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La spazzatura è d'oro (per qualcuno)

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Il cuore dell'impianto di incenerimento Il cuore dell'impianto di incenerimento

Prima parte. Ciclo dei rifiuti: informazioni e “sorprese” per la comunità aretina

 

 

Già durante la campagna elettorale per le comunali in Arezzo del 2011 ero schierato contro il raddoppio dell'inceneritore, perché la raccolta differenziata andava sviluppata a percentuali più significative, cosa peraltro possibile visto l'esperienza di alcuni comuni anche in provincia.

Quanto avvenuto negli ultimi mesi - la intricata e per niente chiara vicenda della gara indetta dall'ente che gestisce i rifiuti nella Toscana meridionale (Ato rifiuti Toscana sud), la delibera approvata dal solo Partito democratico in Comune di Arezzo con la quale si divide la aretina Aisa in due società separate, la promozione del commissario Nannini alla presidenza di Nuove acque ed altri episodi- mi hanno incentivato a guardare un po' più a fondo alla questione.

Il Comune di Arezzo è proprietario di circa l'ottantacinque percento di Aisa, ma Aisa ha non risponde alle mie domande. La trasparenza non è il suo forte. Hanno declinato la mia richiesta di incontrare il presidente Boncompagni, mi hanno invitato ad inviare  domande cui non hanno risposto: il silenzio di Boncompagni, persona esperta e navigata, mi fa temere che nuove sorprese attendano gli aretini.

Ora, qualche notizia: poiché io non sono un tecnico, la presidenza di Aisa deve avere il mal di gola, questa indagine è frutto solo del mio lavoro, nel bene e nel male; eventuali rettifiche saranno benvenute.

Ho esaminato i dati sulla produzione di rifiuti e raccolta differenziata di tutti i comuni della provincia di Arezzo nel periodo che va dal 1998 al 2011; ho infatti scoperto, partecipando all'evento “impianti aperti” presso l'inceneritore, che una parte significativa della spazzatura trattata da Aisa finisce pari pari in discarica. Il problema delle discariche è noto a quasi tutti, è alla base dell'emergenza rifiuti delle grandi città come Napoli e Roma; anche ad Arezzo ne abbiamo avuto un'idea con le contestazioni che riguardano l'impianto di Podere rota a Terranuova bracciolini, un buco capace di accogliere 5 milioni di tonnellate di rifiuti!

La azienda regionale per la protezione dell'ambiente Toscana -Arpat-, che soprintende alle problematiche ambientali -ossia a quanto riguarda fumi,emissioni, acque, rumore-, si è prestata a fornirmi numerose formazioni sulle attività svolte e sui risultati. La gestione dei rifiuti ci riguarda direttamente quali cittadini: salute nostra e dell'ambiente, costi e rispetto dell'ambiente.

Arpat esegue attività di controllo ambientale sulle acque di scarico, sugli insediamenti produttivi, sulle emissioni atmosferiche, sugli impianti di gestione dei rifiuti, sulle bonifiche da contaminazioni eccetera eccetera. Unitamente ai risultati delle attività di monitoraggio, i dati vengono elaborati per la diffusione e per le attività di supporto alle amministrazioni che hanno il compito di rilasciare le autorizzazioni.

Il dipartimento Arpat di Arezzo ha attuato centinaia, se non migliaia, di controlli e monitoraggi sulle acque, sull'aria che respiriamo, sugli impianti di ogni tipo che scarichino acque o fumi, sul rumore e sulle radiofrequenze. Alcuni di questi interventi sono programmati mentre altri vengono sollecitati dalla cittadinanza a mezzo esposti e l'esame degli esposti pervenuti indicano come Arezzo e Terranuova  -con circa 80 esposti a testa- rappresentino i punti più critici della provincia.

A Terranuova i problemi sono legati alla discarica Podere rota, a causa del cattivo odore.

Ad Arezzo sono legati ai bacini produttivi di San Zeno, Badia al Pino e Castelluccio dove si trovano alcune imprese di trattamento orafo, oltre alla presenza dell'inceneritore e di una azienda di compostaggio: fumi, scarichi e puzzi.

Gli esposti presentati negli altri 38 comuni della provincia sono circa pari agli esposti presentati nella sola Arezzo.

Dei 280 esposti pervenuti ad Arpat nel 2011, 32 hanno indicato la violazione di leggi, 104 hanno condotto a formulare  osservazioni ed una ottantina sono risultati privi di fondamento. Arpat Arezzo ha 26 operatori per la copertura del territorio provinciale, la priorità assegnata agli esposti richiederebbe maggiori risorse, ma la loro scarsità è un problema comune a tante amministrazioni.

Le maggiori preoccupazioni nel territorio aretino sono riconducibili alla qualità dell'aria, classico di alcune aziende orafe o di trattamento di rifiuti orafi; altro aspetto critico è il cattivo odore che deriva dalla ditta privata che produce compost in San zeno. Il controllo degli inceneritori di qualunque tipo -per quanto attiene il rilascio di metalli pesanti, diossine, furani e polveri fini- non risulta aver mai evidenziato problematiche: a mia precisa domanda Arpat ha calcolato quanta diossina venga rilasciata dagli inceneritori nei dintorni di Arezzo arrivando ad un risultato nell'ordine di qualche grammo all'anno, una quantità infinitesima. Nella zona di Quarata il problema delle cave incide sulla qualità delle acque per la concentrazione di boro. Le acque sotterranee vengono definite buone per Arezzo e Casentino, parzialmente compromesse a causa di nitrati vari in Val di chiana e Valdarno;  esistono falde inquinate in prossimità degli impianti delle zone industriali.

