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Giochi d'acqua: quando Douziech, Casini, Refi, Ricci si presentarono in Lombardia

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Giochi d'acqua: quando Douziech, Casini, Refi, Ricci si presentarono in Lombardia

Il 14 settembre 2009, Iride spa cede ad Acea spa la propria partecipazione in Nuove Acque, senza l’autorizzazione scritta dei 37 comuni appartenenti all’ATO 4 come impongono i patti parasociali di Nuove Acque.

 

 

Il 19 settembre 2011, l’assemblea dei sindaci della Autorità di Ambito delle acque decide di richiedere al Consiglio di Stato-sezioni consultive, uno specifico parere in merito alla possibilità/obbligatorietà di procedere all’avvio del procedimento di annullamento di ufficio dell’atto di affidamento del servizio idrico integrato a Nuove Acque SPA, in conseguenza della cessione delle quote di IRIDE Acqua Gas ad Acea Spa.

Ma qualcosa succede alcuni giorni dopo la riunione del 19 settembre.

Per la precisione il 26 settembre 2011, i magnifici 4...Douziech, Casini, Refi, Ricci, si presentano in una pubblica audizione presso la Provincia di Cremona, per illustrare l’importanza strategica e sociale di Nuove Acque ad Arezzo.

Interessante leggere il resoconto che i ragazzi di Cremona ci hanno fatto di questa giornata. Ecco il testo:

In una sala del consiglio provinciale semi deserta, vuoi per l’orario proibitivo, vuoi per la scelta consapevole di consiglieri e sindaci, è andato in scena pochi giorni fa il debutto di Suez in Lombardia.

L’occasione era l’approfondimento di un modello gestionale per il servizio idrico integrato realizzato tramite una società mista pubblico-privata (nella fattispecie 54% parte pubblica e 46% parte privata), società consolidata da più di un decennio di attività: vizi (non pervenuti) e virtù (luminose) di Nuove Acque, società per azioni che gestisce il servizio idrico dell’ATO 4 di Arezzo dall’anno 1999.

E Suez che c’entra? Suez è l’attore principale, il capofila della cordata di soggetti che forma quel 46% di socio privato, privato che esprime l’amministratore delegato della società, in sostanza quello che comanda.

Nuove Acque, a detta degli ospiti, sembra mettere d’accordo tutti in provincia di Arezzo: sindaci di destra e sindaci di sinistra, piena armonia anche nei rapporti tra ATO e gestore, a parte occasionali, vivaci scambi di idee. Perfino nei guai giudiziari ATO e Nuove Acque si trovano sempre dalla stessa parte della barricata (cfr sentenza del Consiglio di Stato n. 3920 del 30 giugno 2011 favorevole al Comitato Acqua Pubblica Aretino).

E i cittadini dove e come si collocano in questo idillio?

I dati dicono che ad Arezzo stanno raccogliendo (era il 2011) montagne di firme per proposte di legge popolari per la ripubblicizzazione del servizio idrico, che corrono a sottoscrivere i quesiti referendari e che portano valanghe di persone a votare ai referendum contro la privatizzazione e contro i profitti sull’acqua; eppure gli utenti aretini sono molto soddisfatti del servizio reso da Nuove Acque: lo sostiene uno studio appositamente commissionato ad un istituto scelto con cura dalla società stessa.

La curiosa discrepanza comportamentale dipende probabilmente da una questione di percezione la stessa che sta all’origine della reazione che i cittadini hanno quando gli si nominano le tariffe dell’acqua; ad Arezzo infatti, asserisce l’amministratore delegato di Nuove Acque, gli utenti percepiscono le tariffe più esose di quanto non lo siano realmente; non sanno quanto pagano ma sono certi di pagare bollette salatissime!

Questo fenomeno della percezione meriterebbe un serio approfondimento, secondo noi. Le tariffe comunque rimangono un argomento spinoso sia per gli amministratori che per gli imprenditori.

Gli ospiti toscani però le ritengono accettabili viste le condizioni in cui sono costretti ad operare da anni (neanche ci fosse il deserto in Toscana!): la gestione Nuove Acque responsabilmente non dovrà lasciare debiti alla fine dell’affidamento per cui le tariffe devono coprire tutti i costi nei tempi previsti, gli utenti sono pochini, mal distribuiti sul territorio (che per di più è accidentato e occupato in parte dall’Appennino! Quando ci si mette anche la natura...) e i consumi sono relativamente bassi.

Generalmente questo è un dato che fa onore alla popolazione, in questo caso è invece motivo di lamentela perché scarsa cubatura significa bassa fatturazione: magari i toscani fossero degli spreconi come i lombardi!

Si potrebbero così diminuire le tariffe, tanto le bollette rimarrebbero immutate per i maggiori consumi! Pura illusione, vista l’incidenza della “quota fissa”, quella di accesso al servizio, che è tra le più alte del Paese ed è erroneamente calcolata al di fuori della tariffa; inoltre gli aumenti tariffari annui previsti sono al di sopra del massimo consentito e sono varie le voci di entrata conteggiate al di fuori della tariffa: tutto ciò garantisce al gestore ricavi extra previsti di 160 milioni di euro fino al 2023.

