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Belpietro e la sua macchina del fango a spese dei contribuenti

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Belpietro e la sua macchina del fango a spese dei contribuenti

IL GIORNALISTA CON LA MASCELLA VOLITIVA: IN POCHI ANNI DIVORATI 40 MILIONI DI EURO DI SOLDI PUBBLICI

 

 

 

E’ incredibile che la nuova campagna pseudo scandalistica contro Fini, sia promossa da Maurizio Belpietro, il superdirettore pagato con imponenti contributi pubblici al suo giornale (40 milioni dal 2003 al 2009) e pure lui scortato a spese dei cittadini, pur non essendo il presidente della Camera dei Deputati . Per ottenere il potenziamento e la promozione della scorta, fu protagonista di un falso attentato, che doveva servire a “stimolare la decisione” da parte del Viminale. Interessante notare anche, che l’attacco di Belpietro a Fini, nasca quasi in contemporanea alla dichiarazione della nuova discesa in campo di Berlusconi e l’imminente ripresa dell’attività politica di Fini in favore della nascita nel nuovo soggetto politico che sostituisca il vecchio centro destra.

Libero accusa Fini di aver prenotato nove stanze in una pensione tre stelle di Orbetello, destinate alla scorta assegnatagli dal Ministero dell’Interno. Il quotidiano si chiede: “Chi paga le camere dell'hotel di Orbetello dove alloggia la scorta di Fini?” La risposta sarebbe quasi scontata: gli stessi che hanno pagato anni di inutile scorta al direttore di Libero! A meno che non si decida di mandare le scorte del Viminale in campeggio…  o abolirle del tutto. Salvo poi inveire contro il Ministro dell’Interno, quando ci troviamo di fronte all’ennesimo caso Biagi.

Anche la risposta del Presidente Fini è secca e immediata: “Le modalità per garantire la sicurezza della mia persona in ragione della carica istituzionale ricoperta sono decise autonomamente dai competenti organismi del Ministero degli Interni. Dal giorno in cui sono stato eletto Presidente della Camera ad oggi non ho mai chiesto, né tanto meno ho mai usufruito di servizi diversi, e men che meno privilegiati e di favore".

Il Viminale conferma, «la gestione, l'organizzazione e l'esecuzione del servizio non rientrano nelle competenze della Camera ma fanno capo all'ispettorato di pubblica sicurezza di Montecitorio».

E ancora Fini, che sfida la demagogia del Ministro Cancellieri e di quanti nel palazzo sono circondati da numerose scorte, anche se non previste necessariamente dalla legge come nel suo caso: "intervenire subito, nelle modalita' che riterra' piu' opportune, per consentirmi di non godere piu' di un privilegio legale".

Tace quasi tutto il centrodestra, ad eccezione del Presidente del Senato e di Casini che comunicano la loro solidarietà. Forse si teme un botta e risposta sulle vacanze milionarie di Formigoni. Qualcuno infatti sicuramente avrà pensato che invece che ad Ansedonia ed orbetello, avrebbe potuto affittare una villa per due mesi nelle Antille, magari nell’Altamer Resort di Anguilla, un sette stelle tra i più cari del mondo, mèta di oligarchi russi, emiri arabi, celebrità statunitensi e di Roberto Formigoni.

Ma soprattutto evitando di far ricordare i voli di stato che  portavano in Sardegna non le scorte, ma le escort !

Silenzio di tomba anche da parte della Lega Nord. Ovviamente.

Ma il cameriere Belpietro, alla ricerca di qualsiasi argomento con cui attaccare Fini e soffrendo la mancanza del prode Lavitola (un altro bel giornalista finanziato dai cittadini) da sguinzagliare alla ricerca di documenti da produrre o da creare, pur di gettare sterco nei ventilatori delle rotative, non poteva che attaccarsi al fondo del barile.

Ma andiamo a spulciare dietro al pulpito di tanti strali: scopriamo che nei sette anni che intercorrono dal 2003 al 2009, Libero ha beneficiato di contributi pubblici per 40 milioni di euro (1) e scopriamo anche che l’AGCOM, condannando l’editore per false comunicazioni sociali, ha richiesto indietro 13 milioni (2) di quanto versato (3). Contributi che sono serviti a malapena ha coprire gli stipendi milionari di Sallusti, Feltri e Belpietro, attraverso i quali però gli ultimi due, hanno potuto poi assumere il controllo della testata: hanno potuto  acquistare il 10% ciascuno della società editrice. Nonostante posseggano una quota di minoranza, la gestione del giornale è stata affidata a loro. Grazie a una serie di patti parasociali, Feltri e Belpietro hanno cioè anche la maggioranza nel consiglio di amministrazione: sono passati dall’essere grandi camerieri/giornalisti a spese dello stato, ad essere grandi imprenditori editoriali con i soldi pubblici.

