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Il processo a Galileo: non avete saputo prevedere il terremoto. Da ora in poi ci fideremo solo del mago Othelma

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Il processo a Galileo: non avete saputo prevedere il terremoto. Da ora in poi ci fideremo solo del mago Othelma

Condannato uno dei massimi luminari di vulcanologia, il nostro professor Boschi. La commissione grandi rischi attuale si dimette. Non è più possibile fornire allo Stato una consulenza in termini sereni. Quando la giustizia pretende di giudicare anche la scienza, sotto la pressione dei media e dei politici, si preparano tempi bui.

 

 

 

La sentenza dell’Aquila sta facendo ridere mezzo mondo. Nella repubblica delle banane, non si poteva non condannare gli scienziati che non hanno saputo prevedere un terremoto.

L'art. 658 del Codice penale recita "Chiunque, annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l'autorita', o presso enti o persone che esercitano un pubblico servizio, e' punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda da euro 10 a euro 516."
Ne sa qualcosa l'ex ministro della Protezione Civile, Giuseppe Zamberletti, che, nel lontano 1985, sulla base delle dichiarazioni dell'Istituto Nazionale di Geofisica che prevedeva una «scossa pericolosa, ordino' lo stato d'allerta per dieci Comuni della Garfagnana (Toscana): scuole chiuse per due giorni, case vecchie o in cattivo stato evacuate. Centomila persone abbandonarono le proprie abitazioni, ma il terremoto non arrivo' e l'ex ministro Zamberletti fini' sotto inchiesta per procurato allarme.
Ieri, il Tribunale dell'Aquila ha condannato, per omicidio colposo, gli scienziati della Commissione Grandi Rischi per aver sottovalutato il pericolo e fornito informazioni "imprecise e incomplete" sul sisma che colpi' il capoluogo abruzzese il 6 aprile del 2009 e provoco' 309 morti. Per capire meglio si dovra' aspettare il dispositivo delle sentenza, nel frattempo qualche considerazione va fatta.
Se manca l'allarme si viene processati, se si procura l'allarme si viene processati. L'importante è avere qualcuno da processare e su cui scaricare la colpa !
Un po' come gli untori di Manzoni. 
Che dire? Che le previsioni di qualunque tipo, anche quelle meteo, sono tali, cioe' ipotesi e non hanno valore scientifico. Lo scienziato si trova, dunque, tra l'incudine e il martello. Difficile posizione. Vogliamo ricordare che negli ultimi 44 anni i terremoti sono costati 162 miliardi, oltre alle vite umane, al dolore e alla disperazione dei sopravvissuti. Servono 40 miliardi per mettere in sicurezza l'Italia, ad iniziare dalla Calabria che ha la piu' alta probabilita' di evento sismico. Un buon investimento che dovrebbe sostituire i soldi previsti per l'inutile Ponte di Messina.

Luciano Maiani, attuale presidente della commissione Grandi rischi: “Questa sentenza  è la morte del servizio prestato dai professionisti allo Stato. D’ora in avanti non lo farò  più. Non è possibile fornire allo Stato una consulenza in termini sereni, professionali e disinteressati sotto questa folle pressione giudiziaria e mediatica. Questo non accade in nessun altro Paese al mondo. Le persone condannate sono professionisti che hanno parlato in buona fede e non spinte da interessi personali. Sono persone che hanno sempre detto che i terremoti non sono prevedibili’’

Stefano Gresta presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv):  “ La sentenza costituisce un precedente, in grado di condizionare in modo determinante il rapporto tra esperti scientifici e decisori. La sentenza rischia, infatti, di compromettere il diritto/dovere degli scienziati di partecipare al dialogo pubblico tramite la comunicazione dei risultati delle proprie ricerche al di fuori delle sedi scientifiche, nel timore di subire una condanna penale. Quale scienziato vorrà esprimere la propria opinione sapendo di poter finire in carcere?" Condannare la scienza significa lasciare il campo libero a predicatori che millantano di sapere prevedere i terremoti, rinunciando di fatto al contributo di autorevoli scienziati"

Gian Vito Graziano presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi: "Se la sentenza dovesse riguardare la mancata previsione del sisma, ciò significherebbe mettere sotto accusa l'intera comunità scientifica che, ad oggi, in Italia e nel mondo, non ha i mezzi per poter prevedere i terremoti".

Paolo Messina direttore dell'Istituto di Geoingegneria del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr): ‘’Non vorrei  passasse il messaggio che i terremoti si possono invece prevedere, perché ciò è impossibile. Se ogni volta che c’è uno sciame sismico, si dovesse provvedere a misure di evacuazione delle popolazioni interessate, ciò creerebbe uno sconquasso enorme, dal punto di vista sociale ed economico. Una situazione assurda".

