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COSA AVREI DETTO AL MIO PRESIDENTE ENRICO ROSSI DA CITTADINO (NON SUDDITO) SE AVESSI AVUTO DIRITTO DI PAROLA

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COSA AVREI DETTO AL MIO PRESIDENTE ENRICO ROSSI  DA CITTADINO (NON SUDDITO) SE AVESSI AVUTO DIRITTO DI PAROLA

 

 

Ieri sera a Camucia si è svolto un  dibattito, o meglio sarebbe dire un intervista senza contraddittorio, in cui Lei Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, ha potuto raccontarci tutto quello che ha voluto. 

Ha detto molte cose che altri hanno molto meglio di me, commentato e interpretato.

Ma io volevo offrirle riflessioni e contributi, che data la mancanza di contraddittorio non mi è stato possibile fornirle.

Volevo soffermarmi su due aspetti: il primo è breve e riguarda il suo vanto di definirsi riformista, da buon erede del vecchio PCI.

Se è infatti vero che il riformismo è un’impostazione politica volta a modificare lo stato esistente delle cose con metodi legali, il problema della illegalità o meno dei mezzi si è posta solo nell’ambito del movimento operaio organizzato e non in ambito istituzionale. D’altronde, le riforme in ambito della sinistra operaia di cui si parla, erano un’alternativa alla rivoluzione. Ma la domanda, quando in varie epoche storiche i socialdemocratici sono poi arrivati al governo, se la sono posta: “Bisogna fare le riforme  applicando mezzi conformi alla legge o secondo mezzi coerenti esclusivamente con le proprie ideologie?”

Lei non credo stia usando mezzi legali, come ben sintetizza nel suo articolo Paolo Casalini, al massimo lei utilizza mezzi politici al fini di realizzazione le sue ideologie (o forse solo le Sue idee), dunque delle due l'una: se è riformista applichi il decreto del governo 95/2012 (se passerà il vaglio della Corte Costituzionale) , oppure  non lo è, e decide di non applicarlo andando al di là del suo mandato e della Costituzione.

Detto ciò e senza voler dar patenti a nessuno, ma nella convinzione che abusare di termini e significati sia quantomeno scorretto, introduco il secondo ragionamento ben più lungo e complesso.

Lei accusa di campanilismo noi, che siamo semplici cittadini, che cercano di far si che una legge dello stato venga applicata, ma non si pone minimamente la domanda che forse qualcosa nel suo disegno sostanziale, basato su un riordino in virtù dei servizi offerti, non va.

Partiamo da questo assunto.

Le Regioni non sono intoccabili, come d'altronde non lo sono le Province, se parliamo di servizi a favore dei cittadini, in un ottica di riordino e a favore di un effettivo risparmio (escludendo Arezzo come da lei proposto come Capoluogo che eroga servizi), per una vallata in particolare (Valtiberina) e un comune popoloso come Cortona, il riferimento naturale in materia di strutture e servizi sono l'Umbria e Perugia, in quest'ottica e in base  al suo ragionamento, chi sarebbe allora il campanilista a volerle tenere in Toscana ad ogni costo?

Lei cita il documento-capestro di Petriolo a fondamento della sua tesi dell'Area Vasta Toscana Sud con capoluogo Siena; in cui i Presidenti delle Province di Arezzo, Siena  e Grosseto si sono impegnati attraverso una regia comune a coordinare e condividere gli interventi nei rispettivi territori. Ma forse lei non sa, interessandosi poco alle questioni aretine, che esiste un ulteriore patto della Provincia di Arezzo ribattezzato “Patto della Guinza” in cui la Provincia di Arezzo si impegna in analoghi compiti con i Presidenti della Provincia di Pesaro-Urbino e Perugia (entrambe non saranno oggetto di riordino se non nella parte che affronterò più avanti) in relazione al settore dell'Appennino e “Due Mari”.

Veniamo al rapporto Regione Toscana-Arezzo e Provincia, tralasciando Ricasoli, mi soffermo sugli ultimi 30 anni  cioè da quando esistono le Regioni (sa che il partito in cui ha esordito nel 1990 come Sindaco di Pontedera, votò contro la loro istituzione? Togliatti stesso vide il pericolo di "tanti piccoli statarelli" in lotta l'un contro l'altro per contendersi le scarse risorse del Paese ):

La popolazione della Provincia di Arezzo è stata taglieggiata e saccheggiata (poi spiegherò l'uso di tali termini) dalla Regione Toscana, anche con la complicità di parte della propria classe dirigente negli ultimi 30 anni.

