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Marzocchi, un comunista innamorato di Arezzo

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Marzocchi, un comunista innamorato di Arezzo

A dieci anni dalla sua improvvisa scomparsa di Roberto Marzocchi, uomo di sport e di giostra , aretino orgoglioso delle sue radici, consigliere comunale di Rifondazione Comunista, il suo ex capogruppo a Palazzo Cavallo, Alfio Nicotra, lo ricorda con questo scritto.


Sono trascorsi dieci anni da quel maledetto 25 ottobre 2002. Sono appena arrivato a Castel dell’Ovo a Napoli al meeting degli enti locali per la pace. Ho viaggiato tutta la notte. Non faccio in tempo a scendere dal taxi che il telefonino squilla.
Dall’altra parte del telefono c’è il dottor Franco Rossi direttore dell’ufficio del Consiglio Comunale. E’ lui che mi comunica che nella notte Roberto Marzocchi è morto. Di quel momento ricordo il mio silenzio al telefono, quasi che non volessi legittimare quella notizia così ingiusta con il suono della mia voce. “Non è possibile” pensavo “ci siamo lasciati appena ieri pomeriggio”. Invece era tutto tristemente vero. Quel saluto che ci eravamo scambiati uscendo dal provveditorato agli studi era l’ultimo. Rapido come sempre, troppo rapido alla luce di quello che sarebbe successo nella notte. Il mio compagno di gruppo, il mio compagno di banco, l’uomo che mi aveva fatto conoscere Arezzo nelle sue tradizioni popolari, non c’era più.
Non conosco il dolore fisico di un infarto devastante. So che forse vagamente assomiglia al dolore al petto che provo ogni volta che il pensiero torna a quelle ore. Roberto aveva una vitalità esplosiva. Dei tempi di Lotta Continua aveva conservato l’irriverenza verso il potere e la sua ironia era una compagnia impagabile. Mi giro e lo vedo ancora sul suo scooter che mi sorride e mi chiama “sindaco”. Era subentrato a Palazzo Cavallo appena un anno prima, sostituendo Giacomo Petrai che aveva rinunciato per problemi di lavoro. Aveva scelto una polo rosa per il suo insediamento, abbigliamento non considerato consono, tento che ricordo che in conferenza dei capigruppo qualcuno se ne lamentò. Per me invece Roberto era un raggio di sole, il cui sorriso largo mi metteva sempre di buon umore anche durante le giornate storte. Era consigliere di Rifondazione Comunista ma era in primo luogo consigliere della città di Arezzo i cui problemi portavamo sui banchi del consiglio. Con lui cominciammo la battaglia sul conflitto d’interessi del sindaco Lucherini in assoluta solitudine. Poi sarà quella anni dopo, la chiave che travolse la prima giunta di centrodestra di Arezzo, con tanto di scioglimento anticipato del consiglio. A quell’epoca invece eravamo voci isolate, ma voci coraggiose, controtendenza. Roberto, che in consiglio non parlava mai a braccio, aveva però la dote di sapere leggere le carte: scrutava, incrociava i dati, metteva a disposizione del suo lavoro di consigliere l’enorme conoscenza che aveva della città di Arezzo. Conosceva tutti. Non si poteva camminare con lui in strada senza stringere mani e salutare le persone che incontravamo. Ricordo, ai suoi funerali, la sala del consiglio strapiena di persone fin sotto le scale e fuori dal palazzo e il mesto e lunghissimo corteo che accompagna la bara. Era l’abbraccio della sua amata Arezzo. Tantissime persone normali ma anche i suoi avversari politici. E tutta la giostra del Saracino presente . Perché Roberto era un uomo di giostra , una passione genuina e totale.
La mia idea sarebbe quella di ricordare la memoria di Roberto Marzocchi con un circolo culturale dedicato alla sua persona. Se i suoi compagni , gli amici che gli sono sempre stati vicini, vorranno, mi metto a disposizione di questo progetto. Perché Roberto per me non se ne è mai andato. Me lo sono portato dentro in tutti questi anni e mi ha consolato nelle sconfitte e abbiamo festeggiato insieme nelle vittorie. Ho avuto l’onore di essere il suo capogruppo e lui mi ha ripagato anche con questo suo modo di essere presente.

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