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I NOSTRI SIMBOLI: Il Serpente (1)

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I NOSTRI SIMBOLI:  Il Serpente (1)

Inizia un viaggio intorno ai simboli più famosi, usati, abusati e traditi. Buona lettura

 

 

Ci piacerebbe inaugurare una serie di articoli in cui, senza pretesa di voler rubare il mestiere agli iconologisti, proveremmo ad addentrarci nella spiegazione di alcuni simboli che ricorrono nella nostra vita. Simboli spesso ambigui, complessi, contraddittori ma sempre vivi nel raccontarci da dove veniamo e quali sono i modelli di rappresentazione della realtà ai quali ci riferiamo. Forse, nel tempo, ce li siamo lasciati sfuggire, abbiamo disimparato a riconoscerli agli angoli delle nostre strade o nelle statue delle nostre piazze, negli affreschi delle nostre chiese e dei nostri palazzi. Proviamo a riprenderceli?

Mi piace immaginare di poter cominciare con il simbolo che, nell’immaginario collettivo, rappresenta per eccellenza l’ambiguità e la doppiezza: il serpente. Un animale inviso ai più ma i cui connotati simbolici negativi sono tutto sommato piuttosto recenti e consecutivi alla narrazione della Genesi Biblica. Qui, il serpente «…la creatura più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal signore dio», offrendo ad Eva il frutto proibito (che non è una mela ma il più attraente frutto della conoscenza del bene e del male, che sarebbe anche consigliabile possedere visti i tempi) diviene il consapevole e suggestivo fautore di tutti i disastri che affliggeranno l’umanità da quel momento in poi [Genesi, 3, 1-24].

Ora, farsi piacere un esserino siffatto non è proprio semplice. Un rettile che ispira strani sentimenti: dalla repulsione alla vera e propria fobia. Basti pensare che l’ofidiofobia (o paura dei serpenti) è, psichiatricamente parlando, la fobia specifica che si presenta con maggior frequenza nella popolazione generale e soprattutto in quella femminile. Peccato però! Nelle civiltà pagane, nella nostra tradizione greco/romana, il serpente richiama a virtù, doti e valori simbolici altamente positivi che – nel timore possa essere portatore di trasgressione – abbiamo dimenticato.

È l’animale che accompagna Athena (Minerva) come personificazione dell’intelligenza e della saggezza. È attorcigliato al braccio della Prudenza. Ed è sempre lui che diventa Uroboros in mano a Kronos, il dio del Tempo, dell’Eternità e della Creazione. E i serpenti attorcigliati nel Caduceo diventano simbolo di pace, di eloquenza, di benessere e di ricchezza nella mani di Hermes (Mercurio). Ne parleremo se vorrete.

Qui voglio invece parlarvi del serpente come simbolo della Salute. Siamo ormai troppo abituati a vedere il Caduceo (vedi immagine qui a fianco) nelle nostre farmacie per fermarci a riflettere su quello che stiamo guardando e se quello che stiamo guardando corrisponde ad una attribuzione simbolica veritiera.

Caduceo: una parola che deriva dal greco karykeion – bastone di comando dell'araldo); è oggetto inscindibile di Hermes (Mercurio), il dio dai piedi alati la cui funzione è quella di messaggero tra il divino e l'umano e come dio dei viandanti e dei commercianti possiede la straordinaria dote di utilizzare le parole per convincere, sedare liti ed intercedere.

