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“Renzi è come Craxi”: perché il partito di Repubblica, lancia l’anatema su Matteo Renzi?

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“Renzi è come Craxi”: perché il partito di Repubblica, lancia l’anatema su Matteo Renzi?

Il partito di Repubblica, vero ispiratore della politica del PD, ha lanciato l’anatema contro Renzi il giorno stesso della sua candidatura alle primarie, e lo ha fatto per mano (o per bocca) del guru Eugenio Scalfari.

 

 

 

Un paragone fulminante quello di Scalfari, che ha scovato il parallelismo più distruttivo nell’immaginario comune, un paragone che politicamente non può che essere definito infamante.

In cosa il partito di Repubblica-PD-De Benedetti, trovi un fondamento nell’accostare Renzi a Craxi, abbiamo cercato di capirlo a  fondo. L'interpretazione più probabile è quella enigmistica. Tre verticale: politico di 5 lettere! Ma a parte i giochetti di parole, ci sembra interessante approfondire l’argomento, non tanto a partire da Renzi, che per il momento conosciamo poco, ma invece a partire dai suoi detrattori, ovvero proprio da quella testata che avrebbe la pretesa e l’arroganza di essere la voce più titolata del progressismo in Italia.

Premesso che solo per il fatto che il gruppo Repubblica-De Benedetti lo attacchi, lo rende (almeno ai miei occhi) quasi un eroe. Considero infatti questo, un segnale decisamente positivo e onorevole. Per capire va anche premesso, che il giornale-partito dell’ing. De Benedetti, è da sempre impegnatissimo nel cercare di decidere le sorti del Paese attraverso la sua attività di condizionamento dello schieramento riunito attorno al  PD. Se non si riesce rapidamente a mettergli una cavezza, il giovane puledro Renzi, troppo scalpitante per restare dietro le persiane ad attendere il suo turno, rischia di trasformarsi nella spoletta che fa saltare il banco.

Ma in realtà è una lotta impossibile quella messa in campo dal partito di Repubblica, una lotta contro la storia, una lotta per mantenere l’Italia che conta e che decide all’interno dei salotti buoni in cui si tessono quelle reti di relazioni capaci di imbrigliare ogni attività di rilievo. Una lotta per mantenere la politica dentro una logica cripto-paramassonica di livello nazionale. Una logica che ha permesso a Mediobanca di far vivere o morire soggetti economici, indipendentemente dalla loro sostanza e validità progettuale, una logica che ha spostato pedine nello scacchiere nazionale, senza tener in alcun conto la realtà del mercato, una logica che ha permesso di muovere i fili della finanza casareccia, senza curarsi, per esempio, che il MPS sarebbe affondato nella melma dei debiti. Se è vero che da anni alcune forze politiche cercavano di scardinare il sistema MPS-PCI-DS-PD, è altrettanto vero che in meno di due lustri ci ha pensato baffino a realizzare la brillante operazione. 

Renzi non può rientrare in questo disegno, perché una sua vittoria potrebbe segnare l’inizio di un processo di distacco tra la politica e l'alta finanza nostrana (molto modesta ma assai pretenziosa) e il rafforzamento della politica in genere che sta uscendo da un esperienza, la seconda repubblica, con le ossa rotte. E che è una lotta impossibile, lo si capisce anche dalle spaccature che ormai segnano la redazione del giornale-partito, perchè gli ottuagenari che governano i fili all'interno dei salotti buoni, non riescono più nemmeno a comprendere che sta cambiando il modello interpretativo, un cambiamento che risiede nel mutamento intervenuto a livello globale e che inevitabilmente ha riguardato anche l’Italia. Un cambiamento che nella sponda opposta ha travolto anche il partito azienda, o meglio il suo management, perchè è difficile pensare che si possa ancora esercitare influenze e manovrare la realtà politico-economica, secondo logiche del secolo scorso, quando bastava controllare le poche leve della finanza e della comunicazione. 

 

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