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Un certa idea del territorio. Se anche il governo dei tecnici ci dà ragione

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Un certa idea del territorio. Se anche il governo dei tecnici ci dà ragione

Se anche il governo dei tecnici ci dà ragione Tra le sgangherate reazioni dell’Assessore Lorenzoni alle nostre prese di posizione sulla politica urbanistica del Comune di Bibbiena, una ci ha particolarmente colpito e preoccupato.

 

“Spero che il Consiglio Comunale scelga la via del progresso, dello sviluppo, del lavoro, della valorizzazione, del recupero, e non la CONSERVAZIONE e la CHIUSURA che voi ed i vostri amici vogliono per il Casentino”.

Insomma, dopo che ormai non solo in Italia, ma in tutta Europa si è constatato con mano il fallimento delle politiche liberistiche nell’uso del territorio, Lorenzoni (e la Giunta Bernardini) ce le ripropongono come progresso. Se non vogliamo parlare dell’Italia, basta pensare a quello che è successo in Spagna, l’ultima grande illusione di “progresso” liberalizzando l’uso de territorio nella convinzione che così si sarebbero abbassati i costi. Risultato: prezzi altri, territorio devastato, bolla immobiliare, crisi drammatica!

Oggi è lo stesso governo di tecnici (che noi non amiamo particolarmente) a porsi il problema, non degli inguaribili comunisti! L’ultimo Consiglio dei ministri ha varato un importante disegno di legge, il cui “obiettivo principale è di garantire l'equilibrio tra i terreni agricoli e le zone edificabili ponendo un limite massimo al consumo del suolo e stimolando il riutilizzo di zone già urbanizzate”.

“Lo scopo è quello di garantire uno sviluppo equilibrato dell'assetto territoriale e una ripartizione calibrata tra zone suscettibili di utilizzazione agricola e zone edificate; …… viene incentivato il recupero del patrimonio edilizio rurale per favorire l'attività di manutenzione, ristrutturazione e restauro degli edifici esistenti……. si abroga la norma che consente che i contributi di costruzione siano parzialmente distolti dalla loro naturale finalità (consistente nel concorrere alle spese per le opere di urbanizzazione primaria e secondaria) e siano destinati alla copertura delle spese correnti da parte dell'Ente locale; si abroga inoltre la norma che prevede che una percentuale dei proventi delle concessioni edilizie e delle sanzioni previste dal Testo Unico in materia edilizia sia utilizzata per il finanziamento delle spese correnti dell'ente locale. Il fine è quello di disincentivare l'attività edificatoria sul territorio”.

D’altra parte la “mitica” Germania l0ha bgià approvata una legge di tal genere. Ed è il Sole-24ore (giornale della Confindustria) a ricordarci “che se tutte le previsioni edificatorie conquistate con tutte le deroghe imposte dall'economia liberista si concretizzassero, città come Brescia o Bergamo avrebbero al 2020 una quantità di case invendute pari alla popolazione residente. Città fantasma che nessuno abiterà mai!”...

Questa è la cultura che dovrebbe guidare una buona amministrazione, tanto più in un territorio sensibile come quello del Casentino. Purtroppo questa sensibilità, mentre altrove si è andata progressivamente affermando, fino a raggiungere il governo dei tecnici, in Casentino, non solo a Bibbiena, abbiamo assistito ad un arretramento culturale, ad una perdita di una sana visione del territorio. Se l’ultima variante del Comune di Bibbiena è il volto sfacciato ed arrogante della delegittimazione di ogni idea di pianificazione equilibrata per dare il via ad una generalizzata cementificazione anche delle zone agricole, non possiamo nasconderci che la tendenza ad utilizzare l’urbanistica come macchina per far soldi e ripianare bilanci è diventata prassi anche di altri comuni casentinesi. Per esempio certi insediamenti di Poppi nella fascia pedecollinare di Ponte a Poppi o in alcune frazioni di montagna seguono la stessa logica. Così come ancora ci stiamo domandando il senso e l’utilità di quella serie di villette a schiera che fanno da anello all’albergo Miramonti alla Consuma nel Comune di Montemignaio!

Tutto questo, però, esprime una esigenza: dovremmo uscire dalle polemiche spicciole ed affrontare seriamente il problema, insieme, tutti i Comuni, tutte le forze politiche. Perché il Casentino non può essere più un insieme di fazzoletti di terreno a disposizione delle scorrerie del primo assessore che capita, convinto di essere il nuovo padrone del mondo al di sopra di tutti e al di fuori di ogni controllo.

SEL Casentino

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