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Giochi d'acqua: Nannini presidente di Nuove Acque

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Giochi d'acqua: Nannini presidente di Nuove Acque

Ufficializzata la nomina di Paolo Nannini a presidente di Nuove Acque: facciamo il punto su questa nomina e sulla società che andrà a presiedere.

 

E' terminata l'assemblea di Nuove Acque: Paolo Nannini è stato eletto nuovo presidente, con voto quasi unanime. 
Gli altri quattro membri del Cda di Nuove Acque eletti sono: Giancarlo Cateni (Il segretario dei Comunisti italiani su proposta del sindaco di Cortona Vignini), Paolo Cotorni di Sinalunga (Valdichiana senese), Marcello Ralli (segretario generale del Comune di Arezzo), e Nicola Giannotti (già parte del Cda). La nomina del segretario comunale, pare sia un ripiego ad interim, in attesa di individuare persona idonea all'incarico, dopo che si è defilato l'avvocato Caroti. 

Il futuro presidente di Nuove Acque, Paolo Nannini, è stato dipendente del Ministero Pubblica Istruzione. Per due lustri (1995-2004) è stato sindaco di Bucine, dal 2003 al 2007 presidente di ATO7 Rifiuti (nostra provincia), dal 2008 al 2011 presidente ATO Rifiuti Toscana Sud, dal primo gennaio 2012 commissario dell'Autorità di Gestione dei rifiuti della Toscana del Sud.

E’ anche consigliere di Coingas nella presidenza di Luigi Polli (d’altra parte Polli è anche consigliere di Ato rifiuti).

Nuove Acque fu il capolavoro dell'allora sindaco di Arezzo, Paolo Ricci (poi divenuto presidente), che per fare cassa si aggrappò alla legge Galli per privatizzare il servizio idrico, fino ad allora comunale.

Dovevamo, secondo lui, essere entusiasti di essere i primi in Italia ad aver privatizzato il servizio: in verità, a parte i francesi che entrarono in società e qualcuno che da allora ci cava la pagnotta, non ho trovato mai nessuno soddisfatto del passaggio. Soddisfatto invece sarà certamente l’amministratore delegato, con una remunerazione da 160.000 euro l’anno, il presidente da 35.000 euro l'anno, e i privati che comunque vadano le cose, incassano almeno (minimo) 1,2 milioni di euro l’anno, per ripeterci dalla tv che siamo tanto fortunati ad essere da loro amministrati. 

Secondo gli accordi che furono firmati nel '99, il 54% della società resta di proprietà dei Comuni, ed infatti nel CdA di Nuove Acque i Comuni hanno 5 rappresentanti su 9. Grazie ad una clausola statutaria però, le delibere sono ritenute valide solo se prese a maggioranza qualificata ovvero con 6 voti su 9. Ma ciò che più conta è che sempre da Statuto, l'Amministratore Delegato ha nelle sua mani tutti i poteri, sia di ordinaria che di straordinaria amministrazione.

All’epoca del bando di assegnazione, ACEA che era rimasta esclusa avendo perso la gara, evidenziò una serie di illegalità che erano state commesse e promosse una azione legale contro la nuova società, azione che finì in un nulla di fatto, salvo poi nel 2009, uno dei soci industriali (IRIDE SpA) scelto dall'ATO con la gara del 1999, cedette il posto proprio ad ACEA SpA e senza che l'ATO nè sapesse nulla e tantomeno avesse dato il proprio consenso al subentro.

A proposito del passaggio di azioni tra IRIDE ed ACEA ci sarebbe da capire l’insolito comportamento tenuto dall'AATO cioè i COMUNI cioè i SINDACI, che invece di impugnare il contratto di concessione, originato da una gara di evidenza pubblica, ed avviare le dovute procedure per la revoca della concessione (o perlomeno prospettarne la possibilità di farlo ed acquisire in tal modo un considerevole potere contrattuale), preferirono restarsene accucciati cercando di tirare il “bon per la pace”, magari nella speranza di ottenerne un qualche beneficio reale, tipo un nuovo allacciamento idrico per la frazione di Vattelapesca. Per inerzia ? Per remissività? Per sudditanza? Per pavidità? Per incapacità? O cos'altro? Per tornaconto politico, è la risposta che mi viene dal cuore. E sempre per tornaconto politico i sindaci, quasi tutti espressione del PD, non possono discostarsi dalla linea del partito. Il PD governa il 90% della provincia, il PD esprimerà un uomo di partito per questa meraviglia dell’alchimia societaria.

E’ sempre la solita solfa, come ci ha ricordato Monti citando a sproposito De Gasperi: il politico si preoccupa delle prossime elezioni, lo statista delle prossime generazioni.

In Nuove Acque ci sono pure 8 consiglieri, i dirigenti ed i sindaci revisori. Il costo del solo CdA (escluso l'A.D.) è di 110.000 euro l'anno, mentre le spese di gestione della società sono divenute iperboliche, per un bene che è pubblico, per una materia prima che arriva buona e in abbondanza da Montedoglio, per una struttura che era ed è degli aretini e/o degli altri soci pubblici e che Nuove Acque ha solo in gestione.

In questi 13 anni, gli investimenti promessi dai privati non sono mai arrivati, in compenso è arrivato un indebitamento nei confronti delle banche per 70 milioni di euro, per gran parte garantiti dalle azioni stesse dei comuni che ne fanno parte. E questo a fronte di investimenti minimi, a meno che non si considerino tra gli investimenti, anche la manutenzione ordinaria alle condotte idriche.

La domanda che mi pongo spesso: quando tra 7 anni finirà la concessione, i 70 milioni di debiti chi li pagherà?

Si accettano scommesse!

 

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