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Consiglio Comunale 13 settembre 2012: “In ogni caso, Arezzo capoluogo. O da sola o di un'area vasta”

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Consiglio Comunale 13 settembre 2012: “In ogni caso, Arezzo capoluogo. O da sola o di un'area vasta”

Seduta straordinaria del Consiglio Comunale dedicata alla discussione sul progetto di riordino delle province che, a seguito dal decreto legge cosiddetto sulla “spending review”, è attualmente oggetto di alcune proposte della Regione Toscana che hanno sollevato ad Arezzo forti polemiche.

 

 

Il Presidente dell'assemblea Luciano Ralli ha subito annunciato che il Sindaco “si trova in questo momento a un incontro con il Governatore Rossi e i sindaci delle città toscane capoluogo dove con determinazione continuerà a sostenere ogni progetto che vada incontro agli interessi della città. L'urgenza di questo Consiglio Comunale è data dalla legge che prevede passaggi obbligati che vanno a iniziare in questi giorni presso il Consiglio delle autonomie locali e il Consiglio Regionale.

Il decreto statale convertito nella legge 135 del 7 agosto 2012 - ha proseguito Ralli - prevede il riordino delle province nelle regioni a statuto ordinario sulla base di requisiti minimi quali dimensione territoriale e popolazione. È chiaro che un riordino del genere avrà ricadute sui comuni in termini di redistribuzione delle funzioni. Le province, sulla base dell'altro decreto, il cosiddetto 'salva Italia', non saranno più elettive ma enti di secondo livello con consiglieri nominati dai comuni e ridotti notevolmente nel numero. Tale riorganizzazione territoriale sembra trascurare considerazioni attinenti alla qualità dei servizi da offrire al cittadino.

Comunque, la Provincia di Arezzo si trova in una particolare condizione: ha il requisito della dimensione territoriale mentre quello della popolazione è sfiorato sulla base di alcuni dati e raggiunto sulla base di altri. In ogni caso, sia che resti autonoma sia che venga accorpata ad altre, Arezzo dovrebbe restare capoluogo e le previsioni legislative sostengono proprio questa soluzione. Bene, tale suddetta soluzione sembra messa in discussione da esponenti della Regione Toscana che hanno parlato di un'unica provincia Arezzo-Siena-Grosseto con Siena capoluogo. Un'eventualità che sarebbe una sciagura. Ecco allora che un segnale inequivocabile della massima assise cittadina prima che inizino i lavori degli organi competenti è importante. Questo Consiglio Comunale è pronto ad assumere decisioni storiche perché storiche saranno le successive decisioni che il Governo prenderà in merito. Ideali politici diversi non possono impedire questo segnale a difesa della comunità. Non siamo dinanzi a orgoglio auto-referenziale o a campanilismo ma a una battaglia autentica per la difesa di una storia, di una competitività, di posti di lavoro”

Roberto Barone per l'Idv è stato il primo a intervenire: “a livello parlamentare, l'Idv presentò lo scorso anno una proposta di abrogazione totale di tutte le provincie d'Italia. Proposta che venne bocciata. Una successiva raccolta firme è stata attivata per una proposta di legge di inziativa popolare con lo stesso oggetto. Vediamo che fine farà questa.

L'impianto normativo del Governo Monti è dunque da criticare fortemente, riteniamo che la spending review sia basata su tagli che non tengono conto di alcuna specificità e non salvaguardano principi e valori. Questa spending review è stata approvata da Pd, Pdl e Udc e oggi stiamo discutendo delle ricadute aretine di questo loro voto. Non era allora meglio per quei partiti esprimere la loro contrarietà in Parlamento senza invece dire sempre 'sì' alle richieste di voto di fiducia del presunto governo tecnico? Ho preparato una mozione che nella sostanza esplicita meglio certe critiche all'impianto normativo e spinge verso una differente richiesta. Preferiamo che Arezzo faccia parte di una realtà aggregata: è il primo auspicio. Con Arezzo capoluogo. Consideriamolo prioritario e solo in subordine chiediamo che Arezzo possa rivendicare il ruolo di capoluogo di provincia autonomo. Non dimentichiamo che la provincia manterrà praticamente 2 funzioni e solo 10 consiglieri compreso il presidente. Quindi quando difendiamo Arezzo contro Siena, la difendiamo per fare cosa? In questo contesto può dunque essere meglio pensare a una realtà aggregata che riesca a fare massa critica. E non dimentichiamo che il problema è nato dentro il Pd e che fino a un mese fa levate di scudi di esponenti di questo partito non ce n'erano. Se invece qualcuno aveva fatto le sue rimostranze nelle sedi opportune non avremmo dovuto essere convocati qui stamani. Infine: ‘Arezzo mai sotto Siena’? Questi slogan nel 2011 non dovrebbero esistere, mantenersi nel campanilismo mentre parliamo di Europa e di dimensioni continentali dei problemi appare limitativo”.