Per l'Espresso invece la colpa del terremoto è di Berlusconi (qui), ed esultano per la sentenza i suoi giornalisti insieme al Commendatore don Carlo De Benedetti. 

Shinichi Sakai, professore dell’ERI, l’Earthquake Research Institute di Tokyo "Se fossi stato io lì avrei detto le stesse cose perché non è possibile stabilire quando può verificarsi una forte scossa sismica".

Union of Concerned Scientists (commissione di scienziati statunitense): Dopo che l’Aquila è stata investita da terremoti di piccola intensità, gli scienziati hanno affermato che un sisma di grande potenza era improbabile ma possibile, sottolineando l’incertezza in questo campo. [...] Immaginate se il governo accusasse di reati criminali il metereologo che non è stato in grado di prevedere l’esatta rotta di un tornado. O un epidemiologo per non aver previsto gli effetti pericolosi di un virus. O mettere in carcere un biologo perché non è stato in grado di prevedere l’attacco di un orso. Gli scienziati devono avere il diritto di condividere ciò che sanno e ciò che non sanno senza la paura di essere giudicati criminalmente responsabili se le proprie previsioni non si avverano.

Illuminante l’intervista del professor Boschi al Messaggero di Roma che riportiamo

Professor Boschi, rassicuraste o no la popolazione aquilana quel giorno?

«Io non ho mai rassicurato nessuno. Vi sfido a trovare un solo articolo di giornale, una sola trasmissione televisiva, una dichiarazione alla stampa in cui io l’abbia fatto. Né a L’Aquila, né altrove».

E allora cosa faceste?

«Registravamo uno sciame sismico diffuso in quel periodo e ne informavamo ogni volta, tempestivamente, la Protezione civile. Questo facemmo».

Perché non si arrivò a decidere un’evacuazione di massa?

«Non le decidono mica gli scienziati le evacuazioni di massa, ma i politici, gli amministratori, la Protezione civile. A noi toccò il compito di dare tutte le informazioni possibili sulla potenzialità sismica di questa regione».

Informazioni che non lasciavano prevedere il terremoto del 6 aprile?

«Ci risiamo. Torno a dirvi che noi sismologi non prevediamo terremoti, che è impossibile prevederli. Non c’è nessuno nel mondo scientifico che oggi sostenga il contrario. Lo testimoniano anche le lettere di solidarietà che in questi mesi ho ricevuto da colleghi di ogni parte».

Insistiamo, non c’era proprio nessun elemento tra quelli a vostra disposizione che suggerisse di dare un allarme generale?

«C’erano sequenze sismiche importanti in quei giorni ma, pensi un po’, le più importanti le registrammo nella zona di Sulmona e nel Forlivese, non all’Aquila».

Vuol dire che un’eventuale evacuazione di massa di quelle zone sarebbe stata una tremenda beffa oltre che un errore?

«Esatto. E per rendere più chiaro il concetto le dico che in Italia ogni anno si registrano cinque-seimila scosse di terremoto. Ma non per questo si decidono evacuazioni. In Calabria, nella zona del Pollino, se ne sono registrate duemila negli ultimi mesi, altri fenomeni importanti nel Gargano e sui Monti Nebrodi, in Sicilia, ma nessuno ha fatto niente».

Allora lo dica lei, cosa si può fare contro i terremoti?

«Si puo fare prevenzione, è semplice. Bisogna costruire edifici sicuri, come hanno saputo fare ad esempio in California. E lo sa che l’indice di corruzione di ogni Paese offre una graduatoria identica a quella delle vittime per terremoti? Non le dice niente questo dato? E purtroppo ci sono casi, in Italia, in cui si continua a costruire male in Italia. Vengono su nuovi palazzi senza il rispetto delle regole perché osservare davvero le norme antisismiche incide almeno del 30-40 per cento in più sui costi di un’opera. Ma c’è chi fa finta di non saperlo e alla fine se la prende con i sismologi. Troppo facile».

All’Aquila si era costruito male, perché non lo segnalaste?

«Perché non possiamo dirlo noi. Per decidere se le norme sono state rispettate o meno ci vuole almeno un ingegnere».

La sentenza è stata appena emessa, ora cosa farà?

«Davvero non lo so. Sto aspettando l’arrivo del mio avvocato: non capisco le accuse che mi vengono rivolte, forse non le capirò mai. Pensi: ero convinto in cuor mio che non sarei mai stato neppure processato».

 

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