La bacchetta di Hermes, originariamente, era un semplice bastone d'oro. Un giorno il dio incontrò due serpenti che si combattevano e, per porre fine alla lite, impose tra di loro il suo bastone. Le serpi vi si attorcigliarono immobilizzandosi. Da questo episodio il caduceo divenne simbolo della pace, di mediazione e di armonia tra i popoli. La più bella descrizione del caduceo si legge negli "Inni Omerici": «[…] lo splendido caduceo della prosperità e della ricchezza, d'oro, trimembre, che ti proteggerà, rendendoti immune, e che rende efficaci tutte le norme delle parole e delle azioni giuste […]» [IV,529-532]. È proprio per la sua dote di "rendere immune" che, forse, è divenuto la rappresentazione iconica della medicina e della farmacia. Alcuni rappresentanti dell’ordine dei Medici e dei Farmacisti sostengono che l'utilizzo di questo simbolo sia improprio in quanto deriverebbe da una distorsione interpretativa: l’immunità rappresentata dal Caduceo non è quella riferita all’immunità dalle malattie ma quella che è riconosciuta, sia in tempo di pace che in tempo di guerra, ai messaggeri che portano dispacci e notizie. Ritengono, quindi, che il simbolo più coerente sarebbe il bastone di Asclepio (Esculapio latino – vedi immagine sopra a sinistra) attorno al quale sta avvolto un serpente.  Anche io propendo per questa versione anche tenuto conto dei tanti iconologisti, fra i quali Cesare Ripa e lo stesso Giorgio Vasari,  che lo hanno sempre confermato nelle loro raccolte di “invenzioni” e di “iconologie” (vedi immagine qui a fianco) dove as abbevera un serpente attorcigliato. Non è infrequente, a tutt'oggi, osservare l'emblema della coppa di Hygieia, in alcune farmacie o come simbolo di alcuni prodotti farmacologici ed erboristici. Proprio ai figli di Esculapio, poi, spettò il compito di seguire e di addestrare gli “asclepiadi” (medici – il più noto dei quali risulta essere indubbiamente “Ippocrate”) all’interno dei tempi dedicati ad Asclepio  (noti come Asclepion). In Italia un grande Asclepion (di cui non rimane nulla se non la funzione quasi interamente dedicata alla cura) è l’Isola Tiberina (detta anticamente Insula
Æsculapi). Si narra infatti che nel 293 a.c. Roma fu colpita da una grave epidemia (peste?). I saggi si riunirono in consiglio ed i “Libri Sibillini” rivelarono che Roma si sarebbe liberata dalla pestilenza solo trasferendo dal Tempio di Epidauro la statua di Esculapio. I romani vi si recarono e mentre  
contrattavano con i sacerdoti del tempio per il trasferimento della statua, un SERPENTE uscì dal recinto sacro e spontaneamente si imbarcò sulla nave dei romani attorcigliandosi sull’albero maestro. Fu il segnale divino che il dio erasociato alla salute non compare mai il Caduceo ma un gallo (lo stesso che Socrate prima di morire fece sacrificare nel tempio di Asclepio) e un serpente, solo uno, generalmente attorcigliato attorno ad un bastone. Esculapio è un semidio, figlio del dio Apollo e della mortale Coronide. Dopo essere stato ripudiato dal padre (che ne bruciò la madre colpevole di non amarlo e di preferirgli un semplice uomo) fu allevato dal centauro Chirone che lo addestrò anche all’arte medica. La sua capacità curativa, dopo la morte avvenuta per mano di uno Zeus preoccupato e geloso della sua capacità di guarire e di far resuscitare i morti, passò alle sue tre figlie Panacea [Пανάκεια – "guarigione universale"], Iaso [Ίασώ – la "guaritrice"] e Hygieia [Ύγίεια – "salute", dal cui nome deriva la parola Igiene] alla quale si accompagnano gli attributi della coppa dove si abbevera un serpente attorcigliato. Non è infrequente, a tutt'oggi, osservare l'emblema della coppa di Hygieia, in alcune farmacie o come simbolo di alcuni prodotti farmacologici ed erboristici. Proprio ai figli di Esculapio, poi, spettò il compito di seguire e di addestrare gli “asclepiadi” (medici – il più noto dei quali risulta essere indubbiamente “Ippocrate”) all’interno dei tempi dedicati ad Asclepio (noti come Asclepion). In Italia un grande Asclepion (di cui non rimane nulla se non la funzione quasi interamente dedicata alla cura) è l’Isola Tiberina (detta anticamente Insula Æsculapi). Si narra infatti che nel 293 a.c. Roma fu colpita da una grave epidemia (peste?). I saggi si riunirono in consiglio ed i “Libri Sibillini” rivelarono che Roma si sarebbe liberata dalla pestilenza solo trasferendo dal Tempio di Epidauro la statua di Esculapio. I romani vi si recarono e mentre contrattavano con i sacerdoti del tempio per il trasferimento della statua, un SERPENTE uscì dal recinto sacro e spontaneamente si imbarcò sulla nave dei romani attorcigliandosi sull’albero maestro. Fu il segnale divino che il dio era favorevole ai romani ed alla fine della pestilenza. Ripresero il male alla volta di Roma e nei pressi dell’isola Tiberina il serpente (che nel frattempo se la godeva attorcigliato all’albero maestro) decise di sbarcare e là dove il dio aveva scelto di dimorare i romani costruirono in suo onore un tempio che conclusero nel 289 a.c., anno in cui la pestilenza si fermò. Di fronte al Tempio fu innalzato un obelisco in ricordo del serpente attorcigliato sull’albero maestro della nave. L’isola divenne, come ogni altro tempio di Esculapio, anche un luogo di cura (lo è ancora oggi con i suoi 3 ospedali). Dove campeggiava il tempio di Esculapio sorge, attualmente la basilica di San Bartolomeo (ricordatevi il nome del Santo), voluta da Ottone III nel 983 per ospitare le reliquie del Santo. Il tempio fu abbattuto insieme all’obelisco (ne rimangono alcuni resti, non visionabili, al museo Archeologico di Napoli). 