Marco Tulli (Sel): “colgo l'occasione per riflettere su quanto sta avvenendo. In un'intervista televisiva, Pier Paolo Pasolini chiedeva e si chiedeva: qual è la differenza tra sviluppo e progresso? Pasolini rispondeva: lo sviluppo attuale è in mano in Italia a determinate lobby, alle banche. Il progresso è qualcosa di diverso, è una crescita e una costruzione culturale condivisa. Ancora oggi se apriamo un quotidiano leggiamo solo di sviluppo, inteso purtroppo in quel senso pasoliniano, e non di progresso. E cosa si porta con sé quello sviluppo? La distruzione pezzo dopo pezzo della democrazia. La distruzione delle circoscrizioni, da parte della sinistra, l'eliminazione delle preferenze, in Toscana da parte della sinistra, in Italia da parte della destra. Ora le province, non tutte peraltro. È possibile che l'economia sia l'unico faro di questo ipotetico sviluppo, è possibile che la politica sia solo la sua ancella nuda e triste? E vogliamo ridurre tutta questa storia ad Arezzo capoluogo? Voterò questo atto partendo da tali premesse perché se è importante il mantenimento del ruolo di capoluogo è importante di più votare a favore del progresso umano”.

Daniele Farsetti (Movimento 5 Stelle): “siamo a discutere di aree vaste, ovvero di provvedimenti demagogici buttati là da Monti per tacitare i cittadini infuriati contro la casta. Una riforma approvata in tutta fretta, inserita in un provvedimento economico che è diventato un guazzabuglio. La prima cosa che vorremo capire è: stamani di cosa discutiamo? Di province o che Arezzo non sarà capoluogo di un nuovo mostro territoriale? Siamo qui a chiedere per Arezzo l'istituzione di una regione a statuto speciale oppure stiamo a parlare di un Pd che sta pensando di spartirsi il malloppo regionale residuo e futuro? Insomma il campanilismo più becero accompagnato da un'informazione parziale: leggiamo che Arezzo perderà tribunali, pubblici registri automobilistici, motorizzazione, prefettura. Cose non vere. Magari sparisse le prefettura diciamo noi... ma state tranquilli che in Italia una sede decentrata si trova sempre. 

Il Movimento 5 Stelle non si presenta alle elezioni provinciali per coerenza: perché ne vogliamo l'abolizione. E ne reclamiamo l'abolizione totale, accanto all'accorpamento dei Comuni fino a 5.000 abitanti. Il Pd è sotto assedio: dai cittadini ai quali è stato fatto passare il messaggio semplicistico 'Mai sotto Siena' e dal 'monarca' Rossi. Per il Pd aretino perdere il capoluogo significherebbe perdere consenso e magari il governo della città. Peccato per il Pd locale che i vertici toscani non possono perdere la nuova 'Stalingrado' economica, Siena. La guida Pd di Siena è in bilico, le elezioni 2013 sono alle porte e perdere il Comune, e il controllo del Monte dei Paschi, non è ammissibile. Ecco allora che Arezzo va sacrifica. In tutta questa ridda di accadimenti, una notizia positiva c'è: le dimissioni di Fanfani. Perdere il capoluogo porterebbe dunque anche Arezzo ad elezioni nel 2013, sempre che Fanfani le confermi. Oggi il Pd chiede soccorso per se stesso, ci dispiace ma non avalleremo i vostri giochini di potere. Pensateci da soli”.

Luigi Lucherini (Progetto per Arezzo): “dura lex sed lex, prendiamone atto: da democratici se c'è una legge vigente, obtorto collo, la dobbiamo rispettare. Tutti. A un certo punto invece un governatore regionale pretende di non rispondere a essa e derogarla. Se la deroga si fonderebbe sui numeri della provincia di Arezzo, domandiamoci: ha senso che per gli abitanti si debba risalire a dati di 11 anni fa? Sarebbe conforme all'intrinseca razionalità di una legge? Ecco perché abbiamo titolo, non per campanilismo. Inoltre perché, oltre al numero di abitanti, questo territorio ha una storia importante di provincia. Con il Granducato di Toscano, all'avanguardia per tanti aspetti dopo l'avvento dei Lorena, la regione contava 4 compartimenti con a capo: Pisa, Firenze, Arezzo e Siena. E questa città erano definite non 'capoluoghi' ma ‘capitali’. Veniamo alla diocesi: è una delle più grandi d'Italia e arriva a lambire Siena. Veniamo all'economia: il territorio aretino produce ricchezza più di Siena specie dopo il crollo del Monte dei Paschi. Sarebbe abnorme una deroga alla legge sulla base di numeri risicati risalenti al 2001, saremmo al paradosso chiederla per corrispondere il sogno di un governatore sulle aree vaste”.

