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«IL MISTERO DELLA LOGGIA PERDUTA». Massoneria, Esoterismo e Omicidi

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«IL MISTERO DELLA LOGGIA PERDUTA». Massoneria, Esoterismo e Omicidi

Intervista a Matteo Bortolotti. Un lettore è un tizio curioso che fa il 50% del lavoro che lo scrittore gli ha tracciato su carta. Uno scrittore è un tizio che con grandi bugie dice piccole verità

 

Il morto ammazzato, per ben tre volte, è il maggiordomo! Il che, se vogliamo, ribalta tutti gli stereotipi del thriller classico. Il detective ha un’improbabile giacca verde e si infiltra nelle indagini per aiutare un amico a nascondere la sua malattia, una di quelle che non ti permetterebbero mai di risolvere un mistero in cui serve lucidità mentale, capacità intuitiva e buona analisi della realtà. Lo scrittore, Matteo Bortolotti, è anche il detective protagonista del romanzo Matteo Bortolotti. Entrambi, chi con la penna in mano chi in sella ad una moto guidata da un personaggio scapestrato ed irresistibile, giocano con gli esoterici indizi lasciati da Giovanni Pascoli: il poeta massone iscritto alla Loggia “Rizzoli”.  Ma Pascoli ha scritto gli indizi  dopo “morto” e come testamento rituale per aderire ad una nuova Loggia e gli indizi vanno rincorsi in una sola mattina in una  Bologna occulta con l’aiuto di amici come Zio Morte, Carne e Godzilla. In fretta… perché è  il 24 Giugno (ricorrenza di San Giovanni Battista e giorno magico legato al Solstizio) e proprio alle ore 12 si aprirà l’ingresso alla misteriosa Loggia dei Morti. Ed è necessario arrivare prima dell’assassino! Ironico, scanzonato, dissacrante, divertente, colto. Un bell’evento letterario che sa giocare con gli stili, gli stilemi e gli stereotipi ribaltandoli od esaltandoli. Il protagonista parla con i lettori richiamando alla memoria la flemma di Ellery Queen e le ossessioni di Poirot ma non tralascia mai di lasciarli sospesi sul mistero. Da leggere per ridere, per riflettere, per ispirarsi e per farsi venire la voglia di fidarsi della promessa dell’Autore che le avventure di Matteo Bortolotti continueranno. E a tutti voi Grande Cocomero!

Il link al sito dell’Autore (qui )

Matteo Bortolotti nasce a Bologna nel 1980. Inizia a scrivere a 18 anni. La passione per la “narrazione” è accompagnata dall’attrazione per lo studio della mitologia, della simbologia, della religione e della psicologia. Nel 2004 diventa segretario dell’Associazione Scrittori di Bologna (il cui attuale presidente è Carlo Lucarelli). Nel 2005 pubblica il suo primo romanzo «Questo è il mio sangue» con Mondadori e nel 2010 esce con un esperimento letterario edito da Castelvecchi, «Emilia Romagna Misteriosa», una guida ai misteri dell'Emilia Romagna. Come scrittore-sceneggiatore lavora per RAIDUE alla serie “L’Ispettore Coliandro” di Carlo Lucarelli (in un episodio partecipa anche con un cameo role). In televisione ha partecipato come opinionista ed esperto per alcune trasmissioni che si occupano di cronaca nera (e non raramente viene coinvolto formalmente ed informalmente in indagini che riguardano i crimini dell’occulto). 

INTERVISTA

Laura – Per diventare lo scrittore che sei diventato a chi ti sei ispirato ma, soprattutto, qual è l’episodio della tua vita al quale ti piace attribuire la responsabilità di essere diventato romanziere?

