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Logge del Grano: attenzione a non scivolare nella demagogia spicciola e molto retrò

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Logge del Grano: attenzione a non scivolare nella demagogia spicciola e molto retrò

I commercianti della zona hanno alzato un po’ di polverone sulla situazione attuale delle Logge del Grano. Se da un lato è lecito, anzi sacrosanto, attendersi una sistemazione in tempi rapidi del cantiere che deturpa la zona, dall’altro è un po’ pretenzioso attendere che sia la collettività a veicolare clienti per i commercianti del quartiere.

 

 

 

Se i clienti ci sono ci sono, se non ci sono si chiude.

Lo scopo del Piuss, è bene ricordarlo, non è solo riqualificare aree del centro o restaurare antichi palazzi, lo scopo del Piuss è stimolare l’economia e non solo la cantieristica che si occupa di ristrutturazioni. Questo significa che dagli investimenti che la UE fa in una città, ci si aspetta un ritorno effettivo sul territorio in termini di PIL. Tutto il resto sono chiacchiere.

Questo vale per la fortezza, per le Logge del Grano, per la Bastanzetti e per il mercato ortofrutticolo. Non basta sistemare: occorre rilanciare! Anche pensare al mercatino a km zero, fa un po’ sorridere. Perché alla fine, sempre della stessa coperta corta si tratta, che se ti copri la faccia, ti scopri i piedi. Facciamo un esempio banalotto ma efficace: se ad Arezzo si consumano 300 kg di pere al giorno, che io produttore le venda tramite l’Esselunga, la Coop o la Despar, sempre di 300 kg si parla. E poiché sia i supermercati che i mercati e i mercatini, quando possono vanno ad approvvigionarsi sul mercato locale, che io venda le mie pere al mercato o al supermercato, il saldo finale sarà sempre invariato. Sempre 300 kg di pere gli aretini mangeranno. Il chilometro zero in agricoltura è spesso una necessità del mercato e non tutta questa novità da sostenere e con cui riempirsi la bocca di chiacchiere.  Se poi le mele rugginose della Valdichiana non mi garbano, comprerò le mele dell’Alto Adige e fine della fiera. Speriamo che in Alto Adige facciano altrettanto ! 

Arezzo deve aprirsi al mondo, altro che pere e mele! Siamo sempre la solita città che si guarda l’ombelico. Abbiamo al nostro interno alcune eccellenze mondiali, guardiamo il mondo dall’alto e nemmeno ce ne accorgiamo. Vogliamo fare degli esempi? Tralasciamo pure il settore dell’oreficeria e della gioielleria perché non sta passando un bel momento. Prada invece rappresenta oggi il vertice su scala planetaria della moda. Nessuna marchio nel suo settore può paragonarsi per valore al marchio Prada. Perché non coinvolgere Bertelli, che dietro la scorza un po’ burbera non ha mai nascosto di amare la sua città? Se si riuscisse a coinvolgerlo nell’impresa, significherebbe un continuo via vai di turisti con gli occhi a mandorla su tutta la città. E Aboca a Sansepolcro ? Nel suo settore rappresenta una delle eccellenze del nostro territorio. Sono i grandi imprenditori che devono essere coinvolti nei processi di rinascita della nostra città. Ci servono idee e ci servono alla svelta. O troviamo il modo di valorizzare da subito quello che abbiamo o coi mercatini, le sagre del gusto, dei brigidini e della porchetta, andiamo tutti carte e quarantotto. 

 

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