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Intervista al capogruppo del PDL Francesco Francini

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Intervista al capogruppo del PDL Francesco Francini

 

 

 

E' nato un gran diabattito intorno all'accorpamento delle province. Pensi che siamo ancora dentro alla legalità e allo stato di diritto?

Il 6 Novembre la corte costituzionale si pronuncerà sul ricorso presentato da alcune regioni: la questione è se è possibile o no, con legge ordinaria, senza una revisione della costituzione, svuotare le province di funzioni amministrative attive ed abolire l’elezione popolare (notare che il governo Berlusconi aveva ipotizzato un DDL costituzionale).

Quindi non sei contrario di principio...

Sono favorevole al riordino del sistema istituzionale ed in questo contesto sembra aver preso una piega definitiva il dibattito lungo 50 anni della impossibile coesistenza delle regioni e della province a danno di queste ultime. Siamo sempre stati favorevoli all’abolizione delle province, che ormai vivono di fatto di funzioni delegate e di pochi interventi diretti, ma siamo ancora di più contrari alla permanenza in vita di tutti quegli organismi, agenzie, consorzi, enti , inutili ,costosi e inefficaci (il costo vero delle province non sta nei costi dei consigli e delle giunte, ma in tutto quello che hanno creato). Siamo sicuri che per gestire le competenze che rimarranno alle nuove province, non si ricreino tutti questi enti che questa volta sarebbero ancora di più incontrollabili per gli elettori perché dipendenti da un organismo di secondo livello?

Dove si gioca la partita?

Le prossime province saranno enti di secondo livello perciò politicamente molto deboli ma la vera partita si gioca su tutto il contorno: permanenza di uffici statali, direzioni sanitarie ecc.

Si parla spesso di scarsa efficienza di questo meccanismo...

La vera partita si gioca sull’efficienza e qui abbiamo grandi perplessità perché la stessa classe dirigente PD che oggi si straccia le vesti per difendere la provincia è la stessa che in questi anni ha ceduto parti consistenti di sovranità nel campo dell’energia, dei trasporti, della sanità, che ha accettato supina soluzioni al ribasso in cui in cambio di qualche poltrona e sedi senza importanza ha già ridotto la nostra terra a provincia di qualcun altro. Prima ci hanno già reso senesi e fiorentini nelle cose che contano, ora ci danno il colpo di grazia

Siete pronti a dare battaglia ?

Vogliamo collaborare a questa battaglia perché vi vediamo la grande occasione di mettere in discussione questo modo di governare. Perché si dovranno ripensare le politiche delle infrastrutture, della formazione (visto che sono finite le vacche grasse degli enti di formazione foraggiati dalla sinistra ma che hanno formato pochi) delle politiche di sviluppo in cui finalmente si dovrà dire su quali settori può puntare Arezzo.

Attenzione al campanilismo però... 

Questa disputa per la provincia ha fatto rinascere un sano orgoglio di appartenenza in molti, anche in quelli lontani dalla politica (vedi il successo del nostro gazebo al mercato ma anche di quello del sindaco) l’unico modo per non deluderlo è costruire un ente che sappia accompagnare un vero sviluppo di Arezzo facendo tesoro degli errori del passato.

Sei preoccupato?

Motivo di grande preoccupazione è la situazione di confusione e conflittualità in cui si trova il PD: in altre circostanze ci avrebbe fatto piacere ma adesso temiamo che trascini nelle sue dispute interne una questione di tutti e l’atteggiamento del presidente Rossi di confrontarsi su questi temi solo “in casa” (feste dell’Unità e direzioni di partito) come ha fatto a Siena, ad Arezzo ,a Prato confermano questo atteggiamento padronale che stigmatizziamo e che ci fa chiedere ai rappresentati in regione ed in parlamento del PD, “ma voi con chi state?”. Riconosciamo che il PD aretino ha dimostrato coraggio, ma sembra che questo coraggio sia in realtà un atto riparatorio rispetto ad un PD regionale pronto invece ad affondarci. Non vorremmo che alla fine tutto questo lavoro cadesse vittima di fuoco amico…..perché le elezioni si avvicinano

 

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