Il serpente simbolo di Esculapio è l'Elaphe Longissima (noto in Italia come Saettone, in Toscana come Frustone – vedi immagine a fianco). È un esemplare molto comune nei nostri boschi; ha un colore tra il marrone ed il verde e supera non raramente i 2 mt di lunghezza . Non è velenoso. Ha un comportamento schivo e non aggressivo ed il suo morso (essendo privo di denti) non provoca alcun dolore. In epoca romana era più noto con il nome di Colubro Æsculapis (dal nome del Dio della medicina) ed era legato alla credenza che la sua presenza in un giardino (o all'interno di una casa) andasse rispettata perché, si supponeva, potesse garantire ai suoi abitanti una buona salute e la salvaguardia da molte malattie. Si pensa che all'interno di ogni Asclepion fossero presenti dei recinti sacri nei quali venivano conservati e curati i serpenti che avevano un ruolo fondamentale nei rituali di guarigione. Il paziente, infatti, veniva accompagnato dai parenti all'interno dell'Asclepion e portava in dono un gallo da sacrificare. Qui si addormentava grazie all'intervento del dio (è fondamentale ricordarsi che uno degli attributi di Asclepio è il papavero, dal quale – com'è noto – si estrae l'oppio. È quindi plausibile immaginare che il sonno fosse indotto farmacologicamente). Al loro risveglio molti pazienti narravano che durante il sonno avevano avuto modo di conoscere il dio che si era presentato loro nelle sembianze di un grande serpente.

Nel 1992, nella rivista The Lancet (qui ) sono apparsi i risultati di una particolare ed interessantissima ricerca. Alcuni ricercatori italiani dell’università di Cassino [Angeletti, Agrimi, Curia, French e Mariani Costantini] hanno appurato che la saliva del saettone contiene un ormone (EGT). È contenuto in grandi quantità nel suo esofago e nelle ghiandole salivari e ha la capacità di ricostruire efficacemente ed in maniera straordinaria l’epidermide lesionata da bruciature o da escoriazioni gravi.

Ecco che una ricerca scientifica conferma in parte le visioni oniriche dei pazienti degli Asclepion: probabilmente i serpenti che vedevano in sogno e che mordevano le loro parti malate erano reali, i sacerdoti/medici tentavano attraverso la saliva del serpente di curare il curabile; forse non sempre la cura riusciva ma è anche vero che aveva un minimo di base scientifica inconsapevole o frutto della sola esperienza.

Ed ecco anche spiegata la presenza della chiesa dedicata a San Bartolomeo (il martire scuoiato vivo) al posto del tempio e dell’obelisco dedicato ad un serpente che avrebbe aiutato non poco il santo a riparare la sua pelle.

 

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