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«Ora che c’è da combattere per il territorio il sindaco pensa a dimettersi per candidarsi a Roma»

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«Ora che c’è da combattere per il territorio il sindaco pensa a dimettersi per candidarsi a Roma»

Arezzo nel risiko delle Province, Ammirati (Pdl) a Fanfani

 

 

 

«Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. E infatti, ora che c’è da combattere per difendere il ruolo, le capacità e la dignità di Arezzo il sindaco Fanfani pensa a dimettersi. Certo, in questo modo avrebbe mani libere per candidarsi nella prossima partita elettorale romana. Ma la città non merita questo». E’ con queste parole di assoluta durezza che il Vicepresidente del Pdl in Consiglio regionale Paolo Enrico Ammirati (Vicecoordinatore provinciale del Pdl ad Arezzo) risponde all’aut aut con cui il sindaco di Arezzo ha scelto di prendere posizione nel risiko delle Province toscane. «In caso di aree vaste – ha in buona sostanza affermato Fanfani – o Arezzo sarà capoluogo o io mi dimetto». E Ammirati ribatte: «Abbiamo sempre affermato che, a ridosso delle politiche, il sindaco avrebbe colto ogni scusa per abbandonare le proprie responsabilità verso la città e tentare di coronare le proprie ambizioni romane. Certo questo non è il modo né il momento».

Ce n’è anche per la Regione: «Da tempo – osserva Ammirati – sappiamo che Firenze sta cercando di soffocare Arezzo e il Pd aretino. Del resto – prosegue – queste esternazioni del governatore toscano Enrico Rossi sono del tutto estranee alle sue competenze. Infatti, sul riassetto delle Province dovrà decidere la Commissione paritetica che comprende esponenti del Consiglio regionale e del Cal, il Consiglio delle autonomie locali. L’atto di indirizzo finale, poi, spetterà al Consiglio regionale medesimo. Da Rossi, dunque, solo provocazioni in libertà tese a condizionare il suo partito».

Quelle sui capoluoghi, ricorda il Vicecapogruppo del Pdl in Regione, sono battaglie che hanno punteggiato la storia moderna dell’Italia: «Già negli anni 70 si è assistito a una mezza guerra civile tra Reggio Calabria e Catanzaro. Ora tocca ad Arezzo che, in caso di area vasta, ha tutte le carte in regola per essere il capoluogo. Basta guardare ai numeri, alla produttività e alla capacità economica. Altro che abbandonare la nave in difficoltà. Oggi la situazione è di emergenza, e solo adesso scopriamo l’interesse di taluno a difendere enti che molti altri definivano inutili. Questa battaglia andava condotta già anni fa da parte chi ha governato il territorio aretino, difendendo e portando avanti i concetti di aree omogenee. Non è tardi. La città ha i requisiti legali, storici, culturali ed economici per riaffermare fortemente la propria identità».

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