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Agenti di Polizia, ma non per diritto divino. Il caso Aldovrandi e il popolo italiano

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Agenti di Polizia, ma non per diritto divino. Il caso Aldovrandi e il popolo italiano

Su Facebook uno degli agenti insulta la madre di Aldovrandi : il ministro Cancellieri indignata promette sanzioni. Nessuno deve ritenersi al di sopra della legge, nemmeno chi indossa la divisa da difensore della legalità

 

 

In una azienda privata, un dipendente che costa alla propria ditta due milioni di euro di risarcimento danni, altrettanto di spese processuali e che viene condannato a 3 anni e mezzo di carcere per abuso di potere in tutti i gradi di giudizio possibili, secondo voi che provvedimenti provocherà ? Non verrebbe forse chiamato a rispondere del danno provocato, con il proprio patrimonio personale, lo stipendio, il TFR ed infine licenziato?

Non si riesce a capire perché i poliziotti che hanno ucciso, o che (seguendo la loro strategia difensiva) non sono riusciti ad impedire che morisse, un ragazzino di 18 anni che in quel momento era nelle loro mani, non debbano  comunque considerarsi dei falliti nel loro compito principale: la difesa della legalità e della vita umana. Hanno fallito nel ruolo che erano chiamati a ricoprire con le loro divise e hanno creato un danno alla collettività e alla fiscalità generale, ma nonostante ciò sono ancora al loro posto di lavoro, a ricoprire un ruolo per cui sono stati dichiarati incapaci da ben tre gradi di giudizio e quindi in modo definitivo e senza appello. Questo modo di difendere corporativisticamente anche chi sbaglia e provoca danni, non sarebbe ammissibile in nessun paese al mondo. 

Hanno certamente tutti i diritti di rifarsi una vita, hanno diritto di ricostruirsi una nuova esperienza lavorativa, di mettere a frutto la loro grande esperienza, ma certamente non nella Polizia di Stato. L’imbarazzo in cui hanno messo questa grande istituzione, il fango che hanno gettato nei colleghi che ogni giorno rischiano la vita per difendere i cittadini e la legge, fanno apparire la loro permanenza nel corpo assolutamente incompatibile.  E’ in gioco la dignità di questa istituzione, è in gioco la dignità di tutti i ragazzi che sono morti nella difesa del diritto e dello stato: cambiare lavoro è una catarsi personale, una rinascita sociale, ma anche una forma di rispetto  per la Polizia di Stato.

Scrive la mamma di Aldovrandi: ''Questi individui continuano a sostenere che hanno agito bene. E' qualcosa di pericoloso che mi spaventa, come mi fa paura che l'associazione Prima difesa, tuteli queste persone. Ma cosa vorrebbero, che gli venisse riconosciuta la licenza di uccidere?''

Finora l’ istituzione e la politica non sono intervenute per applicare sanzioni disciplinari: per viltà e per codardia, per piaggeria o per interessi elettorali, ma adesso è il momento che ciascuno dica una parola chiara e prenda le distanze che la situazione merita.  E oggi finalmente è intervenuto il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, che ha definito "vergognose e gravemente offensive" le parole di Forlani ed ha disposto "l'immediato avvio di un procedimento disciplinare per sanzionare l'autore del gravissimo gesto". 

Questa volta pare senza usare il condizionale 

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