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Caro Presidente Enrico Rossi,

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Caro Presidente Enrico Rossi,

e caro PD, perchè nessuno si senta escluso. Chi scrive è poco più che un semplice militante, e purtroppo non ha nulla da cui dimettersi. Lo farebbe volentieri se servisse a qualcosa. A modificare il dibattito sulle province, ad esempio.

 

 

Si perchè attorno c’è un gran baccano a difesa della provincia.di Arezzo. E’ una battaglia che scuote tutti, e che ci vede uniti, anche con motivazioni diverse, ma con medesimi fini. Io pure, che guardo con interesse ad una semplificazione istituzionale, rimango contrario all’idea di rinunciare ad una provincia democraticamente eletta, per riferirmi ad un’altra, nominata ed aliena dai temi del territorio.

Se prima la strada di 1 euro seguiva Bruxelles-Roma-Firenze-Arezzo, adesso per lo stesso euro vedo un tragitto più distante Bruxelles-Roma-Firenze-Siena-Arezzo. Non mi pare semplificativo, nè democratico, e non mi pare un discorso così campanilistico. E se valesse il discorso inverso, per le tasse che paghiamo? No taxation, without representation, nessuna tassa senza adeguata rappresentatività, suggerirebbero i maligni. Anche in termini economici federalistici, di ricadute sul territorio, la partita deve essere aperta e chiarita. Ed il percorso lungi dall’essere chiuso.

E l’idea non credo nasca in questi giorni. Ecco perchè vorrei aprire una discussione franca anche nel mio partito che persegue da tempo alcune decisioni in una filiera che appare iniziarsi almeno regionalmente, con scelte che hanno ricadute senza una chiara e trasparente giustificazione politica e culturale, prima che economica. Nel segno del dibattito aperto, siamo pronti a confrontarsi.

Parlo della gestione dei rifiuti, delle politiche energetiche e degli impianti a biomasse. Parlo di infrastrutture non più adeguate al tempo ed al contesto competitivo, e di una gestione di trasporti regionali che attendiamo prossimamente nella gara, con città che paiono allontanarsi, anzichè avvicinarsi. Non parlo invece di poltrone, mi preme sottolinearlo, perchè farei volentieri a cambio, sinceramente.

Ecco che allora il metro di misura diventa lo sviluppo, la crescita ed il lavoro. Ecco perchè la bussola, che vorrei avessero anche tutti gli attori aretini che si prodigano in difesa della provincia, diventano quei quasi 40.000 disoccupati in terra di Arezzo.

Ogni scelta ed ogni passaggio deve trovare giustificazione plausibile in questa cifra, che deve diventare una vera ossessione per tutti. Ed ecco Presidente perchè la “sfido” democraticamente e riformisticamente, a dimostrare che il suo disegno ci aiuterà a crescere e ripartire, e non ci deprimerà ancora di più in questa crisi durissima.

Ecco che se il dibattito ruota dal campanile al lavoro, all’industria ai servizi, senza tralasciare l’agricoltura, il suo “schiaffo” Presidente Rossi farà meno male, di quanto attualmente bruci sulla pelle viva, sopratutto quella dei militanti del suo partito che ci mettono quotidianamente la faccia.

Filippo Gallo" 

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