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Arezzo Fiere e Congressi sento odore di CAC.

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Arezzo Fiere e Congressi sento odore di CAC.

Non mi fraintendete, mi riferisco alla passata denominazione della struttura e organizzazione fieristica di Arezzo.

 

 

Già qualche giorno fa mi ero occupato delle tensioni intorno all'aumento di capitale di Arezzo fiere e congressi. Tensioni intorno ai capitali necessari per allontanare l'azione legale di parte del costruttore dell'immobile, problemi circa i redditi generati dall'attività fieristica, complesse dinamiche che coinvolgono i soci a caratteri istituzionale (regione, comune, provincia). Ma l'assemblea si avvicina ed una soluzione deve venire fuori. Le dichiarazioni dei giorni scorsi hanno gettato acqua sul fuoco, anche se nessuno può smentire quanto affermo; la Camera di Commercio, per parola del suo presidente, si è dichiarata pronta a sottoscrivere interamente l'aumento di capitale necessario per superare le difficoltà.

E' giusto e ragionevole che la sola Camera di commercio si impegni al completamento di questa opera?

È giusto e ragionevole che questa struttura fieristica spenda 12 euro per ricavarne 11?

In entrambi i casi la risposta è no, ma con prospettive diverse.

Questa opera viene appaltata nel 2007, viene previsto l'ampliamento dello spazio espositivo, una sala conferenze e altri lavori per un importo prossimo ai 30 milioni di euro. È marginale ricordare, a questo punto, come questa struttura sia nata su spinta di una associazione di categoria, col benestare delle altre in quanto la regione Toscana avrebbe immesso il 50% del capitale, in un momento in cui l'intero settore delle fiere stava rivalutando il suo percorso. Dicevano fosse il "volano dell'economia aretina"!!

Il restante capitale passa a Camera di commercio, Comune, Provincia, marginalmente a istituti di credito. Le aziende orafe aretine, che pure è hanno contribuito obbligatoriamente al capitale, non vengono prese in considerazione: per loro decide qualcun altro.

Con l'occasione viene stabilito che la precedente separazione, tra società immobiliare Centro Affari e Convegni (CAC) e società di gestione eventi (Centro Promozioni Servizi), non varrà in futuro, con la costituzione della società unica, Arezzo Fiere e Congressi.

Qualche categoria ritiene indispensabile sfruttare l'occasione che si presenta grazie ai soldi della regione Toscana, ma non vengono affrontati i problemi di lunga data propri di CAC e CPS. Queste strutture sono nate male e sono andate avanti peggio, la lottizzazione ne ha fatto dei luoghi dove sistemare amici e parenti. Il vecchio PCI, ci sistemò anche due sudamericani, affidando in maniera impropria l'incarico di fotografo ad una persona gradita, fregandosene delle corrette procedure. A trent'anni di distanza, questo ricchissimo contratto di collaborazione ancora sussiste: pare un miracolo alla luce dei fallimentari risultati di bilancio, ma come dimenticare che Patrussi, Nicchi e Polli sono stati fra i presidenti di quelle “aziende”?

L'immobile destinato alle esposizioni è quasi completo, c'è un bel auditorium (peccato che il Comune abbia scelto di farne, a scopi elettorali, dei modesti triploni), occorre completare i servizi di supporto: i soci, precisamente comune e provincia, devono dare seguito all'impegno ad integrare il capitale sociale così da chiudere le pendenze in corso con il costruttore Salini e mettere la struttura in piena operatività.

Qualcun'altro dovrà valutare come Arezzo fiere e congressi sia arrivata ad avere un capitale 6 volte maggiore di FieraVicenza, che molti aretini ben conoscono, ossia ad avere lo stesso capitale di Fiera Milano (Fiera Milano!!!): capire se i costi per i servizi siano giustificati, e prendere decisioni.

La situazione, a questo punto, non concede vie di uscita: se si è fatto 30 servirà fare 31, se si è fatto 31 occorre fare 32.

Anche nel passato si erano registrati bilanci in negativo, ma con l'arrivo della nuova gestione i numeri sono precipitati: Arezzo fiere e congressi con questo management finisce male, aumento dei costi in servizi e personale non bilanciato da un aumento dei ricavi, la cosiddetta gestione caratteristica è così negativa, che gli istituti di credito stanno alla larga. Del resto, quando i costi per servizi combaciano coi ricavi espositivi, quando si ignora il peso degli ammortamenti, quando il costo pel personale cresce esageratemente, è facile fare il conto della serva.

Alle cattive abitudini del passato si sono aggiunte le cattive abitudini del presente, il profondo rimaneggiamento del piano industriale e delle persone sono indispensabili per mettere questa azienda in grado di mantenersi e svilupparsi. Coi bilanci si può cercare di dissimulare la realtà, buttare fumo negli occhi dei profani, ma per chi sa leggere i numeri, le chiacchiere stanno a zero. Realtà ben più importanti e solide di quella aretina, hanno sviluppato alleanze con altri poli fieristici, anche esteri, per proporre format con buon rapporto di costi/ricavi; gente che con la valigina in mano va a presentare struttura e iniziative e non certo gite di piacere mascherate con risibili motivazioni.

Questo management, che non ha neanche credibilità sul territorio aretino, ha semplicemente sfruttato l'esistente settore orafo e trascurato l'importanza di sviluppare notorietà ed opportunità per il manifatturiero della provincia di Arezzo.

Trovare una soluzione di finanziamento per il completamento dell'opera, significa non prosciugare la Camera di Commercio che altrimenti non potrà dedicarsi a investire sulla residua promozione delle imprese del territorio; ma significa anche contemporaneamente ritrasformare Arezzo Fiere Congressi, cessando quei rapporti che non arrecano alcun beneficio alla stessa, individuando nuovi soggetti che si impegnino e traggano utile dal risultato del loro lavoro, come avviene in una qualunque impresa privata che si rispetti.

Semplice!

 

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