MATTEO – Ah. Oh. Ho sempre voluto raccontare storie, da quando ero piccolino in cui mettevo in scena piccole avventure coi “Lego”, pensando a tutto quello che c’era dietro ai vari personaggi, a cosa sarebbe successo dopo, a quale invenzione nuova avrei dovuto dar spazio per rendere il gioco divertente. Spesso mi rivolgevo a un pubblico immaginario e raccontavo quelle storie. Avevo 6 anni. Ed ero già dissociato. Poi col tempo ho provato il fumetto, ma disegno malissimo. Ho provato la regia, ma non avevo i mezzi. A diciassette anni mi sono messo a riscrivere i miei romanzi preferiti. Tenevo la storia a grandi linee, e ci inserivo dentro i miei personaggi e le mie ambientazioni. Era facile. La responsabilità comunque è di Loriano Macchiavelli, che lesse un mio manoscritto e mi incoraggiò per primo. Prima di tutti gli altri.

Laura – Nel tuo romanzo citi alcuni Autori di thriller ad ambientazione storica (Alfredo Colitto, Carlo Martigli): quanto ha contato il contatto con loro nella scelta dello stile di scrittura e nei temi che tratti?

MATTEO – Zero. In realtà conta molto di più la loro amicizia: il mio vuole essere un bonario sfottò a un genere che sta avendo particolarmente successo. Lo stile che utilizzo è molto dialogico, quasi cinematografico, un pelo teatrale. Uno stile da giallo, da ombrellone, se vogliamo. Tutto il contrario del solito thriller storico. Devo dire però che Colitto, Martigli, Simoni, hanno dato linfa nuova a questo genere e freschezza stilistica al di là dello sperato. Sono un loro fan, oltre che un loro boriosissimo amico.

Laura – Il protagonista del tuo romanzo coincide con lo scrittore (curiosa e originale scelta stilistica). Matteo Bortolotti detective cos’ha che Matteo Bortolotti scrittore vorrebbe avere?

MATTEO – Be’, la sua capacità deduttiva da ‘autistico ad alto funzionamento’ è simile al mio Asperger, ma credo che gli abbia creato meno problemi. A essere sinceri io e l’altrome’ andiamo piuttosto d’accordo. Ci riteniamo entrambi molto fortunati. Abbiamo amici come quelli che vengono descritti nel romanzo, abbiamo entrambi vissuto belle avventure. Ecco, l’altrome’ ha visto e vedrà cose incredibili che io avrei voluto vedere allo stesso modo, sempre positivo. Invece, nella vita reale, i mostri fanno male.

Laura – Finché non vengono sconfitti! I personaggi del tuo romanzo sono tratteggiati in maniera precisa, intensa. Si ha la sensazione che tu li abbia tirati fuori dalla tua realtà quotidiana. E la loro descrizione prevede anche delle buone capacità di analisi psicologica. Sbaglio?

MATTEO – La psicologia è una mia passione da sempre. Mi ero iscritto a psicologia, ma avendo paura di frequentarla solo per guarire dalle mie psicosi non andai avanti con gli esami. Frequentai però in due anni quasi tutti i corsi fino al quinto anno. Poi continuai da solo, occupandomi di Psicologia del cambiamento, del linguaggio, dell’ipnosi, delle psico-truffe, del mentalismo… Molti personaggi di questa nuova serie sono veramente i miei amici di tutti i giorni. Il Carne, il Godzilla, Eugenio… Lo Zio Morte. Persino l’Ispettore Miglietta è un omaggio al vero Gianfranco Miglietta, un grande amico a cui ho voluto tanto bene. Un bravo poliziotto che voleva fare l’attore e che un giorno mi fece promettere che avrei scritto una parte per lui. Gianfranco se n’è andato, ma una promessa per me è ancora qualcosa di sacro.

Laura – Nel tuo romanzo precedente «Questo è il mio sangue» (2005) descrivi una Bologna cupa e periferica, piena di tensioni e di luoghi reali ed ideali da ricostruire. In realtà, leggendo i tuoi due lavori, viene da chiedersi se la differenza di stile sia in qualche modo un messaggio che vuoi dare ai lettori… o è solo una mia sensazione?

