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Nasce ad Arezzo la grande lista civica per l'Italia: guarda i programmi, boccia il libro dei sogni e chiama i cittadini a sostenere un Monti bis.

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Nasce ad Arezzo la grande lista civica per l'Italia: guarda i programmi, boccia il libro dei sogni e chiama i cittadini a sostenere un Monti bis.

Nessuno pensa a un'opera di plastica facciale.

 

 

 

 

Ore 9.30: il centro affari è già un brulicare di persone. Mentre decine di giornalisti, reporter e cineoperatori si preparano, una selva di telecamere si stanno posizionando nello spledido auditorium adiacente alla Camera di Commercio. Tra i commenti dei giornalisti presenti, anche non poche dichiarazioni di meraviglia per la qualità e la bellezza del manufatto che sta ospitando la manifestazione. (Il nome Palazzo dei Congresi sarebbe secondo me quanto mai appropriato...)

All’esterno le antenne satellitari si preparano a di  irradiare il segnale per le dirette TV in tutto il paese. Si respira l’atmosfera delle grandi occasioni. Dopo le dichiarazioni in TV del presidente della Camera, nei giorni passati, siamo tutti consapevoli che potrebbe avvenire qualcosa di molto importante. Mai un evento del genere, avrebbe potuto nell’immaginario di chi lo ha organizzato, cadere in un momento così vitale nella storia della politica italiana. Il regolamento di conti dentro al centro destra è appena cominciato. La sensazione è che il partito di plastica di Silvio Berlusconi, abbia cominciato liquefarsi, non meno dell’alleato storico, la Lega Nord, che è ormai in ginocchio.

La sensazione è di stare per assistere in questi giorni, all’ultimo colossal della parabola del cavaliere, prendendo a prestito un titolo caro a Visconti: La caduta degli Dei. Sondaggi realistici, danno il PDL nella forbice tra il 10 e il 15 per cento. L’armata brancaleone degli inetti, salita negli ultimi 10 anni sul barcone del PDL mentre il vento soffiava in poppa,  stanno rovinando su ciò che resta del centro destra italiano. In questo clima sta per apririsi la convention di Arezzo.

Ore 10.30: Gianfranco Fini sale sul palco, accolto da una lunga standing ovation. Un interminabile applauso, che lo stesso presidente fatica a far cessare: è l’espressione della rabbia, del dolore, del bisogno di rialzarsi, della voglia di cambiare marcia, del bisogno di gridare che il centro destra ancora c’è. Non c’è dubbio che Fini non rappresenti certo il nuovo. Ma nella tempesta che sta sconvolgendo gli equilibri politici, il centro destra ha bisogno di ritrovarsi intorno a qualche icona, a qualche nocchiero che possa affrontare la tempesta. Ci sarà tempo per far crescere nuovi comandanti.  E l’intervento di Fini, appare invece abbastanza sommesso. Non gridato, non aggressivo come era stato dalla Gruber. “Abbiamo sbagliato. Ho sbagliato e per questo chiedo scusa. Ma adesso dobbiamo ricominciare: "Il tempo e' galantuomo, il tempo da' ragione. Quando ci siamo assunti la responsabilità grave di aprire una nuova fase, lo abbiamo fatto in maniera cosciente".

Occorre ripartire dall’Italia. Occorre ripartire dai valori etici, occorre ripartire dai valori della costituzione. La riforma dell’Art.5, ha mostrato tutti i suoi limiti e lo stato deve tornare a vigilare sull’andamento di regioni, province e comuni”. 

Quindi ha affrontato il nodo più complesso, il punto sulla situazione economica. Ha rinnovato la fiducia in Monti, chiamato a svolgere un compito certo non gradevole. Ma dopo gli anni della stagnazione, dell’immobilismo, dello stanco tirare a campare, il paese stava scivolando nel baratro. "Ha ragione il presidente del Consiglio quando dice che la luce comincia a vedersi. Ma dipende anche dalle scelte degli italiani, è importante che Monti dica "se il popolo sovrano riterrà, sono disponibile a continuare". Non è una scelta dei partiti ma di tutti italiani, che oggi spero dicano che non aveva sbagliato chi voleva chiudere una fase e aprirne un'altra. Io e Casini eravamo tra quelli, non per tornaconto ma perchè era una prospettiva difficile ma necessaria". Ha rivendicato la giustezza dello strappo e ha lanciato la campagna elettorale per le prossime politiche: basta promesse mirabolanti, fatte apposta per non essere mantenute. "Con il governo Monti c'è una ritrovata credibilità e si tocca con mano la capacità di fare le riforme, forse impopolari ma inevitabili. Molti, anche tra quelli della maggioranza parlamentare che sostiene Monti, pensano che sia meglio per l'Italia archiviare questo momento quando andremo al voto. È evidente che nascerà un governo squisitamente politico e che chi avrà la maggioranza formerà un governo, ma se gli elettori dovessero archiviare questa fase allora anche la possibilità di risalire sarebbe archiviata".