 Dal sito della Regione Toscana:

Tasse sulle concessioni regionali - Caccia (esercizio venatorio) e Pesca

  •  Irap - Imposta regionale attività produttive 
  •  Addizionale regionale all'IRPEF
  •  Imposta regionale sulla benzina per autotrazione (Irba)
  •  Tassa regionale per il diritto universitario e tassa per l'abilitazione all'esercizio della professione
  •  Tributo speciale sui conferimenti in discarica
  •  Addizionale regionale all'accisa sul gas naturale usato come combustibile (ex ARISGAM)
  •  Imposta regionale sulle concessioni statali dei beni del demanio e del patrimonio indisponibile
  •  Tariffa fitosanitaria
  •  Compartecipazione regionale all'IVA
  •  Compartecipazione accisa sulla benzina

 

E più le imposte e tasse aumentavano, come per l'addizionale regionale IRPEF del 1997, più i servizi  per i nostri cittadini diminuivano con l'introduzione di aree vaste con capoluoghi fuori zona per le USL, la mancata realizzazione in questo territorio di importanti assi viari (realizzati si, ma in aree meno industrializzate e quindi con necessità economiche stringenti minori).

In sostanza in questi anni Arezzo è servita, ripeto con la complicità della gran parte della classe dirigente della città asservita a logiche partitiche regionali, alla Regione Toscana esclusivamente per fare cassa, in cambio di servizi sempre più periferici ed esigui; in questo senso vanno interpretate le le parole taglieggiata e saccheggiata.

Veniamo però ad un importante servizio di cui ci avete investito, cioè quello di esser l'inceneritore della Toscana Sud (e forse di Firenze). Non sono pregiudizialmente contrario agli inceneritori e i più che mi conoscono lo sanno (non tutto può essere riciclato e dei rifiuti qualcosa ne dovremo pur fare); ma fare un inceneritore nell'ottica del suo ragionamento che perora Siena capoluogo Area Vasta Toscana Sud, qui ad Arezzo non è coerente.

Non si può dire Siena va bene per la centralità dei servizi sanitari, universitari, amministrativi a favore dei cittadini, ma l'inceneritore facciamolo ad Arezzo, scusi, ma per le migliaia di camion che durante le estati future con le spiagge prese d'assalto dai turisti, porteranno spazzatura dalla costa grossetana ad Arezzo non vale lo stesso discorso? Sennò lei mi costringe a pormi la domanda che forse, vi son altri interessi di ben diversa natura.

Tralascio di dilungarmi, dato che è conoscenza di ogni cittadino della Provincia di Arezzo,  nell'elencazione delle importanti infrastrutture che qui insistono, quali l’asse ferroviario Nord Sud (a cui la Regione Toscana sta tagliando sempre più corse) e l’Autostrada del Sole, oppure l'impegno di tanti medici, funzionari pubblici, amministratori del nostro territorio che con la propria dedizione e passione hanno trasformato servizi periferici in servizi d'avanguardia.

Arezzo è diventata, ed è, un grande polo industriale ed economico, non grazie a favoritismi politici o appoggi regionali, ma grazie ai propri cittadini, dal grande imprenditore all'operaio, che del proprio lavoro e della propria laboriosità ne hanno fatto un arte.

Nonostante il poco che ci è stato dato dalla Regione Toscana, mentre altri pensavano alle banche, alla finanza o al turismo, ben finanziati con tasse ed imposte provenienti da altri territori, ad Arezzo e Provincia in attesa che la “Matrigna Toscana” ci riconoscesse come suoi figli, ci rimboccavamo le mani per garantire un alto tenore e un ottima qualità della vita ai figli nostri.

Ma più il tempo passava, più le nostre istanze di equità (uso la parola tanto amata dal suo Bersani), non venivano corrisposte, la “Matrigna Toscana” cieca ad ogni richiamo di giustizia tributaria disperdeva in mille rivoli di altri territori quanto il figlio “bastardo” portava alla causa.