Luigi Scatizzi (Nuovo polo per Arezzo): “il governo Monti si è caratterizzato per alcuni provvedimenti affrettati che hanno tolto anche autonomia legislativa alle Regioni. Dare in pasto ai mercati provvedimenti economici ha spinto addirittura a un nuovo disegno che ha scarsa aderenza al dettato costituzionale. I veri risparmi li avremo nel lungo periodo, semmai dopo la riorganizzazione delle funzioni dello Stato centrale. I provvedimenti sulle province non avranno grandi e immediati riscontri. La politica deve riprendere la guida dei processi, il ridisegno non doveva essere aggregativo ma funzionale alle esigenze dei territori, l'aggregazione porrà nuovi problemi senza superare quelli vecchi”. 

Roberto Ruzzi (Lega nord): “se i comuni del Valdarno se ne vogliono andare, lo facciano pure. Valdichiana e alta Valtiberina sono la nostra proiezione territoriale naturale. Arezzo ha sempre reagito, credo che una provincia autonoma con i nostri numeri importanti a livello economico attirerebbe perfino comuni di altre regioni, penso a Città di Castello. Abbiamo da sempre livelli di sviluppo che ci impongono di dire: nessuno può commissariarci”.

Andrea Lanzi (Pd): “la questione non è del Pd, il Governatore Rossi ha espresso una sua idea, legittima ma che rimane tale, noi abbiamo il dovere di difendere le nostre idee. Il Pd ha il coraggio di difendere i diritti di questa provincia, lo rivendichiamo e non accettiamo che alcuni gruppi speculino su argomenti che attengono all'economia, ai posti di lavoro, alla difesa delle nostre eccellenze e alla tutela dei servizi ai cittadini. Senza più Arezzo capoluogo, l'industria orafa potrà mantenere il marchio AR che la contraddistingue nel mondo? Ce le vogliamo chiedere queste cose? La legge, attraverso un provvedimento come la spending review, non può arrivare a cancellare istituzioni che rappresentano la democrazia e la partecipazione dei cittadini, servono riforme specifiche e quindi bisogna distinguere i costi della politica dai costi della democrazia, questi ultimi necessari”

Francesco Francini (Pdl): “trasformare le province da enti di primo a enti di secondo livello credo abbia aspetti di incostituzionalità. Grazie per avere accettato la nostra richiesta di Consiglio Comunale urgente, lo volevamo congiunto con il Consiglio Provinciale ma va bene così. Sono convinto che una ristrutturazione dello Stato seria avrebbe dovuto portare all'abrogazione delle province, con legge costituzionale, ovviamente. La legge attuale invece è riuscita a rendere Arezzo unica, border line, una cosa singolare. Il Pdl non è demagogico, 'Arezzo mai sotto Siena' è uno slogan, poi gli slogan noi li riempiamo di contenuti. Raramente la città si è ritrovata unita attorno alla sua identità come ora e un po' di tifo, quando ciò accade, mi sembra umano. 

Perdere il ruolo di capoluogo avrà questa conseguenza: il risparmio potrà essere conseguito solo accentrando anche i servizi. Ecco perché Arezzo rischierebbe di vedersi sottratta uffici importanti e le sedi centrali dei servizi stessi. Noi non vogliamo che Arezzo sia sacrificata. Politicamente, in quest'aula abbiamo votato tante deleghe a Firenze e Siena, c'è chi ha votato sì e chi no, il Pd questa responsabilità ce l'ha, ora sta provando e riparare. Ma vedere il segretario della Cgil prima alla Borsa Merci e poi sentirlo dichiarare che sposa la tesi 'Rossi' mi fa temere che il Pd locale non saprà ribellarsi al Pd regionale. Votiamo questo atto ma non finiamo qui la battaglia”.

Aurora Rossi (Sinistra per Arezzo): “approverò il documento ma avrei gradito, nel testo, l'invito al Governatore Rossi a sollevare conflitto di legittimità costituzionale della legge in questione. Il problema è che qualsiasi provincia avremo essa sarà svuotata di servizi, rappresentatività e democrazia. Un passo che hanno fatto già alcune regioni, vorremmo che la Toscana si accodasse affinché si riparta veramente da zero nel ridisegno istituzionale complessivo”.

Anche Franco Mazzi (Pd) ha espresso “preoccupazione per lo sgretolamento del territorio che arriverebbe come conseguenza della perdita del ruolo di capoluogo. Il Sindaco ha fatto riflettere i cittadini con le sue prese di posizione chiare e nette”.

