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ANCHE I MODERATI SI INCAZZANO!

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ANCHE I MODERATI SI INCAZZANO!

NOTE SUL FUTURO DI UNA POLITICA MODERATA IN ITALIA

 

 

Abbiamo tutti negli occhi le immagini delle manifestazioni dello sciopero generale di mercoledì e delle scene di guerriglia urbana che anche questa volta si sono sviluppate.

Come si propone un "moderato" in questo marasma? Come reagire? Basta reagire condannando i populismi e i "tecnofascismi"? E' sufficiente deplorare gli "opposti estremismi"? Io credo di no.

Certo, un moderato deve condannare la violenza. Ma questo non basta.

Oscar Giannino, nella sua trasmissione “Nove in punto” da una lettura tanto politicamente scorretta, quanto tragicamente realistica: c'è un'Italia, dice Oscar Giannino, che si sta depatrimonializzando, con la crisi dell'Euro sta finendo la favola tremontiana del "tanto l'Italia si salva col risparmio delle famiglie etc.". E con questa Italia, stanno crollando, i riferimenti per i tradizionali binari moderati della politica italiana. I risultati delle elezioni amministrative di maggio 2012, con il crollo dei partiti moderati a vantaggio di Grillo o dell'Astensione costituiscono lezione eloquente e irreversibile: siamo al 1919, al voto polarizzato: non c’è spazio per consociazioni moderate!

Siamo di fronte ad una crisi epocale, splengeriana, che richiede passaggi radicali: non solo riforme, gestione (diciamo) dell'ordinario, ma un mutamento di paradigma radicale, la rottura con un costume di fare economia, di fare società, di fare fiscalità "all'italiana" che ci ha condotti alla rovina e che non è più sostenibile.

Anche i moderati devono sapersi INCAZZARE: devono, cioè, invece uscire con la loro legittima INCAZZATURA e sbattere i pugni sul tavolo per un'Italia diversa.

Diversa certamente nelle strutture economiche e politiche in quello che potremmo chiamare l'HARDWARE della "convivenza socio-politica": e con questo parlo di meno Stato (per “pagare” il pesante debito pubblico con cessioni di asset dello Stato, non schiacciando i patrimoni dei cittadini), delle liberalizzazioni delle professioni, del mercato del lavoro. 

Un'Italia, però, diversa anche nel SOFTWARE, nei fattori cd "immateriali" che decidono lo sviluppo nel Paese: il momento di crisi attuale è anche una grande opportunità che si presenta all'Italia per una grande "rivoluzione culturale". Come aveva intravisto un profeta inascoltato come Piero Gobetti negli anni 20 (ma sempre attuale), la vera Rivoluzione che serve all'Italia è la Rivoluzione dell'Anti-Conformismo! 

Come il personaggio Oblomov di Goncarov, da 20 anni la borghesia italiana è immersa in quel torpore e in quell'infingardaggine etico-politica che va sotto il nome di Seconda Repubblica.

Molti problemi del Ns. presente derivano dalle contraddizioni dell'ETHOS italiano (Ethos è una parola greca che significa "carattere" che viene utilizzato per descrivere le credenze guida o ideali che caratterizzano una comunità, nazione, o ideologia), dal suo "oblomovismo" (apatia e alienazione di una certa parte della società zarista, così come sono viste e descritte nel romanzo Oblomov dello scrittore russo Goncarov), dal suo inveterato "familismo", dalla tendenziale organizzazione a clan della Politica, dell'Economia, della Società, che comprime il merito, l'iniziativa individuale (pensiamo alle difficoltà italiane di pervenire ad una riforma decente del diritto societario e della CORPORATE GOVERNANCE. Vedi anche i casi Parmalat etc.) e talora lo stesso associazionismo. Un simile "oblomovismo" nel mondo dell'economia e della finanza è alla base di atteggiamenti "minimalisti" e di una diffusa accidia che ammazza l'innovazione e che spinge le imprese (e loro consulenti) a cercare non di crescere, ma di sopravvivere in un decoroso declino protetto politicamente, come ha detto mirabilmente Luigi Zingales nel suo ultimo libro Manifesto Capitalista. Un sistema economico che non cresce tarpa le opportunità di Progresso della Nazione (da sempre, gli "spiriti liberi" e gli "anticonformisti" sono stati alimento del Progresso economico, tecnologico etc.); le le attività economiche si riducono alla gestione delle rendite, dell'esistente. E non a caso ha avuto così successo Berlusconi che, da bravo e furbo imprenditore lombardo, ha interpretato bene il bisogno degli italiani di avere un premier che non fosse tanto un ... Duce, quanto un oculato e furbo "Commercialista".

Fare i moderati significa proporre all'Italia la medicina amara delle riforme e costringere gli italiani a berla, la medicina: che è amara e rivoltante al principio, ma che è l'unica terapia efficace: se si vuole un'economia competitiva, più trasparente e aperta ai mercati esteri, una società aperta, un gioventù lanciata verso le vere opportunità delle professioni e non intenta a raschiare il barile dei patetici spiccioli di questa società al tramonto occorre rompere con un passato di miopia imprenditoriale e culturale, con il familismo all'italiana che ha compresso le professioni e lo sviluppo, con il gretto provincialismo e l'ignoranza di tante famiglie italiane, che non hanno saputo educare i loro figli ad avere il meglio, ossia ciò che offre l'Europa, l'America, non la Ns. piccola e fanfarona Borghesia italiana. 

L'ITALIA SARA' DI QUEGLI ANTICONFORMISTI CHE SAPRANNO AVERE RAGIONE DELLE TARE SECOLARI DELL'ITALIA CHE STANNO PORTANDO LA PENISOLA AL DECLINO: QUESTI SONO I "MODERATI" CHE NOI PREFERIAMO!

 

Ps ASTENERSI "PARACULI", CONFORMISTI, OPPORTUNISTI!

 

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