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Le ACLI non possono stare nel polo moderato.

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Le ACLI non possono stare nel polo moderato.


 

Le ACLI di Arezzo manifestano la loro sorpresa dopo aver appreso, peraltro attraverso i notiziari televisivi e gli organi di stampa, dell’adesione del Presidente Nazionale Andrea Olivero, al neo-movimento “Verso la Terza Repubblica” i cui principali esponenti sono Luca Cordero di Montezemolo ed il Ministro Andrea Riccardi. Una plateale “entrata in scena” che doveva essere maggiormente condivisa dagli organi e dalla base dell’intero movimento. Non è certamente in discussione la libertà della persona nelle sue scelte politiche ma farlo non a livello personale, pur provenendo legittimamente da un’esperienza di associazionismo cattolico, ma quale Presidente ancora in carica di un intero movimento, rappresenta un passo falso che ci deve far riflettere.

Le Acli, da sempre, hanno garantito il pluralismo politico fra i propri aderenti, considerandolo un patrimonio ed una ricchezza, un “lievito” per far crescere, nel libero confronto, idee e proposte che, ispirandosi alla dottrina sociale della chiesa, potessero contribuire allo sviluppo economico e sociale dell’intero paese.

Fare politica certamente si, ma senza doversi per farsi intruppare in un partito.

Non “agnostici” o timorosi di responsabilità ma soggetti della società civile, politicamente attivi, forti della propria autonomia e delle proprie idee.

Già, le nostre idee e le nostre proposte: quelle elaborate da anni ed uscite dal recente dibattito congressuale, parlavano di un impegno maggiore per il cambiamento; questa difficile fase,  dove pur sono necessari tagli e sacrifici, doveva essere comunque caratterizzata da scelte innovative e coraggiose ispirate a principi di severità ma anche di equità e solidarietà, per il primato della politica sulla finanza, dell’uomo sul lavoro, della partecipazione democratica e popolare sul decisionismo verticistico, sulla demagogia ed il populismo.

Le Acli hanno parlato di patrimoniale con criteri di progressività, di un piano serio ed incisivo di lotta all’evasione, di eliminazione dei troppi ed ormai intollerabili sprechi e privilegi; no alla totale liberalizzazione del mondo del lavoro, si finalmente ad una politica industriale mirata (sempre assente in questo paese), un piano di mobilità sostenibile e alla garanzia che il sistema sanitario nazionale non venga smantellato. Non ci sembra che il governo del banchiere (prima ancora che professore) Monti sia andato in questa direzione, tutt’altro. Che lo faccia, nella sua terza repubblica, un altro imprenditore, anche lui, chissà perché, folgorato sulla strada della politica, ci crediamo ancora meno.

Le scelte che le ACLI propongono sono serie e puntano ad un cambiamento reale delle condizioni di vita dei cittadini e dei lavoratori: per questo le ACLI non possono stare in un polo moderato in cui il connotato liberista e neo – liberista  è evidente.

Le Acli di Arezzo, nel guardare preoccupati  al futuro della propria associazione del “dopo Olivero”, chiedono che si apra un ampio dibattito al proprio interno con l’auspicio che da esso possa chiaramente ed inequivocabilmente emergere un rinnovato ruolo, autonomo, attivo e dinamico, del movimento, fedele al proprio patrimonio storico, culturale ed ideale.

ACLI Arezzo

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