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MORTE di NARA PERUZZI

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MORTE di NARA PERUZZI

La vitalità concentrata in un piccolo corpo dai capelli argentei non c’è più: Nara è morta.



Era impossibile vederla ferma o muoversi lentamente, sempre indaffarata intorno a stoffe e fili, intorno a persone a misurare, a drappeggiare con gli aghi appuntati sul petto e due o tre spilli stretti fra i denti agli angoli della bocca.

Appassionata del suo mestiere, nel quale era una fuoriclasse, era diventata anche la sarta del Gruppo Sbandieratori dal 1970 fino al gennaio del 2010.

Il suo coinvolgimento era dovuto al suo profondo amore per la sua città e ad una grande passione per la Giostra.

Orgogliosa di essere Aretina faceva affiorare divertita le sue radici inserendo nel suo discorrere parole o detti tipici dialettali, accomodati con grazia e accompagnati da un sorriso divertito e compiaciuto. Aveva una garbata schiettezza, che manifestava con pacata, ma salda determinazione, facendo spallucce come una bimba alla fine del discorso, per sottolineare che quello era il suo pensiero e nulla e nessuno le avrebbe potuto impedire di manifestarlo. Sempre onesta e chiara, ha sofferto, in questi ultimi anni, per l’ingrato disconoscimento della sua opera da parte di alcuni.   

Altro motivo d’orgoglio era suo cugino Mariolino, il piccolo Grande D’Agata, del quale condivideva l’umiltà e la forza di carattere, la generosità e la tempra tenace.

Nel suo lavoro era attenta, scrupolosa, seria, di una precisione maniacale tanto che l’avevano soprannominata “Millimetrina”. I suoi abiti da sposa hanno avuto consensi nelle sfilate di tutt’Italia, ma la città le deve essere riconoscente per gli splendidi costumi confezionati per gli Sbandieratori. Un’attività questa alla quale dedicava tutta se stessa sacrificando nottate e feste, perché come diceva ad un’amica che la domenica andava a trovarla:”Dai, dobbiamo aiutarli questi ragazzi!”

Già, i suoi ragazzi che quando andavano in casa sua a provarsi i vestiti del Gruppo, diceva:”Questi sono tutti come miei nipoti”.

Ma non si limitava a confezionarli gli abiti: li rammendava, sostituiva parti logorate, li stirava prima di un evento, andava a cercare stoffe, passamanerie, bottoni, girando per varie città, persino quando era in vacanza. Perché il suo pensiero erano i suoi ragazzi che dovevano essere impeccabili e rappresentare degnamente la sua città.

In ogni parte del mondo questi ragazzi hanno ricevuto apprezzamenti per i costumi, ma la testimonianza più autorevole è venuta dal mitico stilista Valentino che, complimentandosi per la pregiata fattura dei costumi, li ha richiesti per una sua sfilata a New York.

La città e il Gruppo Sbandieratori devono tanto a questa grande donna, sarebbe auspicabile che per una volta la memoria vincesse sull’oblio e il doveroso rispetto albergasse negli animi, così da pagare il debito materiale e morale nei confronti di una generosa e altruista signora. 

Anche l’ex Sindaco Luigi Lucherini, il cui attaccamento al mondo della Giostra è noto a tutti, vuole ricordare un personaggio da lui premiato durante annuali ricorrenze cittadine, avendo in più occasioni riconosciuto il merito di Nara nella sua attività al servizio della Giostra. Il ricordo di lei si unisce a quello di tante persone che fanno la storia della nostra stupenda manifestazione.

 

                                                               Pasquale Livi

 

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