"Casini e io siamo tra quelli che hanno fatto delle scelte e si sono presi delle responsabilità, non per tornaconto, ma per favorire una difficile e necessaria prospettiva che può essere utile in nome dell'interesse nazionale". Aggiungendo poi che i partiti sono da rinnovare ma non da rottamare: "per onesta' intellettuale bisogna dire che le forze politiche si sono mostrate all'altezza della sfida: non solo l'Udc ma anche il Pdl e il Pd. Questo e' stato un punto di svolta". Ma soprattutto deve essere rinnovata la fede in una nuova etica pubblica, che limiti la possibilità di dover assistere allo sfascio economico delle istituzioni:  "La buona politica non puo' prescindere dai partiti, ma nei partiti ci vuole un cambiamento profondo"

Ore 11: cominciano gli interventi dei relatori. Ciascuno ha a disposizione 7 minuti. Sono rappresentanti del mondo del lavoro: artigiani, agricoltori, giornalisti. Ciascuno porta il suo contributo e spiega le difficoltà della categoria. 

Ore 12: sale sul palco Pierferdinando Casini. Un intervento asciutto quello di Casini. Sintetico e chiaro. Ribadisce i concetti già espressi da Fini: "Io e Gianfranco siamo corresponsabili di ciò che è accaduto in Italia, abbiamo sbagliato e per questo dobbiamo chiedere scusa". Poi si lancia in una difesa appossionata del governo Monti. Rilanciando la candidatura del premier anche per la prossima legislatura. Non ci sono alternative, spiega, all'attuale governo. Chiude l'intervento con una frase un po' sibillina, che sul posto ho compreso in un modo, ma che riascoltandola al telegiornale ne ho tratto un'interpretazione diversa: "Se creiamo un contenitore che sta tra il Pdl e il Pd, alternativo al grillismo, io aderisco a questa lista". Fin qui nulla di nuovo sotto il sole. Ma dietro ad una affermazione a volte in apparenza banale, si nasconde un idea molto più precisa di programma poltico. Cercheremo di capire meglio.

Pomeriggio dedicato agli interventi dei presenti. Con ferreo rigore 3 minuti a ciascuno. Tra gli altri Giulia Bongiorno, presidente della commissione giustizia che diventa portavoce di Fli ed entra nel comitato organizzativo della lista civica per l'Italia (con Salvatore Carruba e Pierluigi Piccini) 

Alle 17 esatte, Gianfranco Fini chiude l'incontro. Il leader di Fli boccia lo "sgangherato bipolarismo" che ha portato solo a divisioni, e dice chiaro: "Se come è mio auspicio (e lo è anche di Pierferdinando Casini), oggi si forma una lista civica nazionale e alla guida del Governo si candida l'attuale premier. Se quella lista vince le elezioni, Monti a palazzo Chigi c'è e ci rimane".

Sul tappeto, resta l'incognita della riforma elettorale che se incide su possibili future configurazioni ed allenze certo non blocca il progetto. Fini è soddisfatto: l'assemblea è stata numerosa e partecipata oltre le aspettative, ora si tratta di continuare ad operare in questa direzione e se il segretario del pdl Alfano, di fatto chiede le sue dimissioni per le critiche a Berlusconi, il presidente della Camera, non solo rivendica la sua correttezza istituzionale, ma alle critiche risponde: "Mi sembra che Alfano più che un'analisi, faccia solo una serie di polemiche. Se e' contento lui delle cose che dice...credo non risolverà in questo modo i problemi del Pdl". Poi chiosa: "Passiamo a qualcosa di un po' piu' serio".


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