L’espressione metaforica «macchina del fango» compare in forma estesa ed organica, in un articolo di D’Avanzo sul caso Marrazzo del 31 ottobre 2009. La macchina del fango, ci spiega D’Avanzo, è partita da Milano come un manuale di killeraggio politico. Scrive D’Avanzo: “E' Milano, con la sua industria editoriale, la scena del delitto. L'affaire Marrazzo svela, come meglio non si potrebbe, le pratiche e le tecniche di un potere che, per volontà e per metodo, abusa di se stesso mostrandosi come pura violenza”

Anche Roberto Saviano ci spiega cosa significa l’espressione: “Macchina del Fango” e collega questi meccanismi alle diffamazioni operate dalla camorra per mantenere il controllo del territorio: La politica si ispira a queste dinamiche proiettandole su larga scala. Nel suo libro Gomorra, Saviano narra le voci messe in giro a Casal di Principe dopo l’uccisione di Don Diana, con lo scopo di screditare la vittima e far credere che la morte dipendesse da questioni di donne, e non dal suo impegno contro la camorra.  La «macchina del fango», dice Saviano, distrugge la questione morale, perché se sono tutti uguali, se tutto è sporco, tanto vale chinare la testa o voltarsi dall’altra parte e lasciare che il male agisca indisturbato. 

La «macchina del fango» è una possibilità, una possibilità funesta insita nelle moderne società complesse. Il recente scandalo scoppiato attorno al magnate Rupert Murdoch, con tutte le differenze del caso, dimostra che non è certo un’anomalia nostrana.

Il metodo è stato ampiamente collaudato durante le grandi dittature del XX secolo, ma è durante il periodo repubblicano, che in Italia abbiamo conosciuto la prima grande  operazione di disinformazione, all’epoca della repressione della primavera ungherese.

Alessandro Frigerio, narrandoci i fatti di Budapest del  ‘56 e del fraterno abbraccio del Cremlino, ci spiega l’atteggiamento che in quella tragica vicenda tenne il PCI (e l’industria editoriale a esso collegata) avviando un’opera di capillare disinformazione, tacendo alcuni fatti, falsificandone o distorcendone altri, organizzata con la complicità di tutte le sue più autorevoli testate.

Attingendo alle pagine de «l’Unità» e di periodici come «Rinascita», «Vie Nuove», «Nuovi argomenti», «Ragionamenti», «Realtà sovietica» e «Mondo Operaio» (rivista vicina al PSI),  Frigerio ricostruisce la «macchina del fango» allestita a Botteghe Oscure, evidenziando non solo i dispositivi concettuali che la resero così efficiente, ma anche il costante alimento fornito dal conformismo dottrinale di direttori, giornalisti e intellettuali di partito, pronti a mettere l’informazione al servizio dell’ideologia e questa al servizio della delegittimazione della rivoluzione ungherese. Una antologia della diffamazione gratuita su fantomatici infiltrati reazionari alla guida della rivolta, di falsità spudorate sui crimini della «controrivoluzione», di accuse agli intellettuali ungheresi per non aver saputo far propria la logica totalitaria della «critica costruttiva», e agli operai magiari per la loro scarsa coscienza di classe.

Ad otto mesi dalle elezioni, la «macchina del fango» si è messa in  moto, direttori e giornalisti di partito, sono già pronti a mettere l’informazione al servizio del padrone.

Gli epigoni di Goebbels, non sono mai mancati.

 

1)      Aldo Forbice, Giancarlo Mazzuca, I Faraoni. Come le mille caste del potere pubblico stanno dissanguando l'Italia. Piemme, 2009, pag. 262.

2)      http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Economia/Angelucci-confermata-multa-Agcom-contributi-Libero-Riformista/17-04-2012/1-A_001429966.shtml

3)      La Commissione Consultiva sull'editoria presso la Presidenza del Consiglio, preso atto della sanzione comminata dall'Agcom, ha stabilito che i due quotidiani dovranno restituire i circa 43 milioni di euro di contributi percepiti negli anni 2006-2010. - Matteo Bartocci, «Feltri e Riformista senza contributi pubblici»

 

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