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Inaugurata l’Italia a due velocità: pubblicato il decreto sulla spending dipiù

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Inaugurata l’Italia a due velocità: pubblicato il decreto sulla spending dipiù

 

 

 


Con la creazione delle città metropolitane (Reggio Calabria è tra queste ma ha solo 186.000 abitanti: evidentemente ha politici che contano) si può dire inaugurata l'Italia a due velocità. Le aree metropolitane infatti, avranno nuovi poteri e nuovi fondi da spendere. Queste corrisponderanno alle provincie soppresse di cui erano capoluogo.

Il sindaco della città metropolitana, diventa di diritto anche sindaco dell’area metropolitana, sempre che nello Statuto non si stabilisca altro (eleggerlo a suffragio universale, escludendo l'automatismo). A ogni modo, qualunque sia il meccanismo, alla fine un unico sindaco guiderà due diverse amministrazioni: quella del proprio Comune e quella dell'area metropolitana. Alla quale verranno attribuite tutte le funzioni della Provincia abolita, dalla pianificazione territoriale e delle reti infrastrutturali alla viabilità e mobilità fino alla promozione dello sviluppo, ma anche patrimonio e risorse umane, strumentali e finanziarie.

La città metropolitana si trasforma, in sostanza, in una sorta di ente di secondo livello, organizzato con un proprio consiglio (composto da 10 a 16 membri eletti tra i sindaci dei comuni incorporati) e un vicesindaco.  

Le ex provincie non facenti parte di queste aree invece, avranno solo competenze nella pianificazione della viabilità, mobilità e ambiente e saranno rappresentate da un presidente senza né giunta né consiglio. Tutte le altre funzioni delle ex provincie, dalla formazione alla gestione del lavoro, dal patrimonio alle risorse umane, agli strumenti finanziari a favore del territorio, saranno di competenza delle regioni. La regione Toscana, per verificare l'operato delle provincie in tema di trasporti, ha messo infatti a bilancio ben 900mila euro per il servizio di supporto alla valutazione della qualità dell’offerta del trasporto pubblico locale. Non male come importo per supportare una valutazione.  

I sindaci delle città metropolitane, oltre a giustamente esultare, hanno già cominciato a battere i piedi, anzi, a battere cassa. Occorrono più finanziamenti e più forza lavoro. Ha dichiarato Michele Emiliano sindaco di Bari: «Di sicuro non sarà possibile trasferire tutto al comune capoluogo, i cui uffici non sono materialmente attrezzati e il personale certamente insufficiente. E poi bisognerà discutere sulle forme di elezione: elezione diretta piuttosto che di secondo grado. Io sono favorevole a questa seconda possibilità. Non è ipotizzabile un suffragio universale esteso a tutti i residenti della provincia». Chissà perché…

Che le Province andavano riordinate, era previsto e prevedibile, ma fare un pilatesco taglia e cuci delle realtà locali, non elimina alcuna casta di privilegiati, né taglia spese che sono già state ridotte al minimo. Semmai si taglieranno i servizi ai cittadini. Anzi, la creazione delle nuove provincie metropolitane, e la desertificazione incombente sul rimanente territorio, è il presupposto per nuovi sprechi di denaro pubblico e per la nascita di una Italia a due velocità, che sarà diversamente rappresentata e diversamente amministrata.  Non è un caso che sindaci e presidenti delle provincie metropolitane esultino, mentre gli altri, anche quelli delle provincie che restano, si disperino. Avvertono cioè palese il rischio di una ulteriore marginalizzazione ed abbandono dei territori al di fuori dall'aree metropolitane, che rischiano tra l'altro, di causare una ridefinizione dei confini regionali, sulla base di parametri decisi non si sa da chi e su quali basi.

Il decreto varato da Monti non è altro che fumo negli occhi di un’opinione pubblica che giustamente vuole dire basta agli sprechi: peccato che andavano cercati altrove. 

Mi sia concessa una provocazione: a questo punto, visto che si vuol parlare di risparmio, sarebbe giusto valutare l'idea di accorpare l'intera Toscana, nell'unica area metropolitana fiorentina. Lentamente poi fare come Aosta, in cui regione e provincia si sono fuse in un unico ente. Realizzare nella pratica quella riforma a cui non si è voluto mettere veramente mano... 

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