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Sallusti o dei poteri: perchè non condannarlo?

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Sallusti o dei poteri: perchè non condannarlo?

Non sono d'accordo con quanto scrive Paolo Casalini su questa testata.... [Ultimamente sono molto criticato: bene così, il dibattito è il sale della democrazia - Paolo]

 

 

Molto clamore intorno alla condanna, confermata in cassazione, inflitta all'allora direttore di libero per diffamazione a mezzo stampa riguardo un pezzo firmato con uno pseudonimo. Sallusti è stato condannato a 14 mesi di reclusione da scontarsi in carcere, tutta la stampa è insorta contro l'entità della pena e nel merito del reato applicato. Se è certamente possiamo rimanere colpiti dalla pena inflitta, l'atteggiamento della stampa nel suo complesso tende a sminuire l'episodio incriminato. Grande attenzione anche da parte del mondo politico, a conferma che questa è una combine fra i tre poteri (esecutivo, legislativo, giudiziario) ed il quarto potere, quello della stampa secondo la definizione centratissima che ne aveva dato Orson Welles.

Sallusti è stato condannato, e lui non ha mai rivendicato innocenza, in quanto un articolo a firma Dreyfus pubblicato su libero diffamava apertamente un magistrato tutelare riguardo una delicata questione con riverberi di aspetto morale e giuridico.

L'articolo si faceva forte di una serie di menzogne sino ad alterare completamente la realtà dei fatti. Il magistrato ha sporto querela e ha avuto ragione in tutti i gradi di giustizia. Potremmo dubitare di una tale attenzione se il querelante fosse stato un normale cittadino e altrettanto ritenere che un normale cittadino non avrebbe visto il calunniatore condannato con tale pena.

E questo è uno dei tre ordini coinvolti, quello giudiziario.

Il potere legislativo viene coinvolto perché, solo a condanna confermata, tale Farina,deputato del PdL, ha comunicato, con intervento alla camera, di essere l'autore dell'articolo.

Il potere esecutivo viene coinvolto dal legame che unisce Sallusti alla Santanché, già sottosegretario nel governo Berlusconi.

Il quarto potere, la stampa nella sua interezza, ne esce come una corporazione tesa a salvaguardare i suoi membri. La stampa in Italia risponde a logiche politiche in troppe situazioni.

Nel passato avevamo in Rai un canale alla Dc, uno al partito socialista, uno al partito comunista; con l'avvento di Berlusconi, si sono aggiunti tre canali tv orientati a tre diversi elettorati di destra e due quotidiani assolutamente asserviti agli interessi dell'editore, Paolo Berlusconi, fratello di Silvio, già condannato per corruzione, falso in bilancio, truffa ed altro.

Sallusti è adesso direttore de il giornale, che dopo lo fragorosa uscita di Montanelli, è seguito direttamente dalla famiglia Berlusconi. Libero è da anni proprietà della famiglia Angelucci, magnati della sanità, il cui membro Antonio è deputato eletto nel Pdl, attualmente indagato per associazione a delinquere e truffa.

Entrambi questi quotidiani sono specializzati nell'alzare polveroni contro avversari politici, Fini e magistratura in testa, senza uno straccio di prova di reato.

La scelta di pubblicare un articolo così scorretto da parte di Sallusti è degna di una condanna: l'autore era uno pseudo giornalista passato alla politica, già espulso dall'ordine dei giornalisti per i suoi legami con i servizi segreti che trasparivano nei suoi articoli; un soggetto che ha deciso di fare mea culpa tardivamente, in linea con il suo personaggio prezzolato.

Difficile credere che Sallusti non potesse sapere cosa stava accadendo, inoltre la sua compagna onorevole Santanché è membro eminente del PdL, intima della famiglia Berlusconi.

Del resto la frequente presenza di Sallusti e di Belpietro in tutte le trasmissioni non può che collegarsi al loro ambito politico ed economico di riferimento: i loro quotidiani sono alla 17ª e 21ª posizione in ordine alle copie vendute, difficile ritenerli dei quotidiani leader.

Personalmente ritengo che Sallusti meriti un periodo detentivo, in compagnia dell'autore materiale dell'articolo; quanto alla stampa ed alla sua difesa delle proprie prerogative corporative è una battaglia assai complessa.

Certo l'attuale diffusione di media anche cartacei attraverso televisione e Web impone un ripensamento sui danni che arrecano articoli deliberatamente falsati o dolosamente e negligente realizzati: la buona fede è una cosa, ma le mancanze di carattere professionale devono essere punite.

 

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