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Saper gestire il cambiamento

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Saper gestire il cambiamento

 

 

Caro direttore,

le ultime vicende politiche, dalle mie dimissioni dal gruppo di lavoro sui servizi alle elezioni politiche siciliane,  mi hanno indotto ad una riflessione sul cammino fatto e su quello da fare.

Sembrano passate ere geologiche dall'anno scorso, dall'apertura di una fase transitoria  lunghissima e durissima per il paese e il nostro territorio.

Non è un caso che l'avvio di quella fase avesse coinciso con la più grave tra le crisi economiche che uomo ricordi. Con la certezza che si tratti di una crisi strutturale, di un modello che deve essere  cambiato.

Non è un caso nemmeno che la fine di questa lunghissima fase coincida con la crisi della rappresentanza politica, a livello nazionale e non solo. Il protagonismo di 2 non-leader, come Monti e Grillo, dovrebbe stimolare tutti coloro che si impegnano nella vita politica dei partiti a fermarsi un attimo,  a capire dove stiamo andando e perchè il 98% degli italiani non si sente più rappresentato dai partiti politici.

Il caso Sicilia,  preceduto da quello di Parma (ma pure il risultato aretino fu degno di nota)  dovrebbe spingere ogni democratico  a ridefinire la geografia politica del paese, con un terzo polo ormai diventato quarto, ed un centrodestra in affanno e inseguito, se non superato dal MoVimento. E adesso si parlerà dell’ennesima sorpresa, ma c’è invece molta razionalità e molta logica in questo risultato. Solo leggi elettorali ormai traballanti rendono possibile governare con una percentuale minima di elettori, ma un buon amministratore democratico deve ormai fare i conti con questo dato se ha in testa il bene della comunità.

Sarebbe infatti  criminale commettere l'errore della trincea contro un nuovo nemico, dall'alto della fortezza Bastiani (Bersani?) ad aspettare i Tartari che non arrivano mai. E frattanto abbandonare nel deserto alcuni concetti che sono e devono stare in campo progressista, nel nostro lato di campo.

Relegare e regalare tali temi ed arroccarsi a difesa nel fortino  rende  noi e non gli altri la vera antipolitica. Riprendersi tali bandiere limiterebbe fortemente le altrui proposte e servirebbe ad evidenziare e contrastare quella parte di populismo (qualcuno del MoVimento può spiegarmi le proposte economiche e sul lavoro del M5S?) e le contraddizioni democratiche (ognuno conta uno o Grillo uber alles?) che si celano nel M5S. Provare a battere le 5 stelle con le 12 stelle, quelle di una nuova proposta europea.

Ecco qui la liaison con le nostre partecipate locali. Perchè sarebbe sbagliato derubricare il problema al solo atto delle nomine, che è in fondo solo il passaggio più visibile del processo con cui sono gestite le aziende pubbliche.

Suggeririsco al mio PD di fermarsi, come ad un amico che fa qualcosa che non ti piace e che  glielo ripeti, ancora e ancora. Faccia lui anche qualche passo indietro, per farne fare qualcuno avanti a tutti.

Non è infatti casuale che ciò che succede, le polemiche più forti, le distanze più grandi tra il cittadino e l'amministratore ruotino intorno ai temi dei rifiuti e dell'acqua. Mi permetto di aggiungerne altri due, la questione ambientale sottoforma del consumo di suolo, ovvero la capacità di utilizzare in maniera corretta il terreno che già oggi calpestiamo senza cementificare altre aree ed una nuova mobilità sostenibile. Ve n'erano tracce e forme di questi passaggi anche nella polemica recente sul regolamento urbanistico e non c’è dubbio che siano temi di assoluta attualità .

I quattro temi cui sopra infatti hanno una medesima natura. Vanno ad incidere sul nostro modello dei consumi che abbiamo ritenuto fermo ed immodificabile in questi anni e decenni. Uno sviluppo progressista che non ha tenuto conto dei limiti fisiologici del territorio, e che per la prima volta dobbiamo analizzare in profondità per poter lasciare alle future generazioni un nuovo modello valido e non distruttivo.

E sono chiaro,  qui non si parla di decrescita felice, ma di aumentare il valore aggiunto del nostro territorio, delle cose che già abbiamo. Di un consumo più consapevole nei propri simboli, siano essi potenti come l'acqua , o siano il lato oscuro e maleodorante della catena produttiva, i rifiuti. Allegoria migliore di inizio e fine del ciclo di vita, non viene in mente.

Una società sana, di cui i partiti fossero corretti interpreti, si interrogherebbe in profondità su ciò che va fatto e sulla necessaria inversione di tendenza da declinare anche nel nostro territorio. Un momento collettivo che è culturale e prepolitico, già vissuto nei referendum, la cui intepretazione è uno dei più alti scopi della politica moderna. Oserei definirlo la rivendicazione della politica stessa.

Guidare i processi di cambiamento, non difendersi da essi. Insieme, senza protagonismi.

Infine, saper gestire il cambiamento, dimostrare la capacità di modificare percorsi predestinati in base ad una visione complessiva e profonda, ci renderebbe  più credibili e più forti, non più deboli, per affrontare le grandi questioni di economia e lavoro che a gran voce chiedono risposte.

 I temi ed l'importanza del passaggio culturale sarebbero tanto più profondi e compresi, quante più persone vi partecipassero, quante più porte fossero aperte, quanto più si fosse ospitali. Un faticoso e bellissimo percorso democraticoper recuperare  l'autorevolezza necessaria a farsi interprete delle necessità di tutti, anche di coloro che non gli hanno dato delega per essere rappresentati.

All'amico direi infine che  i problemi si affrontano insieme, non di autorità, perchè diventa difficile poi affrontare insieme anche tutti gli altri, e farsi portavoce di decisioni a quel punto altrui.

Aspetterei da lui una chiamata per discutere insieme davanti ad una birra, ma dormirei ugualmente sereno nell'attesa,  perchè quel passo indietro l’ho già fatto per aspettarlo. In fondo noi ci siamo, aspettiamo solo lui per andare avanti.

Senza guardare troppo indietro, che di torcicollo non vogliamo più soffrire.

 

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