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Dal mare di chi fugge, arriva una storia bagnata di speranza

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Dal mare di chi fugge,  arriva una storia bagnata di speranza

La storia di tre rifugiati del progetto Arci, ospitati dallo scorso anno ad Arezzo, appaiono nell’ultimo clip del Teatro degli Orrori, “Cuore d’Oceano”, pezzo scritto insieme a Caparezza. La vera storia di Almamy, Papa e Salif

 

 

AREZZO, 18/10/12 – L’ultimo singolo del Teatro degli Orrori, scritto in collaborazione con Caparezza, dal titolo Cuore d’Oceano, estratto dall’album “Il Mondo Nuovo” è legato a doppio filo alla nostra città. Il primo motivo, più evidente, è che uno dei due registi del videoclip, Roberto d’Ippolito, è aretino purosangue. Il secondo, è che ad apparire nel videoclip ci sono tre attori. Che poi attori non sono. 

Almamy, Papa e Salif, tre rifugiati accolti ad Arezzo, ospiti del progetto di Arci, non avrebbero mai pensato di apparire in una pellicola. Men che meno avrebbero pensato di essere i protagonisti dell’ultimo clip di due fra gli artisti italiani più importanti, Pierpaolo Capovilla e Caparezza. Non lo avrebbero mai pensato perché loro tre, fino a un anno fa, dovevano occuparsi del proseguimento della loro vita, non di qualche velleità artistica.

Ti confido un segreto / a vent’anni ero nudo sul ponte / le onde di fronte a una spinta di dietro / dalla nave mi urlavano muoviti. Sono arrivati in Italia nel luglio scorso, fuggendo dalla Libia. Tre storie, purtroppo, come tante altre, come quella che racconta la canzone del video. Obbligati a fuggire sotto la pressione dei militari governativi libici che li hanno prelevati dalla strada e portati al porto, dopo averli trattenuti alcuni giorni con detenzione arbitraria e violenze. In Libia vivevano e lavoravano da anni. Uno di loro era nato in quella terra.  Senza volerlo hanno affrontato un viaggio in mare di ben tre giorni, circondati dall’oceano e dalla speranza di farcela.

E quel video, la clip di “Cuore d’Oceano”, racconta proprio di quel viaggio in mare. Giunti a Lampedusa sono stati in seguito trasferiti a Manduruia in uno di quei campi di accoglienza provvisori, circondati dal filo spinato. Poco dopo, sono arrivati ad Arezzo, nell'agosto 2011 e da allora sono inseriti nel nostro progetto, dove viene offerta ospitalità e tutti i servizi necessari ai rifugiati, dalle cure mediche, al vero sostentamento, fino all’insegnamento della lingua e alla formazione professionale.

La loro vita è cambiata tanto in quest’ultimo anno: non per ultimo, sono riusciti ad ottenere i documenti necessari per trovare lavoro, cosa che stanno facendo con grande fatica. Tutti e tre in questi ultimi mesi sono riusciti a “arrangiarsi”, come si dice, impiegandosi nell’agricolutra stagionale. Insomma, stanno tornando a vivere, piano piano. Il loro viaggio in quel “Cuore d’Oceano” è ancora lungo, ma sempre circondato di speranza. Ho il cuore di un oceano / e placo la mia tempesta / coi piedi e con la testa / nel ventre della marea.

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