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Lettere alla redazione. Pensare e crescere non è un privilegio di chi ha avuto solo come riferimento il comunismo sovietico.

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Lettere alla redazione. Pensare e crescere non è un privilegio di chi ha avuto solo come riferimento il comunismo sovietico.

Parlo da cittadino, sostenitore di Futuro & Libertà

 

 

 

Pochi giorni fa il Presidente della Camera Fini è venuto ad Arezzo su invito di una associazione,

Ha anche colto l'occasione per salutare le istituzioni locali, prima di andare al convegno.

I consiglieri del M5S non hanno partecipato all'incontro in comune, esprimendo così la loro contestazione nei confronti di una figura che ritengono responsabile, insieme a numerose altre del declino, della politica italiana. Metodo di contestazione assolutamente civile, confermato dalla presa di distanza nei confronti di un loro militante per parole inammissibili usate nei confronti del Presidente della Camera.

Fini è stato fatto oggetto di  altre contestazioni, urlacci assai maleducati da parte di esponenti de La destra. Erano presenti anche militanti della Lega nord e di un gruppo che si fa chiamare partito delle cicale. L'epiteto più carino urlato nei confronti di fini era “traditore”.

In altre sedi si è utilizzato anche il termine incoerente. Si può immaginare una certa vicinanza fra i due significati, personalmente ritengo la coerenza una pecca più frequentemente che un pregio, in quanto l'evoluzione, in tutti i settori, avviene soltanto mettendo in dubbio un punto fermo indicato da altri.

Più complessa è la riflessione intorno al concetto di tradimento dove la religione cattolica ha costruito un immaginario legandolo alla figura di Giuda; per chi non si accontenta della superficialità è evidente che la figura di Giuda è una delle più interessanti del nuovo testamento, fondamentale per il disegno vangelico, e che Giuda si sente tradito a sua volta, arrivando a suicidarsi per il comportamento maligno dei maggiorenti ebraici.

Quindi secondo me una accusa pretestuosa, come altre tipo la storia della casa di Montecarlo e le polemiche sulla scorta a tutela della terza carica istituzionale della Repubblica italiana: evidenti tentativi di infangare un avversario politico..

Ho apprezzato quando nel 1995  Fini concluse l'esperienza del MSI per intraprendere un percorso ove la destra si poneva come parte attiva della società italiana. Altrettanto ho apprezzato il suo (pur tardivo) distacco da Berlusconi, preceduto e seguito da riflessioni che qualcuno, a fini elettorali, voleva posizionare nella corrente di pensiero della sinistra italiana; pensare e crescere non è un privilegio di chi ha avuto, sino a pochi anni fa come riferimento il comunismo sovietico.

Poiché, generalizzando, solo gli imbecilli non cambiano idea, apprezzo chi sviluppa il suo pensiero. Le posizioni di Fini hanno messo in evidenza i limiti di uno pseudo-liberismo all'italiana e perciò i media riconducibili a Berlusconi hanno cercato di sminuirne la figura.

Mi sembra inoltre che le posizioni di Fini sulla casta siano trasparenti; certo non dimentico che da trent'anni Fini ne fa parte, ma sono stati proprio i partiti più numerosi a bocciare le proposte di Fli sulla riduzione dell'indennità dei vitalizi e sulla modifica e controllo al finanziamento pubblico ai partiti.

Non è facile acquisire visibilità per un movimento politico che non dispone di risorse ed il cui leader svolge, secondo me bene, una funzione istituzionale; come aderente di Fli sono fra coloro in attesa della illustrazione delle strategie per le prossime elezioni politiche.

La Repubblica italiana è stretta nella morsa dei due partiti di maggioranza relativa, che probabilmente non rappresentano più la realtà attuale, e che ancora non hanno partorito una legge elettorale diversa dalla attuale; il sistema degli scambi fra legge sulle intercettazioni e altre norme sta portando l'Italia verso il disinteresse alla politica, nello svilupparsi di formazioni che fanno dell'antipolitica la loro bandiera: la politica è indispensabile, mentre corruzione, clientelismi, interessi personali niente c'entrano.

Il quadretto politico elettorale aretino si è scomposto, Fanfani può solo cercare sbocchi romani, ma non è il solo in ambito PD; da qui la guerra intorno alla provincia, in verità tutta interna al PD.

Ma quando mai si può accettare che il presidente della regione, colui che vuole azzoppare la provincia di Arezzo, vada a parlarne col coordinamento provinciale del PD, davanti ai sindaci del PD, agli esponenti del PD insediati su poltrone di aziende municipalizzate, nella sede stessa del PD aretino?  Questa non è politica, questo per me è tradimento nel senso letterale del termine, il tradimento della volontà popolare.

Lettera firmata

 

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