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Mazzette per smaltire le terre di scavo in provincia di Arezzo

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Mazzette per smaltire le terre di scavo in provincia di Arezzo

Mazzette per far sparire le terre di scavo della TAV. Non è ancora chiaro se servivano per saltare la burocrazia o per occultare rifiuti pericolosi. Resta la gravità della situazione, ma certamente dal punto di vista ambientale non è la stessa cosa. Attendiamo gli esiti delle perizie

 


 

Gli indagati sono 31, fra dirigenti di Italferr e Rfi, delle ditte che hanno vinto l'appalto e funzionati dei ministeri dell'ambiente e delle infrastrutture e delle autorità di vigilanza. I reati contestati vanno dalla truffa ai danni della Pubblica Amministrazione, alla corruzione, alla gestione abusiva dei rifiuti e all’associazione a delinquere. L’indagine, partita nel 2010 grazie ad alcuni accertamenti svolti dal personale del Corpo forestale dello Stato, ha fatto emergere un consistente traffico di rifiuti speciali, smaltiti illegalmente, nonché la truffa ai danni della Rete Ferroviaria Italiana, per cui si configura anche l’ipotesi di infiltrazioni mafiose. Si tratta di rifiuti derivanti dalle perforazioni avvenute sullo snodo dei lavori dell’alta velocità nei pressi di Firenze, nel tratto interessato dagli interventi infrastrutturali previsti per la realizzazione della linea Alta Velocità/Alta Capacità Milano-Napoli.

Forse è il caso che il sindaco di Cavriglia Ivano Ferri e il Presidente della provincia di Arezzo Roberto Vasai sospendano ogni autorizzazione al riempimento dell’ex miniere di  Cavriglia con i detriti e i rifiuti provenienti dagli scavi per la Tav di Firenze.

«La mattina del 28.06.2011 viene rilevata una breve conversazione intercorsa fra David Giorgetti e la moglie Vania, la quale fa cenno all'arrivo di soldi 'a nero', Hanno trascritto i Ros «Vado a fare un bancomat, David, perché o si prende i cosi di Mattia, gli dice lei al telefono, mi segno quanti sono, e quando ti arriveranno quelli a nero». Il marito la interrompe: «Eehh Vania! Vania! Eehh»

La moglie del capo cantiere, involontariamente tradisce il marito in un'intercettazione. Lui è David Giorgetti, direttore tecnico del cantiere Nodavia, impresa vincitrice dell'appalto per il sottoattraversamento della Tav a Firenze

Secondo i Carabinieri del Ros, coordinati dai pm Gianni Tei e Giulio Monferini, Giorgetti ha ricevuto denaro dall'imprenditore Oliviero Bencini, che con la Ecogest opera nel settore del movimento terra.

Per i Ros «il riferimento al 'nero', e quindi alla consapevolezza della moglie Vania che al marito vengono consegnate somme in contanti, trova un riscontro in una serie di conversazioni rilevate a partire dall'8 settembre 2011, tra cui si rileva in maniera palese che Giorgetti, come direttore tecnico del cantiere Nodavia, sollecita Oliviero Bencini per ricevere denaro»

Inoltre la gestione dello smaltimento delle terre prodotte con gli scavi per il sottoattraversamento della Tav a Firenze è affidata a «garibaldini che non si fanno scrupoli e che fanno i soldi». È quanto ha detto Furio Saraceno, il presidente di Nodavia, vincitrice dell'appalto per il nodo fiorentino dell'alta velocità, in un'intercettazione agli atti dell'inchiesta fiorentina sull'opera. L'informativa dei carabinieri del ros in cui è riportata l'intercettazione mira a dimostrare «le dazioni di somme di denaro all'ing. David Giorgetti, direttore tecnico di cantiere della consortile Nodavia, da parte dell'imprenditore Oliviero Bencini, operante nel settore del movimento terra tramite la società Ecogest».

Parlando al telefono Saraceno si è detti preoccupato perché «quelli dell'Arpat di Firenze gli sono andati a dire che del materiale che esce fuori dal passante non è andato alle discariche che abbiamo detto, ma è andato in provincia di Arezzo. Non mi fido assolutamente di Ecogest».

Saraceno, annotano i ros, ha ritenuto che chi opera nel settore del trasporto terra «sia molto spregiudicato». «Ma questi movimenti di terra sono dei garibaldini? Non è che sono, in poche parole, che si fanno scrupoli. Tant'è vero che si fanno i soldi, se li fanno su questa gestione dei rifiuti». Poi continuano i ros, «esorta alla massima attenzione anche in virtù del fatto che è stata aperta una indagine da parte della procura della Repubblica di Firenze».

Ma le intercettazioni non finiscono qui:

''Molto presumibilmente appena iniziamo a scavare ci fermano. Eh, quindi adesso il problema, il grandissimo dilemma è: Ci fermeranno per quanto? Hai capito?''.

E' quanto spiega a un collega un tecnico della Seli, la ditta proprietaria della talpa che avrebbe dovuto scavare il sottoattraversamento della Tav a Firenze. L'intercettazione, del 19 luglio 2011, è agli atti dell' inchiesta fiorentina sull'opera. La talpa è stata sequestrata il 17 gennaio 2013 dai pm Gianni Tei e Giulio Monferini.

Dalle cronache emergerebbe che un funzionario della Regione Toscana avrebbe redatto una relazione nella quale si esprimevano molte perplessità sul progetto di stoccare nell’ex Cava di Santa Barbara a Cavriglia i materiali prodotti dallo scavo per il sottoattraversamento fiorentino. Sembra infatti che in quella relazione si mettesse nero su bianco che quei materiali fossero da classificare come ‘rifiuti speciali’ e, quindi, per ragioni di sicurezza, sarebbero dovuti esser sottoposti  ad un trattamento – costoso ma necessario - prima di essere ‘messi a dimora’ nel sito di Cavriglia. Questo funzionario è stato poi trasferito ad altro ufficio” mentre una successiva relazione a firma del geologo Gualtiero Walter Bollomo (coinvolto nell’inchiesta e secondo l’accusa elemento di snodo di tante diverse realtà)  il quale, al contrario, sosteneva che quei materiali potevano essere subito trasferiti nell’ex Cava di Santa Barbara in quanto materiali di ‘natura innocua’

''Antonio della Seli -scrivono i carabinieri del ros nell'informativa -informa'' il collega ''di aver saputo che appena comincerà ad operare la fresa per la realizzazione del tunnel i lavori verranno bloccati per via giudiziaria, perché non e' chiaro come devono essere smaltiti i prodotti di scavo''. ''Io ti volevo chiamare per una cosa, una cosa banalissima, più che altro per aggiornarti sul discorso del giudice, del magistrato. Praticamente qua adesso il discorso è questo: noi stiamo predisponendo tutto quello che succederà. Molto probabilmente quello che succederà è che nessuno si pronuncerà sulle terre di scavo, finche' noi non arriviamo. Ci fanno calare la fresa, ci fanno montare, ci fanno iniziare a scavare in configurazione provvisoria e poi ci fermeranno, perché non è definito le terre di scavo dove dovranno andare, minchia proprio alla grandissima''

 

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