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Bibbiena, controlli sui pazienti dell’oncologia per una ipotesi di infezione da “batterio bovis”

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Bibbiena, controlli sui pazienti dell’oncologia per una ipotesi di infezione da “batterio bovis”

Tre persone (già curate e in via di guarigione) hanno contratto la malattia negli ultimi mesi. L’azione della Igiene Pubblica per compiere accertamenti a tappeto

 

 

BIBBIENA - Oscillano fra i 20 e i 30 all’anno i casi di tubercolosi che si manifestano ogni anno nella nostra provincia. E se l’unità operativa di Malattie Infettive è quella deputata alla cura di questa malattia, spetta poi al servizio di Igiene Pubblica della Asl l’intervento a tutela della popolazione in occasione di ogni  segnalazione di persona colpita da questa infezione.

Un lavoro in tandem, che mira anche a ricercare i focolai, le cause, l’origine di questa malattia oggi curabile, ma che resta sempre importante e soprattutto porta con se paure ataviche per possibili epidemie.

Timori che oggi la sanità può scongiurare grazie alla adozione di protocolli di interventi mirati e scientificamente validati nella loro efficacia.

E’ proprio l’igiene pubblica della Asl che in queste ore sta stilando un elenco di cittadini che saranno chiamati ad effettuare un controllo (attraverso una visita generale e l’esecuzione della Mantoux), per accertare se qualcuno di loro ha contratto questa forma infettiva. Una azione preventiva che sarà attuata in Casentino, fra i pazienti che frequentano per curarsi il Day Hospital Oncologico. Il motivo è presto detto: gli specialisti delle Malattie Infettive di Arezzo stanno valutando una ipotesi di relazione fra i 3 pazienti provenienti da Bibbiena tutti affetti da tubercolosi con “batterio bovis”, una delle forme ormai meno diffuse nei paesi occidentali. Tutte e tre le persone, va detto subito, sono in cura e sono sulla via della guarigione.

Il “batterio bovis”, modificato a scopi terapeutici, si trova in una sostanza che viene comunemente utilizzata per la cura di soggetti oncologici.

L’ipotesi (ma si stanno eseguendo ancora degli accertamenti) è che le tre persone in cura, essendo tutte immunodepresse per le terapie contro le neoplasie, possano essersi infettate in questo percorso.

Di fronte a questa ipotesi la Direzione Sanitaria ha immediatamente adottato le opportune misure, con una completa sanificazione dei locali utilizzati per queste cure (misura precauzionale), e la consueta attivazione dei controlli su quelle fasce di popolazione che possono aver avuto dei contatti (in questo caso gli altri pazienti, i loro accompagnatori e il personale sanitario di quel reparto ospedaliero). Procedure standard, che seguono precisi e definiti protocolli.  

Negli ultimi dieci anni il sistema è scattato spesso nella nostra provincia, anche se meno rispetto alle altre: 4,9 ogni 100.000 abitanti contro una media regionale di 7,6.

Appena superiore il numero dei maschi rispetto alle donne (55% contro 45%) e ad essere colpiti quasi sempre soggetti adulti. Rarissimi i casi di bambini piccoli.

“Il nostro Paese ha avuto un “buco” nella prevenzione - spiega Marcello Caremani, Direttore del dipartimento di Medicina Specialista e Primario delle Malattie Infettive della Asl 8 - con la soppressione negli anni novanta dei dispensari antitubercolari. Adesso, da qualche anno, la situazione è stata recuperata con la presa in carico del problema da parte del servizio di Igiene Pubblica, che con competenza, strumenti adeguati e grande professionalità interviene con la adeguata profilassi ad ogni insorgenza della malattia.”

 

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