Questo però non lo dicono i garruli ospiti ma lo ricordiamo noi cittadini, riportando quanto affermato dal Ministero dell’Ambiente nella bocciatura del piano d’ambito dell’ATO 4 di Arezzo a fine novembre 2010. Ma allora le tariffe nel sistema misto pubblico-privato chi le decide? I sindaci eletti dai cittadini chi garantiscono?

Se la scelta della privatizzazione del servizio all’inizio della presentazione era stata tratteggiata un po’ come dovuta al caso, un po’ alle condizioni specifiche di Arezzo (non c’erano sul territorio aziende pubbliche storiche da salvaguardare e non si sapeva bene nel 1999 come fare l’in house!) alla fine della mattinata tutti gli attori come rinfrancati e più motivati, rilanciano e rivendicano la scelta effettuata nel 1999.

Il ricorso al mercato è servito a dare un servizio di qualità, a dare valore al servizio, a responsabilizzare i cittadini che hanno imparato a diffidare dei servizi gratuiti o a basso costo (chissà se ha anche migliorato il diritto di accesso ad un servizio così indispensabile?). “Ogni servizio si deve pagare così s’impara a non sprecare!

Io le bollette le aumenterei ancora!”, ha tuonato il presidente di Nuove Acqua spa in un crescendo esaltante.

Ma il libero mercato non doveva garantire migliori condizioni a prezzi più competitivi? Il mercato libero, sì, ma controllato dal pubblico! Come succede a Nuove Acque così diligentemente sorvegliata dall’Autorità d’Ambito. La società è talmente sotto controllo che accoglie nella cordata la multinazionale nostrana Acea spa (ex municipalizzata di Roma, oggi società mista) senza l’autorizzazione scritta dei 37 comuni appartenenti all’ATO 4 come impongono i patti parasociali di Nuove Acque. (Bisogna ricordare che Acea aveva partecipato alla gara di affidamento nel 1999 classificandosi ultima: così ritornerebbe alla grande sostituendosi nella quota azionaria di un socio in uscita).

“E’ ancora legittimo l’affidamento?”, sollecitiamo noi dal pubblico. Il direttore dell’ATO 4 non è molto sicuro dell’operazione ed è costretto ad ammettere a denti stretti la possibilità che tutto il magnifico mondo di Nuove Acque possa finire prima del tempo per questa piccola irregolarità che ha turbato l’assetto definito 11 anni fa da una gara ad evidenza pubblica.

Piccoli pasticci che capitano anche ai grandi del settore. Suez ed Acea lo sanno bene. L’autorità garante per la concorrenza nel 2007 li ha multati per 11 milioni di euro (confermata dal Consiglio di Stato) per aver “posto in essere un’intesa restrittiva della concorrenza ai sensi dell’art. 81 del trattato CE che ha avuto per oggetto e per effetto un coordinamento delle rispettive strategie commerciali nell’ambito nazionale della gestione dei servizi idrici”. In italiano corrente significa “truccare le gare”.

Ma il mercato è una grande famiglia: Suez è uno dei principali azionisti privati di Acea. Acea è presente nel 20 % degli Ambiti territoriali ottimali italiani: il che significa che 8 milioni di italiani dipendono per il servizio idrico da Acea. A Suez piace espandersi, forse le è piaciuta Cremona: chissà se gli avvocati dello studio Sciumè (difensori di Suez in tribunale) gliene hanno parlato bene, loro in fin dei conti sono di casa anche qui a Cremona, presso l’Amministrazione  Provinciale!

Ovviamente nessuno che abbia spontaneamente fatto riferimento all’esito, alle possibili conseguenze del voto referendario del 13 giugno, alla necessità di rispettare la volontà dei cittadini.

Ecco che gli interrogativi posti dai ragazzi di Cremona trovano immediata soluzione il 28 novembre del 2011, giorno in cui l’assemblea dei sindaci torna a riunirsi.

L’ATO decide che non è più necessario rivolgersi al Consiglio di Stato per avere un parere sulla spinosa questione del cambio dei soci nella compagine privata, su cui qualche mese prima gli avvocati dell’AATO avevano scritto, relazionando i sindaci, che le prestazioni che fino ad allora erano state svolte da IRIDE dovevano essere “messe a gara”, citando espressamente una sentenza del Consiglio di Stato (n.5814 del 28/9/2009). Aggiungevano anche che secondo la giurisprudenza,  la società Nuove Acque potrebbe trovarsi in una situazione di illegittimità giuridica, per la presenza nella sua compagine sociale di una impresa che non è stata selezionata mediante gara.

E difatti i sindaci, facendo coriandoli del parere dei loro avvocati, decidono di cambiare quanto già deliberato il 18 settembre (evidentemente poco gradito ai magnifici 4): il parere non sarà più richiesto al Consiglio di Stato–sezioni consultive, ma all’avv.Mario Pilade Chiti, lo stesso avvocato che insieme a Sciumè, aveva difeso Suez contro ACEA davanti al Tar della Toscana.

Ora bisogna ammettere che molte vicende assembleari, di questi ultimi giorni, possono essere osservate con un luce diversa. Forse un po'.. sinistra?

Ma forse anche questa volta è solo una questione di percezione... 

(Tratto da L'espresso)

 

 

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