Così si arrivò al 2010,  tra alti e bassi, con partecipazioni più o meno pesanti di amministratori aretini agli esecutivi della Regione Toscana e finanziamenti per il territorio con il contagocce; in tale data possiamo dire che la “Matrigna” toscana decise di escludere definitivamente dalla sua casa il “bastardo” aretino.

L'attuale Consigliere Regionale, bravo amministratore, Presidente della Provincia di Arezzo per dieci anni, Vincenzo Ceccarelli, eletto a furor di popolo, candidato più votato di tutta la Regione Toscana alle primarie del PD, per questioni che rimangono tuttora oscure a questa terra (se non vogliamo in modo malizioso pensare ad un congresso in cui compagni da Lei sostenuti uscirono sconfitti), fu estromesso da qualsiasi incarico naturale in un esecutivo rappresentativo di TUTTA la Regione Toscana.

Cieco e sordo a qualsiasi istanza territoriale Lei estrometteva una Provincia di 350.000 abitanti dal governo del proprio territorio, danneggiandolo enormemente, viste le importanti deleghe attribuite in svariate materie all'ente che rappresenta. Lei in questo modo disattendeva in primis la dignità e le indicazioni del suo stesso partito e dei suoi elettori.

Nonostante tutto ciò, i bravi amministratori come il Presidente della Provincia Roberto Vasai, scevri da condizionamenti ideologici e pressioni politiche, sicuri tutori del loro territorio, costruivano e facevano rete con le realtà confinanti, provando senza appoggi concreti e nell'assoluto isolamento a mantenere ed ottenere infrastrutture, servizi che competevano ai propri cittadini in ordine al carico fiscale e tributario a loro attribuito.

Lei Presidente Rossi, bersaniano di ferro, sappia che verso questo territorio, in materia di restituzione di servizi  e infrastrutture in ordine a tasse e tributi versati, non applica le parole d'ordine del suo Leader, cioè equità e giustizia sociale, ma esclusivamente il proprio arbitrio.

Nel 2011(ma questa è storia recente)  è poi arrivata la sua nomina di un fiorentino, in spregio alle indicazioni del territorio della Valtiberina, come Commissario Ente Acque Umbro-Toscano.

Durante una sua intervista, Lei poi ha chiamato in causa, come se ne fossero artefici, parlamentari e amministratori aretini, del suo disegno delle Tre Aree Vaste della Toscana. Ciò non mi stupirebbe, data la propensione di una certa nostra classe di amministratori, alla genuflessione regionale, ma a questo punto Le chiediamo con franchezza di indicarci i nomi e le precise responsabilità dei soggetti in questione: come cittadini è da un pezzo che siamo stufi del gioco delle tre carte.

Come se non bastasse, aggiunge che alla Provincia di Arezzo (anche se li avrebbe già, parole sue) secondo il censimento, 6000 cittadini in meno per rimanere autonoma. Aggiungendo però, subito dopo, che secondo Lei quella non sarebbe la soluzione migliore, dato l'esiguo peso della futura Provincia di Arezzo nel panorama più ampio delle Aree Vaste. In sostanza Lei conferma l'antico assunto della “Matrigna Toscana” o Arezzo e i suoi territori ce la fanno da soli o pace; che in questo caso vuol dire o Arezzo trova qualche Comune disponibile ad aggregarsi o la Regione deciderà senza tenere conto delle sue istanze. Arezzo dovrebbe quindi nel suo ragionamento proporre   l'accorpamento ad altri comuni fuori Regione? Perchè non credo che Lei sia molto in accordo qualora Arezzo dovesse andare a chiedere a Sinalunga.

Lo sa che la sua collega di funzione e di Partito Democratico Catiuscia Marini, Presidente della Regione Umbria, la pensa in modo diametralmente opposto a Lei sulla questione?

La Regione Umbria (pensi questi del Pd Umbro che rivoluzionari!) sta cercando di mantenere in ogni modo le due Province esistenti ( e qui viene meno il Suo ragionamento che il governo vuole in ogni caso la loro diminuzione, si parla infatti, di riorganizzazione), in particolare la Presidente si sta adoperando con i comuni e gli amministratori del territorio per andare a costituire la Provincia di Spoleto-Foligno (oggi sotto la Provincia di Perugia un domani con Terni)-Terni.

