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Il punto sull'economia in Italia. All' Hotel Minerva il senatore Nicola Rossi

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Il punto sull'economia in Italia. All' Hotel Minerva il senatore Nicola Rossi

Monti ha fatto nel breve tutto il necessario per tirarci fuori dai problemi contingenti e da una situazione particolarmente grave, scegliendo gli strumenti sbagliati, usando le entrate invece che i tagli di spesa e tralasciando del tutto il capitolo della cessione di beni di proprietà dello Stato

 

Nicola Rossi senatore del gruppo misto (eletto nel Pd) economista, e presidente dell’Istituto Bruno Leoni, vivace pensatore liberale, davanti ad una attenta platea di aretini, ha spiegato il suo punto di vista sulla crisi economica che l’Italia e l’Europa stanno attraversando e su tutto quello che è rimasto da fare e senza il quale non ci spostiamo dall’orlo del baratro in cui siamo ormai da tempo posizionati: meno tasse, più tagli alla spesa, riforme strutturali.  Secondo il senatore Rossi infatti, la crisi non è alle nostre spalle. Di momento in momento stiamo attraversando fasi diverse. Davanti abbiamo ancora dei momenti che possono essere molto gravi: il presidente del consiglio Monti, ha fatto nel breve tutto il necessario per tirarci fuori dai problemi contingenti e da una situazione particolarmente grave, scegliendo gli strumenti sbagliati, usando le entrate invece che i tagli di spesa e tralasciando del tutto il capitolo della cessione di beni di proprietà dello Stato.

Se avessimo cominciato a farlo a dicembre, ha spiegato Rossi, oggi ne vedremmo già i benefici. D’altra parte ogni intervento sulla spesa pubblica tocca interessi particolari.

Secondo il rapporto del ministro Giarda sulla revisione della spesa, oggi si riconosce che ci sarebbero margini molto significativi di intervento sulla spesa. Invece continuiamo a vivere in un paese che apporta due modifiche “al giorno” alle leggi tributarie, che preleva denaro dal popolo italiano applicando 270 imposte diverse, che in 10 anni ha modificato oltre 1.000 (mille volte) il T.U sulle imposte.  Un paese dove il canone Rai non è un canone ma un tributo, dove l’avviso di accertamento di un esattore delle imposte è immediatamente esecutivo, ove chi escute il credito (Equitalia) dipende direttamente da chi lo reclama (l’Agenzia delle Entrate). Viviamo in un paese che paga l’aggio all’esattore delle imposte sul contenzioso che riesce a realizzare contro i cittadini e che perciò sono considerati evasori “ante litteram”.  

È chiaro che aumentare le tasse è sempre la soluzione più facile, mentre cedere i beni di proprietà pubblica intacca interessi molto seri. Ma la situazione italiana è massimamente colpa degli italiani. Sono vent’anni che la classe politica italiana sa cosa dovrebbe fare e sono vent’anni che si rifiuta di farlo. In parte è ancora vero:  la spending review è stata avviata nel 2007 e dopo cinque anni siamo ancora qui a chiederci come farla. Di privatizzazioni ne abbiamo fatte alcune negli anni Novanta e poi le abbiamo completamente dimenticate. Per quanto riguarda le riforme strutturali, abbiamo cercato di fare qualcosa nei primi mesi dell’anno ma siamo ancora molto al di qua di quello che servirebbe. Anche la UE ha le sue responsabilità: con colpevole ritardo è stata compresa la gravità della situazione greca; con colpevole ritardo oggi si comprende che la via giusta non può che essere portare a termine l’unità politica dell’Europa; con colpevole ritardo comprendiamo oggi che le scelte del 2003 che consentivano a Germania e Francia di sforare i parametri di Maastricht sono le stesse che hanno consentito la degenerazione della situazione greca.

Secondo il senatore Rossi dobbiamo chiedere a ogni paese di mettere se stesso in sicurezza con tutte le attività domestiche possibili. Ma simultaneamente deve essere chiaro che la risposta di fondo alla situazione in cui ci troviamo associa l’unione monetaria con l’unione politica. Unione fiscale, per cominciare, e poi unione politica. Ma la pressione in Italia scenderà solo tagliando la spesa. E trattando gli italiani un po’ più da cittadini e un po’ meno da sudditi 

 

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