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La penisola italica? La patria di geni e lazzaroni.

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La penisola italica? La patria di geni e lazzaroni.

 

Con tutto questo bailamme, dal trota al er barman, ci eravamo un po’ dimenticati di Nicole Minetti, quella signorina tutto pepe, organizzatrice di ragazze pronte a tutto, esperta di acconciature e travestimenti e protagonista di filmati in cui sfila praticamente nuda. In fondo in un’Italia ridotta a Babilonia mettere in tenuta adamitica la Minetti per pubblicizzare indumenti da spiaggia vale milioni di euro in termini pubblicitari. Del resto l'imbecillità rappresenta, ahinoi, una risorsa utile per il sistema: se non ci fossero tanti imbecilli in giro non sarebbe così facile trovare un furbone che li seduce. Ecco perché un imbecille è molto più pericoloso di un mascalzone”.

Domenica 30 settembre alle ore 17.00 nella consueta cornice della Sala delle Muse del Museo Nazionale di Arezzo Medioevale e Moderna di Arezzo con ingresso libero e gratuito, ecco presentarsi al Giardino delle IDEE una occasione unica e speciale per discutere con un acuto osservatore del nostro Paese, delle nostre metamorfosi e delle nostre ricchezze, delle risorse inesplorate e delle nostre mille contraddizioni, CORRADO AUGIAS.

La prima esperienza significativa da giornalista è stata nel 1966, quando per la prima volta è andato a vivere a New York.

Scriveva corrispondenze, soprattutto culturali, per il settimanale L'Espresso.

New York e gli Stati Uniti attraversavano allora una fase critica.

Kennedy era appena stato ucciso, suo fratello Robert sarebbe stato assassinato di lì a poco durante la campagna presidenziale.

Nel 1967 cominciava la rivolta dei figli dei fiori in California, con profonde modificazioni del costume che sarebbero arrivate anche in Europa.

Si verificò in quegli anni un grande cambiamento di massa al quale noi italiani in particolare dobbiamo alcuni passaggi verso la modernità, per esempio la conquista del divorzio.

“Ritengo un privilegio aver visto da vicino la nascita di quei mutamenti” ama ricordare Corrado Augias.

Ama inoltre ricordare come il grande scrittore americano Ray Bradbury suggerisse di guardare il mondo come una meraviglia, come una storia ininterrotta.

Questo è esattamente il sentimento che provo nei confronti di ciò che tutti i giorni succede sotto i miei occhi” afferma.

Corrado Augias è senza dubbio uno tra i più autorevoli giornalisti italiani nonché uno scrittore molto amato, come dimostrano i dati di vendita dei suoi libri, sempre nelle prime posizioni della classifica dei saggi più venduti.

“Mi interessa il presente” ribadisce “come un racconto la cui conclusione viene continuamente rinviata, un romanzo di grande suspense di cui sfuggono quasi sempre gli sviluppi, con un finale imprevedibile, la cui sola certezza è che qualunque cosa in ogni momento può accadere. Mi appassiona però anche il passato delle collettività, di noi italiani per esempio, il modo in cui i grandi avvenimenti ci hanno formato, come ci siamo rivelati sotto la spinta dei grandi eventi: debolezze, viltà, eroismo, costanza, il comportamento dei romani sotto l'occupazione nazista, l'Italia liquefatta dell'8 settembre 1943, il boom degli anni Cinquanta, quella disperata energia. Sono convinto che leggendo il passato si possa capire meglio come siamo arrivati ad essere ciò che siamo oggi”.

E in fondo la comunicazione di ciò che sta accadendo, il presente dovunque si verifichi, dovrebbe essere l'essenza della televisione, dei mezzi di comunicazione e tutto il resto dovrebbero essere soltanto accessori.

Quando la TV impiega, in una diretta, tutte le sue potenzialità e cioè contributi registrati, collegamenti esterni, telefonate, filmati d'archivio, ospiti in studio” afferma Augias “si rivela per ciò che è, vale a dire il più potente mezzo comunicativo mai concepito. Trasmette messaggi ad una fascia vastissima di pubblico, dà al presente istantaneo evidenza e velocità senza precedenti”.

Ma sono i libri gli strumenti comunicativi più suggestivi e potenti.

I libri sono per loro natura strumenti democratici e critici” afferma Augias “sono molti, spesso si contraddicono, consentono di scegliere e di ragionare. Anche per questo sono sempre stati avversati dal pensiero teocratico, censurati, proibiti, non di rado bruciati sul rogo insieme ai loro autori”.

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