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L'alchimia di vita di Massimo Triolo

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L'alchimia di vita di Massimo Triolo

Massimo Triolo, poeta aretino, torna in libreria con una nuova raccolta: “In ritardo sulla scena”, edizioni Akkuaria.

 



Nella sua poetica vi è la cogente consapevolezza di una visione del reale e del circostante percepito attraverso il prisma delle proprie emozioni; e il suo mondo, quello che egli ha dentro e vive con gli occhi della mente e dello spirito, ne travalica i confini. È il leitmotiv, il filo che unisce e che lascia intravedere la ricerca nostalgica di sé e del suo universo interiore.

«Quel che ho/nel sogno l’ho posseduto;/e quel che abitai/mai lo colsi alla presenza mia».

Il tono delle poesie è talvolta agro, talvolta pervaso di dolcezza, e il disincanto e la rabbia delle precedenti creazioni dell’autore, lascia qui il posto a un più posato scandaglio interiore e a un’osservazione più attenta e meno altera del circostante; in queste liriche, l’espressione poetica si fa strumento di un atto quasi demiurgico di creazione di contesti, angoli visuali, scene di vita, umori, che a partire da un raggio spesso apparentemente distante dall’esperienza viva, rimangono sostanza dell’animo del poeta, e frutto di una profonda rielaborazione di intime riflessioni e moti dello spirito che hanno accompagnato il corso di un intero anno del suo recente percorso.

Massimo Triolo, ha già al suo attivo tre pubblicazioni: “Ratafià”, raccolta di racconti da lui stesso illustrati, editi da Ibiskos Editrice (1996); “Due chiacchiere con il diavolo”, raccolta di poesie edite da Editrice Zona (2005); “L’Autore, il pierrot e il gatto nella scatola”, raccolta di poesie edite da Statale11 Editrice (2010).

Le liriche delle due raccolte precedenti si presentavano dense, corpose, spesso di difficile approccio, dove i molti elementi compositivi convergevano in un succedersi quasi ipertrofico di temi, simboli, echi e suggestioni culturali ed emotive. Una delle tematiche ricorrenti era un oscuro principio d’indeterminazione presso le questioni fondamentali della vita, una zona crepuscolare e incerta, in cui seppure si corra con logica sul filo dei giudizi di valore, il cui strumento principe è il soppesare, non si perviene mai a soluzioni certe o a connotati di senso che comportino direzioni univoche. Sovente, queste narrazioni, erano lo sforzo compiuto da tutta una galleria di personaggi eterogenei fra loro, per dialogare, confrontarsi, interloquire, con un ipotetico ascoltatore – o interrogarlo ed esserne interrogati entro un ideale circolo ermeneutico – “narratizzando” il proprio vissuto in una sorta di fabula autocritica, che rendesse ad esso ragioni e forma compiuta; ma anche questo conato, fosse esso carico di pathos o pervaso di distanza, non giungeva ad alcunché di certo e definitivo; anzi, il più delle volte inciprigniva paura, incertezza e dolore, invece di esserne balsamo. Questo gesto di sperimentazione, ha potuto avere per risultato delle semplici sospensioni, o il decantare di un elemento nell’altro, ma lo spettacolo più interessante, è quando si è assistito a una vera e propria reazione – reazione che qui, scollinando il linguaggio tecnico delle chimiche, potremmo definire un’alchimia di vita.

“In ritardo sulla scena” è già presente nei maggiori siti di vendita online, alla libreria Mondadori e alla Feltrinelli di Arezzo. 

 

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