (INFO: 0575 409050) gli storici  Patrizia Gabrielli e Luigi Ganapini ci guideranno in un viaggio nel Novecento attraverso i diari dell'Archivio di Pieve Santo Stefano. Costume, cultura, storia, emozioni e ricordi nel racconto delle vicende accadute nel nostro Paese dalla seconda guerra mondiale al boom economico. Un itinerario affascinante nelle pieghe della Storia d'Italia.

Con l'introduzione di Barbara Bianconi e le domande e gli approfondimenti di Nadia Frulli e Salvatore Mannino.

I Diari e memorie dell’Archivio diaristico di Pieve Santo Stefano hanno offerto le fonti su cui ha lavorato il prof. Luigi Ganapini per comporre un denso quadro degli avvenimenti del terribile biennio 1943-1945: il rovinare del fascismo, il 25 luglio, l’8 settembre, la Resistenza e la Repubblica sociale, l’esperienza della deportazione e dei lager, l’attesa e la partecipazione dolente di chi rimane a casa a patire e a sperare.

Parlano in queste pagine le tante voci di una nazione che nell’autunno del 1943 pareva destinata a scomparire, di persone molto diverse fra loro, aderenti, vuoi per passione vuoi perché forzate dagli eventi, all’una o all’altra delle due parti in cui l’Italia è divisa, oppure spettatori impotenti, sofferenti, emotivamente partecipi della storia. Dai loro scritti esce un quadro che arricchisce e rende ancor più problematico ogni giudizio storico su quella fase cruciale del passato italiano.

Luigi Ganapini ha insegnato Storia contemporanea nelle Università di Trieste e di Bologna. Fra le sue più recenti pubblicazioni, «La Repubblica delle camicie nere» (Garzanti, 2010) e, con A. De Bernardi, «Storia dell’Italia unita» (Garzanti, 2010).

Tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta l’Italia si trasforma da paese agricolo a paese industriale.

Fenomeno che altera i tradizionali schemi mentali delle italiane e degli italiani che, nel volgere di qualche anno, vedono profondamente mutate le proprie vite, dagli spazi che abitano agli alimenti che mangiano, dai mezzi di trasporto che utilizzano fino alla musica che ascoltano e agli abiti che indossano.

Proprio l’ampiezza e la profondità del cambiamento sollecitano il racconto.

Davanti alla pagina bianca di un quaderno o di un foglio, armati di biro o di macchina per scrivere, gli autori dei diari qui presentati hanno spostato lo sguardo sul passato e riattivato ricordi, immagini, sentimenti.

Patrizia Gabrielli, attingendo ad una copiosa bibliografia e alle fonti a stampa, si dispone all’ascolto di queste voci, le inquadra nello scenario politico e sociale di quella fase e, ponendo l’accento sulle differenze di genere, intesse un racconto corale dal quale emergono – oltre alla soddisfazione per il nuovo benessere raggiunto – la consapevolezza degli squilibri e delle disfunzioni di quel momento storico e i cambiamenti esistenziali che investono prepotentemente le nuove generazioni.

Entusiasmi, illusioni e disincanti sono parte integrante, l’anima diremmo, delle storie narrate dai tanti protagonisti di quella stagione, che donano un quadro di grande interesse su uno dei decenni più significativi della storia italiana recente.

Patrizia Gabrielli è docente di Storia contemporanea e Storia di genere presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Arezzo (Università degli studi di Siena). È autrice di diversi volumi tra i quali «Col freddo nel cuore. Uomini e donne nell’emigrazione antifascista», (Donzelli, 2004); «La pace e la mimosa. L’Unione donne italiane e la costruzione della memoria (1944-1955)» (Donzelli, 2005); «Il 1946, le donne, la Repubblica» (Donzelli, 2009). In questa stessa collana ha pubblicato «Scenari di guerra, parole di donne. Diari e memorie nell’Italia della seconda guerra mondiale» (Il Mulino, 2007).

 

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