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La filosofia delle poltrone

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La filosofia delle poltrone

Il risultato delle primarie ad Arezzo e provincia dimostra, in maniera chiara e inequivocabile, che la classe dirigente ha scontentato irrimediabilmente i suoi elettori, che quindi adesso sono alla ricerca di nuovi punti di riferimento. Siamo certi che, lungi dal cogliere i segnali, i volti noti della classe dirigente resteranno abbarbicati alle loro poltrone fino a quando potranno, avendo magari già pronti altri incarichi, indipendenti dalle consultazioni elettorali, ma legati a logiche di partito.

Comunque, restare saldi al “proprio” posto è uno sport che ad Arezzo conta parecchi appassionati. Che dire della disastrosa situazione economica che viviamo? Qualcuno ha visto un avvicendamento ai vertici delle istituzioni, organizzazioni, associazioni che si occupano di economia? Mentre le imprese, soprattutto le medio/piccole ovvero il cuore pulsante della nostra economia, soffocano e chiedono aiuto, non ci giunge notizia di azioni specifiche, ad esempio, per facilitare l’accesso al credito. Si segnala però un vivace dibattito sulle luci di Natale.

Arezzo Fiere, che dovrebbe servire anche quello a creare iniziative si stampo economico e turistico/congressuale, versa in una condizione di crisi imbarazzante.

I personaggi che ruotano attorno a queste realtà sono sempre gli stessi che riescono a garantirsi, tramite manovre che il comune cittadino non sa, di avere sempre un posto dove stare. Magari stipendiato con i soldi pubblici. Sarebbe bello se il modello delle primarie, ovvero della consultazione della base, si potesse estendere ad altri campi. Dopotutto, il cittadino dovrebbe essere al centro di tutta la vita pubblica. Dovrebbe, appunto.

 

I riformisti aretini 

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