Per rispondere ai lettori, relativamente all'inquinamento avvenuto alla Chianicella di Ceciliano, l'azienda responsabile, la BBL srl, ha subito un provvedimento, ma adesso è  nuovamente operativa; posso solo raccomandare agli abitanti di tenerli d'occhio.

Fatta questa premessa possiamo andare a parlare del ciclo dei rifiuti.

Famiglie e imprese generano rifiuti. Alcuni di questi sono rifiuti speciali, pericolosi, ospedalieri etc etc che sono destinati ad essere trattati separatamente. Il resto, la stragrande maggioranza, è il rifiuto di cui andiamo a parlare, quello che finisce nei cassonetti o che viene spazzato. Da questo totale si separano alcuni tipi specifici di rifiuto: la carta, il vetro, la plastica, rifiuto organico, legno, metalli, apparecchiature elettroniche ecc. ecc. con i cassonetti specifici o le depositerie.

La percentuale di questi sottoprodotti rispetto al totale indica la raccolta differenziata effettuata. Differenziare è un beneficio economico ed ambientale, lo scarto differenziato può spesso essere riciclato o trattato in maniera conveniente per noi e per il pianeta. L'ideale è ridurre la quantità di rifiuto che finisce dentro il forno o in discarica; ciò sarebbe ancora più facile se la quantità e tipologia degli imballaggi ci semplificasse la vita. Aumentare la percentuale di differenziata non solo è eticamente corretto, ma economicamente conveniente: infatti sono previste penali per quelle comunità che non raggiungono una certa soglia di raccolta differenziata.

In provincia, spicca il 63% di differenziata raggiunta a Capolona, mentre fa male il misero 18%  conseguito a Cortona: nel paragone con Montevarchi, simile per abitanti,  Cortona fa pena! Naturalmente non tutti i comuni hanno un territorio che permette di ottimizzare la raccolta e la differenziazione, ma pare evidente che esistono delle comunità che non si impegnano sufficientemente (o dove le amministrazioni se ne fregano). Inoltre le tariffe non penalizzano chi non differenzia.

Arezzo è a metà del guado, con una percentuale di differenziata di poco superiore al 35%, modesta.

Valore medio simile in Valtiberina, schifo nella Chiana, benino Casentino e Valdarno.

Se si restringe l'analisi ai comuni serviti da Aisa risulta evidente che 10 comuni hanno percentuali di differenziata vergognosamente basse.

Il fatto che l'inceneritore di San Zeno, entrato in funzione nel 1999, è nato largamente sottodimensionato per il bacino che doveva servire (oppure nel bacino sono entrati comuni che dovevano stare fuori: nel 1998 il bacino produceva 170.000 t di rifiuti mentre l'inceneritore può bruciare al massimo 40.000 t), aggiungo la circostanza per cui Cortona si limita a far selezionare ad Aisa il proprio rifiuto, ottenendo un beneficio (se non facesse parte di Aisa avrebbe problemi e costi per il successivo interramento in discarica), mi viene il dubbio che la progettazione dell'inceneritore sia nata male, non con l'obiettivo di aumentare la differenziata e ridurre l'uso della discarica, ma proprio con l'obiettivo opposto: favorire alcuni comuni serviti che non hanno sentito il bisogno di incrementare la differenziata.

Per capirci, sette comuni della Val di chiana serviti da Aisa hanno aumentato la produzione di rifiuti in maniera proporzionalmente superiore agli altri, ottenendo percentuali di raccolta differenziata proporzionalmente inferiori agli altri. Tutti questi comuni, amministrati dal Partito democratico, si affidano ad Aisa per la selezione del  rifiuto cosicché possa essere buttato in discarica a costi più convenienti, ma senza rispetto dell'ambiente.

Incidentalmente, i comuni del Valdarno aretino, egualmente amministrati dal Partito democratico, hanno performance nettamente migliori; ma gli ottimi risultati conseguiti da Capolona, Caprese, Subbiano, Ortignano, Piandiscò indicano come non siano ostacolo né la dimensione né la morfologia del territorio.

Applicando le quantità al ciclo di lavorazione dell'impianto di San zeno,  risulta come dalla selezione di 73.000 t di rifiuti si ottengano 50.000 t di frazione secca, 23.000 t di biostabilizzato destinato alla discarica e 34 t di metallo destinate al recupero. Siccome solo 37.000 t di frazione secca vengono inceneriti, è evidente che 13.000 t di frazione secca -facilmente inceneribile- finiscono direttamente in discarica. A proposito, esistono due intere colline di discarica nascoste nel comune di Arezzo.

In discarica può finire soltanto la frazione secca, quindi ai comuni non interessa tanto che fine fa il rifiuto -incenerito o discaricato- perché comunque fanno pagare agli utenti una cifra ben più elevata degli € 80 a tonnellata presi dalla discarica (che ci guadagna).

La selezione del rifiuto è fondamentale per la durata dell'impianto di incenerimento: pazienza se ci finisce un po' di plastica, l'importante è che non ci finisca il vetro. Alla faccia dell'attenzione ambientale.

Giusto per informazione le 38.000 t incenerite diventano circa 9000 t in ceneri leggere, pesanti e scorie il cui trattamento avviene in Emilia-Romagna e Lombardia oppure inviato per la inertizzazione a Pisa o al recupero in Germania.

Il compost ottenuto dal trattamento è pari a circa 9000 t, dicono sarebbe utile nelle coltivazioni.

Prossimamente uno sguardo sugli interessi in gioco, il business del rifiuto, che non riguarda solo il sudItalia, anzi toccherà Arezzo da vicino e, dopo l'esperienza di Nuove Acque, è bene pararsi........

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