Alessandro Ghinelli (Pdl): “il punto fondamentale è se sia opportuno lo schema di Rossi di area vasta della Toscana meridionale. È chiaro che ci conviene se restiamo capoluogo. La mia personale idee è che la vera opportunità sia questa. Mi ricordo di un convegno del marzo del 2011 nel quale parlò De Rita del Censis che concluse: Arezzo ha voglia di area vasta. Il 72% degli aretini intervistati scommetteva sull'aggregazione e l'integrazione. Secondo me se vogliamo pensare non all'oggi ma al domani dobbiamo arrivare a essere capoluogo nell'area vasta. Ma nel campo della politica, nella nostra regione, con le nostre forze, siamo perdenti. Rossi non poteva non sapere che avrebbe sollevato un vespaio a lanciare l'idea di Siena capoluogo. Come poteva non immaginare una sollevazione popolare? Vuol dire che ha già deciso. E sia chiaro che se perdiamo questa opportunità, di Arezzo capoluogo di un'area vasta, ci bruciamo l'altra alternativa di capoluogo autonomo”.

Lucio Bianchi (Movimento 5 Stelle): “la discussione non ha senso se non si parla delle funzioni, di chi deve fare cosa. Ad esempio, in un’areavasta alcune facoltà senesi verranno trasferite ad Arezzo? Se gli uffici statali periferici come prefetture e questure non sono interessati, votare il documento di stamani significherebbe mettere il carro davanti ai buoi, la legge non sappiamo neanche che veste prenderà. Rilevo solo che si fanno Consigli Comunali urgenti per questi argomenti e poi quando si parla di acqua e rifiuti lo stesso Consiglio di pomeriggio chiude i battenti senza ritegno. Alle ultime elezioni provinciali ha votato appena il 60% degli aventi diritto, tanto per capire il livello di partecipazione che questi enti sollecitano”.

Il vicesindaco Stefano Gasperini: “il voto unitario è un segnale forte, è il posizionamento di Arezzo dinanzi a una scommessa che ci deve vedere capaci di rilanciare per migliorare il percorso. Due questioni sono comunque doverose: il rispetto della legge, necessità etica prima che giuridica. Secondo: non ci siamo limitati a ragionamenti campanilistici per sostenere le nostre ragioni ma lo abbiamo fatto con validi argomenti e con in testa una strategia. La nostra comunità ha buone ragioni per portare avanti la battaglia. Non accetto la tesi che ci siano città 'più autorevoli' rispetto ad Arezzo”.

Il capogruppo Pd Marco Bracciali ha concluso il dibattito sostenendo che la “democrazia è la vera vittima di questa sciagurata riforma e la giornata di oggi è storica perché poche volte si è scelto di marciare uniti rispetto a un obiettivo. Abbiamo fatto tre conferenze dei capigruppo per addivenire a un testo che il Presidente Ralli ha poi perfezionato. Arezzo capoluogo è un concetto che non può essere sottaciuto”.

Il documento - che afferma il “diritto della comunità aretina di mantenere la qualifica di capoluogo di provincia... sia che esso conservi la autonoma Provincia di Arezzo, sia che istituisca una più ampia forma aggregata” ed esprime il deciso dissenso “rispetto alla annunciata proposta della Regione Toscana secondo la quale, nell'ipotesi di aggregazione tra le Province di Arezzo, Siena e Grosseto, non si prevederebbe Arezzo capoluogo di Provincia, contrariamente a quanto stabilito dalla legge” - ha ottenuto 29 voti favorevoli. La mozione di Barone è stato respinto con 9 contrari, 3 favorevoli e 15 astenuti.

Si legge altresì nel dispositivo del dopcumento che il Consiglio Comunale invita il Consiglio delle autonomie locali e il Consiglio della Regione Toscana (in vista della “ipotesi” e “proposta” di riordino che essi dovranno rispettivamente deliberare), nonché il Governo e il Parlamento, a tener conto della volontà espressa con il presente atto.

Invita i consiglieri regionali e i parlamentari aretini a farsi promotori di un’iniziativa forte in modo tale da affermare chiaramente il diritto della Provincia di Arezzo a veder riconosciuta l’esistenza attuale del requisito della popolazione residente.

Invita il Sindaco, gli altri componenti aretini del Consiglio delle autonomie locali e i consiglieri regionali a vigilare e difendere con il massimo vigore i diritti e gli interessi della comunità locale, di fronte a eventuali tentativi di disconoscere il reale peso del territorio aretino.

Invita i consiglieri regionali e i parlamentari aretini a votare esplicitamente a favore di provvedimenti che vedano la Provincia di Arezzo riconosciuta come avente diritto all’autonomia o, in alternativa, riconosciuta a CAPOLUOGO di un’aggregazione più ampia tra le province.

 

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