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Dalla strategia dell’«emergenza» alle pale eoliche

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Dalla strategia dell’«emergenza» alle pale eoliche

 

Sono alcuni anni che assistiamo a certi “allarmi”, periodicamente  rilanciati insistentemente dagli organi di informazione, ma nati in ambienti politici, economici, finanziari, militari ecc.

Quando una scelta viene considerata poco accettabile dall’opinione pubblica, quando si vorrebbero imporre certi provvedimenti, ma c’è il pericolo di una forte resistenza da parte dei cittadini, ecco che si incomincia ad utilizzare la strategia dell’«emergenza». E in emergenza, come insegnava la Protezione Civile di Bertolaso, si possono fare tante cose altrimenti impossibili.

Ricordo alcuni fatti: famoso è stato il dossier confezionato dai servizi segreti angloamericani, dove si dimostrava che Saddam Hussein disponeva di un nutrito arsenale di armi di distruzione di massa. Giornali e televisioni tutti i giorni ci terrorizzavano col pericolo Iraq, fino al punto che, quando Bush decise di attaccare Saddam, le proteste furono minime ed anche l’Italia partì per l’ennesima “missione di pace”. Poi si scoprì la bugia, come è andata a finire lo sappiamo, ma ormai era tardi.

L’anno scorso si è incominciato a terrorizzare i cittadini con l’emergenza “crisi finanziaria”. La colpa era di Berlusconi e pertanto dovevamo toglierlo di mezzo, per far abbassare lo spread e far ripartire l’economia. Al di là che possa piacere o meno Berlusconi, tutti converremo sul fatto che i cittadini-elettori, i quali avevano scelto il presidente del Consiglio, sono stati defraudati dalle pressioni di capi di governo e di stato stranieri, con la complicità del nostro Presidente della Repubblica. Siamo arrivati a Monti e, con la pressione dell’emergenza, sono stati calpestati con scarponi chiodati, diritti costituzionali, diritti acquisiti e tanti altri principi. Salvo ritrovarsi con uno spread altrettanto alto, l’economia al collasso, le tasse alle stelle e scoprire che la colpa, più che di Berlusconi e Tremonti, era dell’Euro e di come veniva difeso dalla BCE. Ma intanto, si è innalzata l’età pensionabile, si è svuotato l’art. 18 e si sono presi altri provvedimenti per cui soffriremo per anni.

Un'altra “emergenza” che ultimamente va di moda a Cortona è quella “climatica”, superabile soltanto con l’istallazione di pale eoliche sulle colline ad oriente della città, in particolare sul Ginezzo. Se uno contesta l’ipotesi  di “parco eolico”, per motivi paesaggistici, estetici, ornitologici, finanziari o di qualsiasi altro tipo, ecco che viene zittito tirando fuori l’emergenza climatica, per cui occorre fare presto, bisogna diminuire la CO2 e pertanto, via alle pale eoliche, e zitti! Si dice che i fatti sono lì, a dimostrarlo, basterebbe vedere l’estate siccitosa che abbiamo appena trascorso.

Ora, che negli ultimi due secoli abbiamo riversato in atmosfera tanti veleni e gas (compresa la CO2) quanto non era accaduto in migliaia e migliaia di anni, è senz’altro vero. Che occorra trovare al più presto un rimedio, è altrettanto vero. Ma che bisogni decidere anche su questi temi, con la pistola puntata alla tempia, non mi sembra il caso. Anche perché, il prendere ad esempio certe bizzarrie climatiche, non sempre è corretto.

Infatti, vorrei sottolineare come, lo studio delle antiche cronache, delle oscillazione del livello del Lago Trasimeno e dei movimenti dei ghiacciai, abbia evidenziato per il periodo che va dal Bronzo Finale al XX secolo, l’esistenza di numerose fasi climatiche, che si alternato ciclicamente. A periodi alquanto piovosi, sono subentrati   periodi molto siccitosi e viceversa. Tant’è che, se in epoca etrusco-romana vi erano case a 50-100 metri dalle attuali linee spondali del Trasimeno - oggi coperte da circa un metro di acqua - nel XVII secolo si arrivò ad un lago esteso fino alla collina di Tuoro (oggi Via del Porto), mentre negli Anni Cinquanta del secolo scorso, il Trasimeno stava diventando una palude, a cui si cercò rimedio deviando alcuni corsi d’acqua verso di esso.

Faccio altri esempi. Sappiamo delle grandi piogge cadute nel 1333 nell’Aretino. Nel 1344, durante l’assedio perugino a Castiglioni, piovve incessantemente per 45 giorni. Conosciamo ciò che accadde nell’agosto 1534 nelle vicinanze di Arezzo: annotò Antonio Sinigardi che piovve così tanto, “cosa non mai più udita, né letta dal Diluvio Universale in qua”. Passano pochi anni e, nel 1540 il medesimo Sinigardi registrò: “Ricordo come questo anno fu un grande sciutto in modo che nissuno de viventi non si ricorda mai el simile, che incominciò d’ottobre 1539 et è durato perfino al novembre 1540”. Pozzi asciutti, mancanza di erba verde ecc. Nel 1583 nevicò tantissimo nel mese di febbraio e la neve rimase fino al 6 marzo. E si potrebbe continuare …

Insomma, concordo con il proverbio che dice: “la fretta è cattiva consigliera”. Quindi, anche se esiste una vero problema ambientale, non credo che questo possa giustificare alcuna decisione affrettata. Nel caso specifico delle pale sulle colline cortonesi, credo che sia giusto sfruttare il più possibile l’energia eolica, senza però trascurare le varie problematiche evidenziate in altri territori, dove le pale esistono già. E se ci sono siti in cui si possa beneficiare delle medesime giornate di vento, ma che non mettano a repentaglio il Paesaggio di un territorio come quello limitrofo ad una città come Cortona, che deve al turismo una buona fetta del reddito dei suoi cittadini,  non vedo perché non utilizzarli al posto del Ginezzo. Rammento che il Paesaggio è tutelato dall’art. 9 della Costituzione Italiana. Se ne ricordino i difensori a “corrente alternata” della nostra Carta.


 

 

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