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E le stelle stanno a guardare…

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E le stelle stanno a guardare…

La nostra più importante manifestazione sta spegnendosi. Le partite Iva, l’unico dato aritmetico certo, sono passate da 400 a poco più di 320. Molti espositori cercano di vendere o liquidare la loro posizione.

 

 

Cosa sta succedendo alla nostra più importante manifestazione? Perché attira sempre meno interesse? Cosa possiamo fare per riportarla a più antichi fasti? Dicono che è colpa della crisi, ma perché non usare la crisi come motore per rilanciarla? E cosa sta accadendo dentro all’Ente Fiera?

Iniziamo dalle curiosità: il sito internet. Esiste un portale dotato di tutti i crismi della ufficialità, compreso il patrocinio delle istituzioni: il logo del Comune di Arezzo, quello della Provincia, di Banca Etruria, della Camera di Commercio e della vecchia APT. L’indirizzo per raggiungerlo è il seguente www.arezzofieraantiquaria.org , ma sorprendentemente, se cercate di aprire il portale, una specie di popup automatico vi reindirizza dopo nemmeno 3 secondi, su un'altra pagina, “non ufficiale” sempre relativa alla Fiera dell’Antiquariato. Per pura curiosità sono andato a vedere chi ne fosse il proprietario. Ho così scoperto che il portale, che per comodità definiamo “fantasma”, ha sede in Olanda, e il proprietario effettivo risulta schermato (almeno coi miei modesti mezzi. Se i nostri hacker scopriranno di più ce lo faranno sapere). 

Il sito istituzionale è fermo al 2011, mentre quello “fantasma” è aggiornato al 2012. Poi esiste un terzo sito, anche questo non ufficiale: Omaggio alla Fiera Antiquaria www.fieraantiquaria.org. Poiché Google lo mette ai primi posti in una eventuale ricerca,  verrebbe facile pensarlo come il portale ufficiale. In realtà non viene più aggiornato dal 2008 e contribuisce a rendere quanto mai squallida l’immagine della nostra manifestazione più importante. Strani giochi di chiaroscuro intorno all’immagine della Fiera.  

Dopo aver giocato un po’ col web e con questi strani movimenti, è il momento di parlare un po’ della Fiera e soprattutto di cosa possiamo fare  per arrestare il declino che lentamente la sta facendo morire. 

La crisi è certamente responsabile del calo di interesse. Meno soldi, uguale meno clienti, uguale meno affari. Ma c’è un aspetto che potrebbe risultare decisivo a ribaltare i rapporti di interesse. In un momento di crisi, è intuibile che sale la necessità per famiglie e cittadini di disfarsi del surplus (ma non solo) custodito in casa. Magari anche solo della credenza della nonna ritrovata nella soffitta. Superare il limite della burocrazia, che concede solo ad ambulanti la possibilità di esporre le proprie mercanzie, ma ampliare anche a semplici cittadini la possibilità di accedere a spazi predeterminati, potrebbe arricchire enormemente l’offerta, risvegliando l’interesse per un mercato che sta diventando sempre più asfittico. La Fiera avrebbe così anche un ruolo sociale: affrancare chi si trova nella necessità di recuperare un po’ di liquidità, dal vincolo del mercante di antiquariato, riportando alla libera contrattazione il valore di un bene spesso custodito in casa per decenni.

Arezzo potrebbe diventare un esperimento di mercato dell’antiquariato d’avanguardia, unico  che io sappia certamente nel centro Italia. La premessa è che tale iniziativa avrebbe bisogno di adeguata pubblicità: a cosa serve infatti spendere per sponsarizzare la Fiera ad Arezzo? Gli aretini non hanno bisogno di sapere che c’è la fiera: lo sanno benissimo da soli. E’ oltre i limiti provinciali e regionali che bisogna investire, alla ricerca di clienti e di mercati che ridiano vigore alla nostra manifestazione. Forse c’è bisogno di fantasia e creatività (e anche un po' di trasparenza), per ridare fiato alla nostra economia, che al contrario pare sempre più ripiegata in se stessa.

 

 

 

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