MATTEO – Lo è. Il noir ha passato il limite. Anche con «Questo è il mio sangue» ho voluto creare un’impostazione volutamente al di sopra del reale, il tono era più oscuro perché la storia e il protagonista lo imponevano. E quando Walter Maggiorani tornerà, continuerà ad avere quel tono. Tornerà quando secondo me ci sarà davvero bisogno di lui. Scrivendo una serie comico-grottesca come “L’Ispettore Coliandro” ho capito quanto sia importante anche fare ridere, oltre che giocare attorno al delitto. Il noir è diventato un genere di massa, e qualcosa non torna, perché se la sua funzione, come credo, è morale, non sta dando gli effetti sperati. Per questo sono tornato al giallo, perché ora è il momento di ristrutturare, di parlare del vizio ancora prima della violenza. Il vizio è l’anticamera dei mali della società.

Laura – Non sono ancora riuscita a leggerlo ma trovo molto intrigante il tuo libro «Emilia Romagna Misteriosa» del 2010. Tutti i tuoi scritti e tutto il tuo lavoro sembra concentrarsi su tre percorsi: il noir, il thriller e l’esoterismo… 

MATTEO – Sono sempre stato attratto dal lato oscuro della mente umana. Penso che studiarlo sia il miglior modo, per me, di combatterlo, venirci a patti, superarlo. Il thriller è la mia parte bambina. Mi piace l’idea di tenere le persone col fiato sospeso, anche solo nel gioco di scoprire chi è stato ad ammazzare qualcuno… Il mistero poi è sempre stata la mia guida. Il dubbio una specie di regola. Un dubbio buono, di quei dubbi che non diventano un dogma. Mi piace dare fiducia ai misteri, entrarci dentro, esplorarli dal punto di vista di chi ci crede e trarne la conclusione. Tenerne sempre in tasca un po’ di suggestione. Studio esoterismo e occultismo da molti anni. Quando ero piccolo volevo fare il mago, da grande. Così ho letto cose che ho capito solo più avanti. Eliphas Levi, Ermete Trismegisto, Marsilio Ficino… Sono diventato una specie… di esperto, ma senza pretese. In «Emilia Romagna Misteriosa» per esempio ho raccontato 52 casi incrociando l’idea di una guida e quella di un’antologia. 52 misteri realmente documentati, 52 brevi racconti che si ispirano a quei misteri. Racconti di ogni tipo.

Laura – Cos’è un lettore? E cos’è uno scrittore?

MATTEO –  Un lettore è un tizio curioso che fa il 50% del lavoro che lo scrittore gli ha tracciato su carta. Uno scrittore è un tizio che con grandi bugie dice piccole verità.

Laura – Ci consigli un libro? Uno di quelli che consideri irrinunciabili nella vita di un lettore.

MATTEO – «Il Piccolo Principe». C’è molto di misterioso, là dentro. Di quelli meno letti, potrei consigliare «Finzioni» di Borges o «Io sono leggenda» di Matheson.

Laura – Adesso un gioco. Io ti scrivo una frase che costituisce un ipotetico incipit. Tu dovresti continuarla. «C’era una luce strana quella mattina, come se facesse fatica a superare un immaginario ostacolo…»

MATTEO – «C’era una luce strana quella mattina, come se facesse fatica a superare un immaginario ostacolo. Il velo della notte sembrava essere sopravvissuto all’alba e le cose tutt’attorno conservavano un colore tenue, come se trattenessero ancora il buio dentro di loro. E il buio era quello che sentiva dentro la ragazza, camminando sull’asfalto a piedi nudi, graffiati, dopo la corsa senza sosta. Le cose del mondo, quella mattina, sembravano conoscere la verità, sembravano volerla avvertire che non li aveva seminati.»

Laura – Grande Cocomero! Ah… grazie anche per l’omaggio che nel tuo romanzo fai ad alcuni grandi cantautori italiani!

Matteo – Grazie a te! E grazie a Lucio (ndr. Dalla), con cui ho avuto l’occasione di lavorare per una colonna sonora di un film che ho scritto. Grazie per tutto l’affetto immediato che sapeva trasmettere! Ciao a tutti!

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