In sostanza, non mi è parso, sentite le sue motivazioni, che il ragionamento che ci ha offerto, sia basato su elementi razionali tendenti ad arricchire e dotare il territorio della Provincia di Arezzo di maggiori servizi e infrastrutture, bensì semmai su un neocampanilismo, in cui propone tre realtà storiche Toscane Siena-Pisa-Firenze (ormai in decadenza, se escludiamo Firenze) come capoluoghi di realtà produttive dinamiche e in espansione (Arezzo-Livorno).

In particolar modo nei confronti della Provincia di Arezzo, la sua è una vera e propria forzatura, dato gli ultimi dati demografici che fanno attestare Arezzo e la sua Provincia sopra i 350.000 abitanti, quindi esclusa dalla riorganizzazione.

Non interessa il suo neocampanilismo, come non dovrebbe interessare ai miei concittadini  un campanilismo appartenente al passato, un riformista vero, guarda agli interessi dei propri concittadini del  territorio, ai servizi erogati per essi, alle infrastrutture viarie per trasporti ed imprese, ad una redistribuzione equa e giusta socialmente dei tributi e imposte all'interno della propria comunità regionale (ad oggi non esistente verso il territorio aretino);tutto ciò nel presente, ma soprattutto nel futuro.

Un riformista vero guarda al Piano Strutturale della propria città immaginandola non come sarà ad oggi, ma come sarà tra cinque o dieci anni, un riformista vero guarda a cosa potrà accadere al proprio territorio e al suo sviluppo, da qui a 50 anni, quando decide dove investire soldi pubblici per le infrastrutture, un riformista vero è lungimirante, è dotato di profondo senso democratico, ma lotta per far comprendere ai propri concittadini che tra anni sarà diverso e a ciò tende la sua riforma

Ma soprattutto, si scorda che un riformista vero non è moderato, ne doroteo, ne filogovernativo, proprio per la sua natura, se lo si porta alle estreme conseguenze di fare riforme contro gli interessi e ai danni dei propri concittadini, “ribalta” il tavolo. Perchè come diceva un vero riformista che era Filippo Turati “Solo il riformismo è veramente rivoluzionario”.

Un riformista vero non si sarebbe mai lasciato schiacciare in appoggi politici da parte di realtà che non lo facevano per spirito di servizio, ma per lo spirito di avere qualcosa in cambio.

Non vedo nel suo riordino neocampanilista di Aree Vaste con capoluogo Siena-Firenze-Pisa, alcun riformismo per il territorio della Provincia di Arezzo, non vedo vantaggi per il potenziamento viario o infrastrutturale, non vedo maggiori servizi, non vedo in alcun modo maggiore ricchezza e crescita per questo territorio nel suo disegno neocampanilista con cui la “Matrigna Toscana” assesterà il colpo definitivo al nostro sviluppo, disgregandolo e impoverendolo di realtà e competenze fondamentali.

Un riformista  nell'Europa del 2012 guarda già oltre la nostra bellissima Toscana, guarda a quell' ”Italia Mediana” già disegnata nelle principali assi di comunicazioni viarie europee , così poco capace di fare sistema per portare le proprie istanze all'attenzione del Governo, così chiusa nei propri “staterelli regionali” (in questo caso si campanilistici) che soffocano in culla qualsiasi progetto di riordino o progettazione volto allo sviluppo oltre confini regionali ormai fossilizzati da quasi mille anni e fuori dal tempo. Un riformista in sostanza, pensa ad una razionalizzazione dei costi e ad una riorganizzazione di servizi e infrastrutture in un ottica futura dei vantaggi per la totalità del proprio territorio non per il proprio futuro politico.

Infine mi permetto di ricordaLe ricordo un passaggio della nostra Costituzione. Art. 132 Costituzione Italiana: Si può con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione d'abitanti, quando ne facciano richiesta tanti consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse.

 

Si può, con referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un'altra. 

“Meglio regnare all'inferno che servire in paradiso” (John Milton)

 

Cordiali Saluti

Donato Caporali

 

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