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Il peso politico di Arezzo e l’evoluzione del PD locale

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Il peso politico di Arezzo e l’evoluzione del PD locale

Altro non ci resta che far come l'Aretino Pietro...

 

 


Alla luce delle esternazioni del presidente Rossi, gli inviti alla riflessione, alla meditazione, alla attesa ed al silenzio di ieri, assumono oggi un peso specifico completamente diverso. Abbiamo letto nei giorni passati gli articoli dell’ex presidente Vincenzo Ceccarelli, ma anche le riflessioni del segretario provinciale Meacci e di alcuni sindaci del Valdarno Aretino. Tutti invitavano ad attendere, a meditare prima di affrontare il problema e soprattutto invitavano a non lasciarsi stimolare da medievali campanilismi.

Alla luce di quanto dichiarato ieri da Enrico Rossi, tutte queste parole suonano oggi come una bella spalmata di vasellina:“Tacete tutti così che possiamo fare un po’ meglio il nostro comodo”.  

Arezzo non ha mai contato nulla. Questo lo sappiamo bene tutti. Mentre città con meno abitanti, con un Pil pari alla metà di quello aretino, con province ferme al medioevo industriale, possono godere di assessori regionali e della stessa presidenza del consiglio della Toscana, a noi nemmeno le briciole: zero assoluto. Nemmeno una rappresentanza di rilievo nella commissione che dovrebbe riorganizzare le provincie. Ci potessero togliere anche gli inutili consiglieri, per darli ad altri, lo farebbero. Perché il vero peso politico non sta né nei numeri, né nel PIL,  la vera forza sta nella commistione tra affari, finanza, poteri occulti e politica. Ha ragione Rossi quando dice che Siena è un interlocutore di peso. Ma qual è il suo peso, non lo spiega e non lo spiegherà mai. 

Che la nostra provincia sia e sia stata sempre virtuosa, non conta nulla. Che il nostro capoluogo abbia bilanci in ordine, non conta nulla. Che dobbiamo essere assorbiti da una città commissariata, non conta nulla. Che il Monte dei Paschi, abbia dilapidato un patrimonio di oltre 1 miliardo di euro per sostenere enti locali che gestivano in allegria la cosa pubblica ancora meno. Che i buchi di bilancio di questa antica istituzione debbano essere ripianati a spese del debito pubblico nazionale nemmeno...e nemmeno che una banca che è stata la gloria del suo territorio dal 1472, sia stata cannibalizzata in meno di 10 anni.  Da chi presidente Rossi? Ce lo spieghi adesso!

E’ peso politico ottenere il licenziamento di un ottimo giornalista, come l’ex direttore della Nazione, solo perché osa non allinearsi ? Il "compagno" Mussari, vecchio Presidente del MPS, che ha praticamente raso al suolo la banca, è stato invece premiato dal partito che l'ha nominato e riconfermato Presidente dell'ABI. 

Raccontiamola dunque questa Toscana con le sue trame senesi, che mestando nel torbido ne stanno determinando il destino.

Ai tempi della DC a Siena governava Alberto Monaci (corrente De Mita) con un po’ di Rosy Bindi, sua avversaria storica. Ma era lui, il vero democristiano entrato nel Pd. L’uomo che quando la DC scomparve, riuscì ad acquistare il palazzo del partito tramite la moglie Anna (14 stanze in un palazzo signorile in piazza del Campo, 309 metri quadrati su due piani) per 294.000 euro attuali. Quando nacque il Partito Democratico,  gli ex-Ds di Siena, soprattutto con la segreteria di Franco Ceccuzzi, dovettero scendere a patti con il clan Monaci se volevano governare ancora.

Questi erano gli accordi: Franco Mussari presidente della Banca Monte dei Paschi (area ex-Ds); Gabriello Mancini (uomo di Monaci) alla Fondazione. La spartizione prevedeva quindi la candidatura a sindaco di Siena di Ceccuzzi (senza primarie) mentre la carica di consigliere regionale e quindi di presidente del consiglio regionale per Monaci.

Ad ogni scadenza politica, Ceccuzzi e Monaci trovavano l’accordo. Così sul presidente della Regione Toscana e sul segretario regionale Pd, i due decisero di votare e far votare all’unisono Enrico Rossi governatore e Andrea Manciulli segretario toscano. Alberto Monaci ebbe così garantita la poltrona di consigliere regionale nel listino del governatore Rossi, listino da cui potè agevolmente accedere alla poltrona di presidente del Consiglio Regionale.

Ma quando Ceccuzzi si trovò ad affrontare i miliardi di deficit del Monte dei Paschi, senza sedersi al tavolo con Monaci, decise di lanciare la ristrutturazione della banca. Chiamò Alessandro Profumo alla presidenza, facendo saltare la vicepresidenza che era stata promessa al fratello di Monaci, Alfredo (sembra la storia di papa Borgia, ma è solo di qualche giorno fa).  

La vendetta di Alberto travolse Ceccuzzi: il sindaco fu sfiduciato e il comune commissariato, mentre il Monte dei Paschi veniva travolto dall’inchiesta sull’acquisto dell’Antonveneta,

Il governatore Enrico Rossi, da parte sua, provò inutilmente a fare il pompiere, nominando un emerito sconosciuto come nuovo presidente del Core-com toscano: il signor Sandro Vannini, nel cui curriculum brilla solo un incarico di ufficio stampa alla Camera di commercio di Siena, ma anche l’amicizia di Alberto Monaci. 

Qualcuno crede a questo punto che le parole di Rossi, le idee politiche di Rossi, le strategie di Rossi, siano farina del suo sacco? 

Ma non basta: mentre ad Arezzo si lesinano qualche migliaio di euro alla cultura, l’uso clientelare di un’altra grande istituzione senese, l’università, è già costata 200 milioni di euro ai cittadini toscani.

E se non basta ancora, aggiungiamo che qualche giorno fa la Procura della Repubblica di Siena, ha aperto un’indagine sulla gestione del bilancio 2011 dell’Asl 7 e questo subito dopo che l’assessore regionale alla sanità Luigi Marroni, aveva smentito il buco in quel bilancio, mentre con la finanziaria approvata dalla maggioranza il 10 luglio scorso, la giunta ha destinato altri 50 milioni di euro, dopo i 63 già stanziati, per ripianare i bilanci 2011 delle Asl in perdita. Di questi  50 milioni, 45 sono stati sottratti al trasporto pubblico locale, e dunque ai pendolari che già non viaggiano in condizioni di superlusso. In più, per finanziare ulteriori interventi in sanità, si è fatto ricorso a un indebitamento di 120 milioni per il patrimonio strumentale e strutturale delle aziende sanitarie. 

E’ vero presidente Rossi. Il debito è potere… 

 

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