Prima Pagina | L'opinione | Mi interessa perchè...la Toscana è anche casa mia !

Mi interessa perchè...la Toscana è anche casa mia !

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
Mi interessa perchè...la Toscana è anche casa mia !

 

La Toscana rossa ha perso il suo appeal costruito sul controllo stringente della società.

Detta così questa espressione si potrebbe prestare all’equivoco alimentato ad arte dagli avversari di Renzi per farlo passare come uomo di destra, una sorta di infiltrato se non di replicante di un Berlusconi giovane senza lifting, con il corollario logico che “quelli di destra” sono andati, e chissà, forse addirittura mandati dal di lui partito (quale?), a scombinare le carte in casa d’altri.

Analisi banale e consolatoria prima che faziosa. Certamente molti elettori del centro destra, nonostante la schedatura, si sono recati alle primarie votando Renzi, ma non per calcolo di parte, bensì, è logico ritenere, animati dal suo stesso spirito positivo di speranza in una politica più aperta alla società e non totalmente dipendente dallo Stato.

Ho seguito poche volte Renzi in TV, ma sempre l’ho sentito mettere al centro del suo programma la liberazione della società dalla burocrazia e al suo strapotere e strabordare in ogni minimo anfratto della vita di cittadini, imprese, professionisti, con una capacità decisionale addirittura superiore a quella della politica stessa, che dovrebbe invece utilizzare una burocrazia leggera per l’attuazione dei suoi programmi. Non esiste legge o norma che venga promulgata che non sia diversa da come l’organo politico deliberante, statale, regionale, comunale, l’avesse immaginata.

Gli stessi tanto decantati professori e tecnici oggi al governo si sono trovati norme da loro ideate con interpretazioni completamente diverse rispetto alle loro intenzioni, talora inapplicabili.

In Toscana questa produzione legislativa e burocratica ha assunto, in maniera però cosciente e scientifica, grazie ad una solida e organica alleanza tra politica e funzionari, un grado di degenerazione dai tratti paradossali. E questo sistema si è riverberato puntualmente in tutti gli enti territoriali, Province e Comuni, e in tutta la pletora di organismi di vario livello di cui è costellata questa improbabile architettura istituzionale, determinando la totale paralisi di ogni libera iniziativa.

Una speranza di attenuazione, se non di liberazione, da questo sistema Renzi l’ha data anche agli elettori del centro-destra (che però diventerebbero in gran parte elettori del centro-sinistra, in caso di vittoria di Renzi), certamente più a livello di messaggio elettorale che di proposte concrete; tuttavia il messaggio è apparso credibile se inserito in sequenza con tutte le altre sue dichiarazioni in ordine allo stile di governo, alle cose da fare nei primi cento giorni, al rifiuto della trattativa ad ogni costo con parti politiche diverse, contrariamente a Bersani che l’ultimo giorno, nell’ansia da sconfitta, ha aperto pure a Di Pietro. Come si può immaginare di avere una maggioranza di governo con Vendola, Casini, Di Pietro? Solo Tabacci lo potrebbe pensare in buona fede, e infatti si è preso un bell’uno per cento. Come minimo c’è mancanza di stile in scelte come queste, c’è una ricerca della vittoria costi quel che costi, a dispetto del mantra “noi lavoriamo per l’Italia”, mentre la verità è “noi lavoriamo per noi”, per conservare potere e status quo. Non sarà mica casuale se il successo Bersani l’ha riscosso al sud, tradizionalmente un’area che più vive dell’intervento statale!

E infatti non è casuale, è causale: ha preso i voti perchè quella parte del paese ritiene più utile conservare che rinnovare. Credo di essere stato garbato, visto che quando vince il centro-destra al sud, sono voti mafiosi che però si trasformano miracolosamente in voti virtuosi quando vince il centro-sinistra.

Anche su questo campo Renzi ha segnato una discontinuità culturale con il passato e con il presente straordinaria e coraggiosa. Ma quel rispetto dovuto all’avversario viene invece ritenuto solo un ammiccamento alla destra, piuttosto che un normale rapporto democratico. Renzi è qui agli antipodi della politica della sinistra che conosciamo.

Ma tornando alla Toscana, servirà questo segnale a fare comprendere gli umori della società? Io sono convinto di no. Anche il primo commento ad Arezzo da parte dei perdenti è stato “ha vinto il PD”. Battuta elusiva per non dire “abbiamo perso”. Non si riconosce mai la vittoria altrui e la sconfitta propria, si tira a campare, si spera che il tempo faccia dimenticare, si conta sulla fedeltà dell’apparato al ballottaggio, si aspetta qualche congresso dove i giochi si possano fare all’interno, si cerca insomma di conservare il potere.

E’ lecito, si dirà, nessuno si fa da parte volontariamente. Ma il fatto è che qui non si chiede di farlo volontariamente, ma di dare risposte ad un voto, che è chiarissimo e impietoso.

Dice, ma te perché non ti occupi degli affari tuoi, visto che non hai votato? E no, troppo facile, qui siamo in Toscana dove, come nella ex Unione Sovietica, partito e macchina pubblica, banca compresa, si identificano, quindi mi interessa eccome e deve interessare tutti. E come nella ex Unione Sovietica abbiamo i piani quinquennali, la pianificazione, il controllo sulla società tramite una miriade di leggi che tutto regolano. Non sono mica stato io a volere questa identificazione, quindi, in Toscana, gli affari del PD sono per forza affari miei.

Per questo ho il diritto di osservare e giudicare, perchè è “casa mia”, anche se non andrò, a malincuore, a votare Renzi.

 

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0