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La grande affluenza alle primarie segnale forte e chiaro ai politici: vogliamo poter scegliere!

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La grande affluenza alle primarie segnale forte e chiaro ai politici: vogliamo poter scegliere!

 


Il risultato di Arezzo può essere considerato un caso nazionale. La vittoria di Renzi, che conquista il 65% degli elettori (35.000 persone mica noccioline) deve aprire una profonda riflessione nel Partito Democratico. Nonostante tutta o quasi piazza S.Agostino fosse schierata con il segretario, nonostante quasi tutti i sindaci dell’ATO (lo scollamento con le loro basi elettorali è ormai evidente) fossero proni alla linea dei dirigenti insieme a gran parte del consiglio comunale di Arezzo e a tutto l’establishment del partito, sono bastati 4 ragazzi per  terremotare tutta la struttura. Lo smottamento sta assumendo i toni di una valanga. E può solo peggiorare.

A questo punto il problema più urgente che mi porrei, se fossi Marco Meacci, è la convocazione urgente di un congresso provinciale, a cui rimettere il mandato e da cui ottenere, nel caso, nuova legittimazione. Perché questo voto mostra che vi sono nervi scoperti di una gravità inaudita. I cittadini, anzi gli elettori di centro sinistra, non si identificano in larghissima maggioranza, con questa classe politica.

Cari politici vicini e lontani, cosa non avete compreso dal messaggio che è arrivato dalle primarie? Se vi può essere utile ve lo riassumo io:

1) Gli italiani vogliono scegliere

2) Gli italiani vogliono il cambiamento

3) Localmente i notabili del partito non rappresentano più il popolo sovrano

Il messaggio che arriva da qualche milione di persone che si sono recate alle urne “per pagare” il loro diritto di scegliere chi li dovrà rappresentare, è un messaggio fatto di una volontà assoluta di democrazia. Una volontà che ha sfidato le ore di fila al freddo, perché desideravano fortissimamente esprimere il loro diritto di scegliere. Nelle regioni rosse, nelle regioni dove più forte è il potere del PD, nelle regioni dove il connubio tra potere e politica è ormai saldato, in quelle stesse regioni il rottamatore ha creato un vero e proprio terremoto. Il dato aretino, che vede Renzi trionfare con oltre il 65% dei voti, non può essere sottovalutato come voto inquinato da elettori estranei alla coalizione. Il trionfo di Renzi nei comuni in cui il vecchio PCI raccoglieva fino all’80% dei consensi, ma anche e soprattutto nella città di Pontedera, in cui è stato sindaco Enrico Rossi, sia un segnale inequivocabile.

Ho avuto la fortuna di assistere alle operazioni di voto in un piccolo paese, dove tutti conoscevano tutti, e la percentuale di votanti forse estranei o semplicemente esterni ai partiti che si ritrovavano in queste primarie, era irrisoria per non dire ininfluente. Se la politica non terrà conto, da subito, di questo incredibile risultato, ne sarà travolta senza scampo. E non in occasione delle primarie della coalizione, ma alle elezioni politiche. Non conta chi vincerà il ballottaggio. Conta il dato che è uscito dalle urne in questa consultazione.

Sarebbe già motivo di consolazione non vedere più la figura meschina e sbiadita di una Bindi che si arrampica sugli specchi per difendere la sua idea di partito e che con una disonestà intellettuale senza pari e senza dignità, reinterpreta il racconto che Renzi ha fatto delle gente in fila che gli diceva: “mettete più seggi”, per vomitare fango sul suo compagno di partito. Queste immagini definiscono i limiti di una classe politica da cancellare e consegnare finalmente alle meritate case di riposo e di esercizi spirituali. Nemmeno nella sua Sinaluga ottiene ancora credito, pagando il conto al Sindaco di Firenze che ottiene un secco 53%.

Queste primarie ci hanno consegnato l’immagine di Enrico Rossi che tuona dal palco di Camucia contro colui che ha osato sfidare le gerarchie. Ebbene a Pontedera, città di Rossi, ha vinto Renzi con il 48,51%  contro il  40,67% di Bersani. A Lucca, si profila un risultato straordinario. In Garfagnana e Valle del Serchio percentuali bulgare: a Coreglia vince con il 93%, a Barga con il 76%.

Ma soprattutto una giunta regionale, tutta espressione dello strapotere del PD senese, a cominciare dal Presidente del Consiglio Monaci, che proprio a Siena incassa un 50,56% contro il 36% del segretario. La volontà di rottamare D’Alema è stato un moltiplicatore magico delle preferenze nella città del panforte!

Se i politici non faranno i conti alla svelta con questi risultati, saranno i risultati a chiedere il conto ai politici. 

 

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